Spazio: scoperto un buco nero fluttuante che vaga nella galassia

buco nero fluttuante

Dopo la conferma dell’esistenza di Sagittarius A*, il buco nero che si trova al centro della Via Lattea, un altro di questi affascinanti – e per certi versi ancora misteriosi – oggetti celesti si prende la scena delle scoperte scientifiche, visto che gli astronomi potrebbero aver scoperto un buco nero fluttuante da qualche parte nella nostra galassia.

Si tratta della prima volta che viene individuato un simile corpo celeste, scoperta che è stata possibile grazie al cosiddetto microlensing gravitazionale. Si tratta di una tecnica che permette di osservare indirettamente i buchi neri tramite le forti distorsioni che il campo gravitazionale di questi oggetti supermassivi provocano sulla luce emessa da una stella.

All’inizio di questo mese di giugno il team di ricercatori dell’Università della California di Berkeley, guidati da Casey Lam e Jessica Lu, hanno pubblicato uno studio riguardante l’esistenza di un buco nero in movimento che, però, potrebbe essere anche una stella di neutroni.

Infatti i ricercatori hanno stimato la massa di questo oggetto invisibile ed errante compresa tra 1,6 e 4,4 volte quella del nostro Sole e, poiché una stella a fine vita per collassare in un buco nero dovrebbe dovrebbe avere una massa almeno 2,2 volte quella del Sole, il dubbio sulla reale natura dell’oggetto osservato ancora persistono.

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Jessica Lu, professoressa associata di astronomia alla UC Berkeley, ribadisce come la scoperta del buco nero fluttuante rappresenti un passo importante verso la conoscenza e la futura individuazione di altri buchi neri:

Questa è la prima stella di neutroni o buco nero fluttuante scoperta con il microlensing gravitazionale. Grazie a questa tecnica siamo in grado di sondare questi oggetti solitari e compatti e pesarli. Penso che abbiamo aperto una nuova finestra su questi oggetti che non possono essere visti in nessun altro modo.

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‎La scoperta dei ricercatori dell’Università della California avrà ricadute importanti anche sulla determinazioni di quanti e quali buchi neri popolino effettivamente la Via Lattea, aiutando la comunità scientifica a comprendere meglio l’evoluzione delle stelle e, in particolar modo, la loro morte, momento cruciale legato proprio all’apparizione dei buchi neri. Tutto ciò potrebbe, inoltre, contribuire a gettare nuova luce sulle ipotesi circa i buchi neri primordiali, corpi celesti che i cosmologi pensano siano apparsi in grandi quantità poco dopo il Big Bang.‎

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