Heat: Pedal to the Metal, la recensione del gioco da tavolo di corse definitivo?

Heat Pedal to the Metal (2)
Heat: Pedal to the Metal
Data di uscita
2023
Editore
Asmodee Italia
Autori
Asger Harding Granerud, Daniel Skjold Pedersen
Genere
Corse automobilistiche, Deckbuilding, Push-Your-Luck
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Dopo tante vittorie (e ancor più sconfitte) nei campionati storici di corse automobilistiche anni ’60, è arrivato finalmente il momento della recensione di Heat: Pedal to the Metal, uno dei titoli maggiormente attesi dell’anno per la comunità di boardgamer italiani.

Il gioco da tavolo di Days of Wonder, edito in Italia da Asmodee, e disponibile QUI, oltre ai giri dei propri motori avrà saputo mantenere le già alte le aspettative dei giocatori?

Realizzato da Asger Harding Granerud (Flamme Rouge, Copenhagen, 13 Giorni) e Daniel Skjold Pedersen (che non ne è il fratello ma ha realizzato praticamente gli stessi titoli), Heat: Pedal to the Metal è approdato sui nostri tavoli ormai da qualche settimana e, dopo aver consumato le gomme delle nostre monoposto e l’asfalto dei quattro circuiti presenti nella scatola, non ci resta che dare un verdetto.

La recensione di Heat: Pedal to the Metal

All’interno della scatola di Heat: Pedal to the Metal troverete ad attendervi due tabelloni di gioco a doppia faccia, raffiguranti i circuiti di Francia, Regno Unito, USA e Italia. Un paio di manuali (per le regole base e quelle avanzate), 6 monoposto in plastica con le relative pedine cambio, diverse plance, tessere, segnalini, un blocchetto segnapunti e centinaia di carte completano la già imponente dotazione del titolo.

Sì, centinaia di carte (che consigliamo caldamente di imbustare con protezioni di questo formato). Perché Heat: Pedal to the Metal è in realtà prevalentemente un gioco di costruzione del mazzo oltre che un titolo di corse come, ad esempio, il celebre Formula D o Rallyman. Ma avremo il tempo di parlarne in seguito.

Heat pedal to the Metal

Oltre alle ottime e ispirate grafiche realizzate da Vincent Dutrait (Jaipur, Robinson Crusoe), da segnalare è la presenza all’interno della scatola di un ampio inserto in plastica per mantenere organizzato tutto il materiale necessario per correre le nostre gare da tavolo; oltre che a permettere in futuro di contenere le già previste espansioni.

I materiali sono ottimi e il regolamento è chiaro e ricco di esempi. Difficilmente dovrete ricorrere al suo utilizzo dopo averne assimilato le regole, questo grazie anche al fatto che tutto il gioco è privo di testo e utilizza una simbologia che lascia poco spazio ai dubbi.

Sulla linea di partenza

In Heat: Pedal to the Metal, da 1 a 6 giocatori (il numero massimo consentito dalle monoposto storiche presenti nella scatola al momento), saremo chiamati a gareggiare sui circuiti sopra menzionati in diverse circostanze (e regole).

Potremmo ad esempio voler affrontare una gara singola, sfruttando le regole e i mazzi base per rendere il tutto semplice ed intuitivo anche per un giocatore alle prime armi, oppure modificare pesantemente l’esperienza (e la nostra monoposto) attraverso l’aggiunta di carte che modificano caratteristiche e abilità sfruttabili in gara. Questo senza citare la possibilità di correre interi campionati storici, riproposti attraverso carte che modificano regole per i singoli tracciati e ampliano ulteriormente la rigiocabilità di Heat: Pedal to the Metal.

Le tessere delle condizioni metereologiche, che modificano alcune condizioni di corsa, offriranno un ulteriore motivo per rimettersi in pista, e le numerose carte sponsor, guadagnate dando spettacolo nelle curve in cui è presente la stampa specializzata, garantiranno ancor più imprevedibilità nella nostra gara.

Imprevedibilità, certo, ma non pensiate che sia tutta una questione di fortuna.

Heat Pedal to the Metal (1)

In Heat: Pedal to the Metal dovremo infatti saper gestire la nostra mano di pesca attraverso un’attenta pianificazione della nostra gara. La marcia scelta nel turno determina il numero di carte giocabili, e il numero stampato in alto su ognuna di esse la velocità con cui viaggerà la nostra monoposto. Affrontare una curva ad una velocità maggiore di quella segnalata sul tabellone appesantirà il nostro mazzo di pesca con carte heat (surriscaldamento del motore), impossibili da giocare o scartare una volta arrivate nella nostra mano.

