Designated Survivor 2×08: A casa – Recensione

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Dopo qualche puntata non proprio emozionante, la visione di Designated Survivor, il serial Netflix con protagonista Kiefer Sutherland, ha avuto un lieve scossone con il nuovo episodio, A casa. Parte del merito potrebbe essere anche l’aver saltato una settimana di programmazione da Legami di famiglia, una sosta che ha aiutato ad assimilare meglio quei difetti che stavano diventando piuttosto evidenti all’interno della serie.

A casa si presenta come un parziale ritorno alle atmosfere più tipiche di Designated Survivor, senza perdere quel tocco di esagerazione tipico di un serial che richiede una discreta dose di sospensione dell’incredulità da parte dello spettatore. Il protagonista rimane sempre Kirkman, ma la scena viene sapientemente divisa in due location, Casa Bianca e Afghanistan.

Designated Survivor torna su Netflix mostrando Kirkman impegnato in una delicata missione

La parte domestica della storia di Designated Survivor è focalizzata su Seth Wright, che per gran parte dell’episodio viene costretto ad affrontare una speciosa accusa di detenzione di stupefacenti, in seguito al fermo di un agente, durante il quale nella sua auto sono state trovate numerose compresse di un medicinale registrato in una black list.

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La posizione di Seth è delicata, in quanto il suo ruolo nello staff di Kirkman potrebbe trasformare questo incidente in un vero imbarazzo per l’amministrazione. A questo si aggiunge la sua relazione con Emily Rhodes, nominalmente sua superiore, che deve rispondere anche del suo operato al Presidente. Questa parte dell’episodio è curata con attenzione, facendo leva sul piano emotivo di tutti coloro che sono coinvolti, la cui soluzione finale è anche la rivelazione della verità sull’accaduto. Se da un lato il comportamento di Seth è comprensibile e anche ammirevole, dall’altro diventa una difficoltà nel suo lavoro, visto che la carica che riveste ammette una sola fedeltà: quella al Presidente.

Un Presidente che in questo episodio è volato nientemeno che in un avamposto militare americano in Afghanistan. Viaggio assolutamente riservato, questa missione di Kirkman mira a scoprire chi delle due fazioni sul territorio afghano abbia dato in passato asilo al suo presunto avversario, Lloyd.

Designated Survivor ha fatto di Kirkman il presidente che tutti vorremmo ma che nessuno avrà mai, e il volto gioviale di Kiefer Sutherland ormai è la perfetta incarnazione del personaggio. In alcuni degli ultimi episodi era diventato lievemente macchiettistico, ma con A casa Kirkman riesce a recuperare parte del suo fascino, sia per la recitazione di Sutherland che per come il Presidente si relazione con soldati e potenziali alleati.

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La caratura personale di Kirkman è da sempre il fiore all’occhiello di Designated Survivor, e in A casa ricompare quel tono umano che si era un po’ perso. Kirkman non è solo il risoluto capo di stato che tratta con ostili capi tribali, ma è anche (nuovamente) il pacato uomo che riesce ad affezionarsi ad un vecchio cuoco dell’esercito, con due o tre scene toccanti, emozionanti.

Dopo due episodi piuttosto carenti nel ritmo e nella sostanza, Designated Survivor torna a mostrare un po’ di carattere e a far bene sperare nei prossimi due episodi che ci accompagnano al mid season finale poco prima di Natale.

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