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The Orville 1×01: Vecchie ferite – Recensione

Dopo una lunga attesa, anche The Orville raggiunge il nostro palinsesto televisivo, approdando su FOX. La serie TV ideata da Seth McFarlane è stato nei mesi scorsi presentata come un omaggio in chiave ironica a Star Trek, mettendo a paragone le avventure dell’equipaggio guidata dal capitano Mercer con l’ultimo capitolo della saga di Gene Roddenberry, Star Trek: Discovery.

Al centro del contendere c’era il dubbio su quale delle due serie potesse rappresentare una degna erede del fascino di Star Trek. Non starò a perdermi nel confronto tra queste due serie TV, perché rappresentano due modi diversi di intendere la fantascienza, a maggior ragione se legata al mito di Star Trek: Discovery segue, in modo moderno, le vicende della Federazione mentre The Orville si concentra su una visione più divertente e ironica del mito dell’esplorazione spaziale, scegliendo uno stile visivo che si avvicina maggiormente ad un altro prodotto parodistico, Galaxy Quest.

The Orville arriva sui nostri schermi con il suo primo episodio, Vecchie ferite

Stilisticamente, The Orville paga pegno a Star Trek. McFarlane, creatore della serie e interprete del capitano Mercer, non ha mai fatto mistero di esser un trekkie adorante, e già il primo episodio, Vecchie ferite, rende chiaro come l’influenza del mondo di Star Trek sia palpabile. L’ambientazione principale della serie ricorda molto la Federazione e la Flotta Stellare, una sensazione che McFarlane sceglie di costruire sfruttando anche una memoria visiva nel trekker più incallito.

Aiutato in questo episodio da Jon Favreau come regista, The Orville mostra nelle scene iniziali alcuni dei momenti tipici delle inquadrature del canone classico di Star Trek. Le riprese che ci presentano il comando di flotta ricordano per impostazione quanto visto in pellicole cinematografiche di Star Trek, con un picco emotivo quando Mercer e Malloy arrivano sulla Orville con una navetta, parodiando Kirk e Scott al loro arrivo sull’Enterprise nello Star Trek di Robert Wise. Nella visione complessiva, tecnologica e stilistica, l’ispirazione sembra arrivare invece da serie più recenti, come The Next Generation o Enterprise.

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La sensazione di aver a che fare con una dimensione molto vicina a quella trekkie arriva anche dall’equipaggio multietnico e da certe dinamiche che The Orville cerca di mutuare dalla serie con protagonista Kirk. Gli ufficiali di plancia di Mercer tendono a rivestire un’eco di quelli immaginati da Roddenberry, ma riescono a seguire il lato divertente tipico delle produzioni di McFarlane.

Per quanto si voglia trovare in The Orville una profonda attinenza a Star Trek, la presenza del mito della serie TV fantascientifica più amata di sempre rimane legato ad una semplice ispirazione per McFarlane. Il tono ironico, volutamente comico, spinge questo primo episodio su binario che tende presto a staccarsi da Star Trek per addentrarsi maggiormente nel registro comico.

L’idea di mettere come primo ufficiale di Mercer l’ex moglie Kelly Grayson (Adrianne Palicki) è il primo segnale di una volontà di voler creare un dinamismo tra i personaggi inconsueto. Se a questo aggiungiamo un ufficiale di plancia, Isaac, appartenente ad una razza notoriamente xenofoba e una serie di personaggi decisamente fuori dalle righe, tutti gli ingredienti per una serie scoppiettante sembrano presenti.

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La vera sfida di The Orville è riuscire a vincere questa sua assonanza con Star Trek per costruirsi una caratura propria. McFarlane nel ruolo di Mercer sembra divertirsi e voler divertire, creando dei siparietti comici riusciti, ma che sono costretti a trovare una dimensione più ampia dal punto di vista della trama per mantenere il loro fascino. La concezione della missione esplorativa della Orville può esser un ottimo spunto per creare delle avventure che offrano sia spazi comici che una dimensione narrativa più approfondita. Il finale di Vecchie ferite sembra già lasciare allo spettatore la sensazione che ci siano piccoli segreti che possono dare vita a delle future rivelazioni ad effetto.

Il primo episodio di The Orville, come ogni buon pilot, ha il compito di introdurci a questa ambientazione, mettendo in mostra solo alcuni aspetti di questa serie TV. Personalmente sono dell’idea che McFarlane debba riuscire a scindere il suo lato emotivo legato alla passione per Star Trek in favore di una scrittura più libera, che possa parodiare o citare la serie di Roddenberry, ma che abbia l’ardire di ideare trame che portino gli spettatori là dove nessuna serie è mai giunta prima.

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