Il nuovo albo di Nathan Never mette al centro della storia Branko!
Capita che nella serialità di un personaggio ci si trovi di fronte a delle storie che hanno una radice profonda all’interno della vita editoriale di un eroe dei fumetti. Nathan Never vanta un quarto di secolo di storie, e quindi un solido background (non privo di qualche piccolo scivolone ogni tanto) da cui trarre ispirazione, magari rinforzando qualche aspetto lasciato indietro.
Sicuramente, all’interno di questo insieme di tematiche, rientrano i mutati. Esseri creati in laboratorio, sono stati usati per anni come veri e propri schiavi, fino all’arrivo dei più economici robot da lavoro, relegando questi servi al ruolo di pariah in una società che non ha più avuto bisogno di loro. In questi anni abbiamo conosciuto diversi mutati, alcuni che hanno saputo ricavarsi un posto nel nostro cuore (ho sempre adorato Sonny lo zoppo, lo confesso), altri hanno invece fatto una fugace comparsa, dando però sostegno al ruolo complessivo della razza mutata nel mondo di Nathan Never.
Un discorso a parte merita uno dei più cari amici del nostro Agente Alfa, Branko. Inizialmente un ‘nemico‘ della società degli homo sapiens, vero e proprio campione della propria specie, Branko è riuscito col tempo a trovare una nuova rotta per sé stesso e al contempo per i propri simili. Lo dico subito, i puristi della serie potrebbero sentire una certa assenza di Nathan Never, visto che la storia di Eccher mette Branko al centro dell’azione, vero protagonista dell’albo.
Chi è senza peccato… è un albo che si inserisce all’interno della saga dei mutati, approfondendo il vissuto di Branko, portando il lettore all’interno di una parte mai sufficientemente chiarito dai precedenti episodi riguardanti il mutato. Storie come Il mare della desolazione o I fiumi del cielo sono stati punti essenziali della crescita psicologica di Branko, ma è sempre mancato un tassello che motivasse alcune delle scelte prese dal personaggio. Eccher decide di mostrare come Branko sia passato da fervente fautore del Fronte di liberazione mutato a moderato, mostrando un episodio precedente a Il mare della desolazione.
Eccher utilizza in modo ragionato il flashback per alternare l’evoluzione della storia presente con il passato, un episodio costruito in modo astuto per sorprendere il lettore fino alla fine. La struttura narrativa, infatti, sembra portare la nostra mente in una direzione, identificando il ‘colpevole‘ salvo poi sorprenderci con un colpo di scena finale.
Branko è ovviamente il personaggio più curato. Fin dalla sua prima comparsa ha mostrato una complessità caratteriale affascinante, pariah che riesce ad emanciparsi da un passato violento e di asperità per diventare, in un certo senso, difensore degli oppressori della sua gente. In Chi è senza peccato… è l’occasione ideale per mostrare i tormenti interiore di Branko, diviso fra la sua nuova vita (fatta di dovere e amore) ed il passato, con dei mai sopiti rimorsi per aver ‘tradito’ i suoi fratelli, in nome di ideali più alti. Ma possono gli ideali essere un ostacolo per chi combatte per il diritto ad esser riconosciuti come esseri umani?
L’albo in questione è particolarmente solido sul versante psicologico e intimista, alterna la parte narrativa e action a momenti di introspezione, tentando di colmare i punti vuoti della saga dei mutati. Eccher ha colto questa sfida, a mio avviso riuscendo a dare ancora più spessore ad uno dei comprimari più interessanti della saga di Nathan Never.
Chi è senza peccato… ,al netto dell’appartenenza alla serie di Nathan Never, è una storia ben costruita, con una struttura narrativa ‘classica‘, visto il modo in cui si sviluppa, con la presenza di un villain-non villain, che viene dipinto come il cattivo per una serie di circostanze passate, espediente narrativo già visto in diversi casi. Dopo anni di letture e film visti si tende spesso a rivedere degli archetipi narrativi, difficilmente si rimane sorpresi da qualcosa di completamente nuovo. La bravura di uno sceneggiatore consiste anche nel sapere dare ad un qualcosa di già noto un nuovo fascino, adattandolo al singolo personaggio e rendendolo appassionante, in un certo senso ‘fresco‘. Eccher ha saputo trovare la chiave per ottenere questo risultato, e la ha trovata nelle figure di Goro e Branko, realizzando uno degli albi più emozionanti degli ultimi tempi.
Poca presenza di Nathan Never? Sicuramente. È per forza un male? Dipende. Personalmente, pur adorando l’agente Alfa, non mi dispiacciono albi in cui il protagonista lascia spazio ad altre figure del mondo ideato da Serra, Medda e Vigna. Lavori come Chi è senza peccato… o Paradiso perduto, il nuovo Universo Alfa in edicola in questi giorni, hanno il valore aggiunto di presentare aspetti diversi dell’ambientazione, dando maggior corpo e sostanza a tutto il contesto narrativo del mondo di Nathan Never. Nathan nella storia di Eccher compare in modo discreto, senza essere un deus ex machina all’ultimo momento, come accaduto in precedenza. La presenza di Nathan, in storie di questo tipo, dovrebbe essere giustamente sempre in secondo piano, in modo da non risultare ‘forzata‘ con un’azione risolutiva all’ultimo momento, ma, per quanto possa sembrare strano, passare da protagonista della serie a spalla. In questo modo si dona consistenza e spessore alla storia, senza vanificare la solidità della serie nel suo complesso.
I disegni di questo albo di Nathan Never sono firmati da Max Bertolini. Bertolini è un nome profondamente legato a Nathan Never (torna anche come copertinista del citato Paradiso perduto), ed il suo stile si sposa molto bene con i mondi futuri, come dimostrato con il suo recente Hangar 66. Oltre alla costruzione degli ambienti (ad esempio, tavola 10 con il Poseidon al suo attracco e la città sullo sfondo), la bravura di Max diventa palese nelle scene di azione, grazie ad una cura nell’aspetto dinamico del disegno, con posture che denotano l’esplosività degli scontri. La battaglia con le tute potenziate durante l’assalto al treno o la resa dei conti finali sul tetto esprimono violenza, drammaticità. Max era il disegnatore giusto per la storia di Eccher, per il suo uso sempre emozionante del bianco e nero e la sua passione per il mecha design, come dimostrato nel citato flashback del treno.
Anche la copertina dell’albo tiene alto il tasso di dramma, con il solito taglio cinematografico che ormai si sposa bene con l’operato di Sergio Giardo. In modo onesto, Sergio pone Nathan in bella vista ma comunque in ruolo secondario rispetto al vero protagonista che riesce a giganteggiare sulla tavola pur essendo defilato. Emozionante l’occhio sanguinante, visto che finalmente scopriremo anche l’origine delle cicatrici di Branko. Lo dico? E diciamolo, bravo Sergio!
Ricordando l’appuntamento di questi giorni con il penultimo numero di Universo Alfa, Paradiso perduto, Nathan Never torna in azione il 19 dicembre con Oltre le linee nemiche.