Per non limitare le nostre possibilità di gestione della velocità, le carte heat potranno essere raffreddate (eliminandole dal mazzo di pesca) portando la nostra auto da corsa in una marcia più bassa o sfruttando i tanti potenziamenti che offrono questa opportunità, e che potremo “acquistare” all’inizio delle nostre gare in una fase che ricorda molto una vera officina automobilistica da corsa.

Modificare il nostro veicolo è infatti uno dei modi per diversificare i mazzi di carte base dei giocatori, che a parità di esperienza con Heat: Pedal to the Metal sarebbero costretti invece a puntare tutto sulla fortuna nella pesca. Le Carte Garage, così come quelle sponsor (quest’ultime ad uso singolo), offrono infatti opzioni di personalizzazione che spingeranno i nostri motori al massimo; ma permetteranno anche di raffreddare (o surriscaldare) il nostro mazzo, ottenere vari bonus (come una maggior velocità nell’effetto scia) o scegliere diversi valori di velocità su una singola carta a seconda delle circostanze.

Turno dopo turno, le auto da corsa e i giocatori attorno al tavolo tenteranno di ottenere il posizionamento migliore una volta completati due o tre giri di gara, a volte dovendo anche affrontare dei piloti leggendari, un ulteriore modulo di regole utilizzabile per il gioco in singolo o per ravvivare la competizione in più giocatori. Si tratta di bot gestiti da un mazzo di carte che garantiscono una sfida equilibrata anche per il pilota più esperto attorno al tavolo, anche se in campionato tendono a diminuire la loro pericolosità gara dopo gara.

Heat Pedal to the Metal (4)

Una volta tagliato il traguardo di Heat: Pedal to the Metal

Ci sarebbe ancora tanto da dire su questo Heat: Pedal to the Metal ma, tagliato il traguardo della gara, è arrivato il momento di dare la nostra opinione per concluderne la recensione e rispondere alla domanda che ci eravamo posti all’inizio: “avrà saputo mantenere le alte le aspettative dei giocatori?” La risposta è senza ombra di dubbio un grande e grosso sì!

Heat: Pedal to the Metal ha saputo differenziarsi dai tanti titoli di corse presenti sul mercato offrendo non solo un’esperienza di gioco diversa da qualunque altra cosa simile (dimenticatevi i dadi), ma regalandoci un gioco da tavolo la cui mole di personalizzazioni garantisce una rigiocabilità pressoché infinita. Questo al netto di un gioco in cui è evidente che la simulazione di una vera corsa di auto da corsa anni ’60 è stata sacrificata a vantaggio di regole di gioco estremamente semplici e funzionali.

Heat Pedal to the Metal (3)

Stiamo parlando comunque di un titolo estremamente bilanciato, ricco di possibilità e giocabile davvero da chiunque (anche da chi non è proprio appassionato di corse automobilistiche storiche). Resta il fatto che Heat: Pedal to the Metal sarà anche un gioco semplice da imparare… ma è decisamente difficile da padroneggiare. Impiegherete infatti più di una gara per imparare a gestire la vostra monoposto, sceglierne i giusti potenziamenti e sfruttarne appieno le possibilità. Affrontare correttamente le curve e gestire la dinamica di push-your-luck delle carte stress è una cosa che solo l’esperienza può insegnarci. Finire in testacoda non sarà solamente un’eventualità ma una vera e propria certezza per diventare un pilota di successo.

Il nostro consiglio è comunque quello di correre un paio di gare singole per imparare le basi e tuffarvi poi a capofitto nei campionati storici, magari in un’intera sessione pomeridiana con i vostri amici. È qui infatti che Heat: Pedal to the Metal offre il meglio, surriscaldando non solo i propri mazzi ma accendendo anche la rivalità attorno al tavolo.

Heat Pedal to the Metal (2)
Heat: Pedal to the Metal
Conclusioni
Heat: Pedal to the Metal è senza ombra di dubbio uno dei migliori giochi da tavolo che vedremo in questo 2023. Un titolo apprezzabile non solo per la sua originalità ma anche per l'estrema personalizzazione e rigiocabilità che offre ogni singola gara sulle nostre monoposto anni '60. Forse non il gioco simulativo che avrebbero voluto i fan della velocità a quattro ruote, ma un titolo che sembra essere davvero perfetto per chiunque altro.
Pro
Estrema rigiocabilità di ogni tracciato
Tante opzioni di personalizzazione nelle nostre gare
Bilanciato, versatile e scalabile
Un ottimo rapporto qualità / prezzo
Contro
Se cercate un gioco simulativo di corse, non fa per voi
I piloti leggendari non sono così... leggendari
8.9
Voto Finale
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