Mar 21 Maggio, 2024

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Dalle stelle ai quark, la recensione di Ant-Man and the Wasp: Quantumania

È con il trentunesimo film di casa Marvel che inizia la fase 5 del Marvel Cinematic Universe (MCU). Il primo Avengers ad avere l’onere e l’onore di iniziare la nuova fase è l’uomo forminca, alias Scott Lang, con Ant-Man and the Wasp: Quantumania, terzo capitolo del micro e macro supereroe, interpretato da Paul Rudd e diretto per la terza volta da Peyton Reed.

Dopo aver solcato gli universi con i Guardiani della galassia e con la saga di Thanos, lo sguardo in casa Marvel si rivolge verso il micro mondo, passando dalle stelle ai quark, che sono le particelle subatomiche fra le più piccole conosciute, oltre che dare il titolo al celebre programma del compianto Piero Angela.

In questa nuova avventura ritroviamo uno Scott che ha raggiunto la pace, dopo aver salvato il mondo. Il nostro eroe vive la sua vita serenamente tanto da aver scritto un libro con le sue memorie, la gente lo saluta per strada e qualcuno gli offre addirittura il pranzo. La sua unica preoccupazione è che la controfigura di Stan Lee (o una sua variante),interpretato da Ruben Rabasa, lo confonda con l’altro insetto umanoide della casa delle idee, Spiderman.

Ma si sa, nella vita di un Avengers, il pericolo è dietro l’angolo, e infatti la figlia di Scott, Cassie (Kathryn Newton), viene arrestata per essere troppo idealista e con troppa voglia di salvare il mondo. Come se non bastasse, il dottor Hank Pym (Michael Douglas), che per Cassie non è nulla se non una specie di nonno acquisito, ha costruito una tuta per la giovane, trasformandola in una Ant-Girl.

Cassie, nei 5 anni di assenza del padre e della famiglia Pym/Van Dyne, è diventata super espertissima del regno quantico, tanto da realizzare la versione quantica di google maps. Scott, Cassie, Hank, Hope (Evengeline Lilly) e Janet (Michelle Pfeifer) si ritrovano riuniti per una cena di famiglia, a base di pizza, dove subito vediamo la genialità del dottor Pym all’opera: invece di ordinare una pizza extralarge da condividere, la genialità sta nell’ordinare una più economica mini pizza da ingrandire con le particelle Pym. Ora, non è dato sapere quanto costi realizzare le suddette particelle, ma dubito fortemente che possano costare meno di una pizza in scala 1 a x. Il dottor Pym sarà anche un genio, ma in quanto ad economia domestica lascia probabilmente un po’ a desiderare.

Dopo la dimostrazione di tracotanza dell’anziano scienziato i nostri protagonisti si spostano nello scantinato, dove l’invenzione della giovane Cassie li risucchia e spedisce nel mondo quantico.

Scott e Cassie vengono separati dal resto del gruppo e catturati da una banda di ribelli composti da creature di ogni genere, alcune dall’aspetto umano, altre che non hanno nulla di minimante avvicinabile alla caratteristiche umane. Dopo aver, letteralmente, bevuto una di queste creature, Ant-Man e Ant-Girl diventano amici dei ribelli sposandone gli ideali. Almeno per quanto riguarda Cassie, Scott sembra ancora titubante tanto da pronunciare la fatidica frase “Non è la nostra guerra”.

Ma non è un caso se nel titolo non compare solo il nome di Ant-Man ma anche quello di Wasp, anche se il riferimento più che a Hope sembra riguardare Janet, la prima Wasp.

È infatti il personaggio di Michelle Pfeifer a muovere la trama e a fare da guida nel mondo quantico attraverso alleanze strette nei suo 30 anni di permanenza nel micro universo, ed è sempre lei ad introdurre il villain di Ant-Man and the Wasp: Quantumania e futuro rivale degli Avengers.

Ant Man and The Wasp Quantumania cover

Kang, il conquistatore

Il dittatore contro il quale si scontrano i ribelli del regno quantico è Kang, interpretato da Jonathan Majors, che qui viene pronunciato Kheng (probabilmente una variante dell’interland milanese), alla sua seconda apparizione nel MCU, dopo la serie Loki.

Il Kang di Loki, che veniva chiamato Colui che rimane, però non dovrebbe essere lo stesso di Ant-Man and the Wasp: Quantumania. Infatti, il carattere dei due personaggi si distingue più gigione e spensierato quello di Loki, più aggressivo e spietato quello di questo film. L’unica cosa in comune sono le continue faccette di Jonathan Majors, ma sia Colui che rimane che Kheng hanno lo stesso scopo, ovvero impedire che tutte le loro varianti, presenti nei vari multiversi, possano scatenare una guerra totale che potrebbe portare alla fine di tutto.

Che siano allora la stessa variante dello stesso universo? Magari il Kang di Ant-Man and the Wasp: Quantumania diventerà quello di Loki, in un’altra linea temporale? Oppure tutte le varianti del conquistatore hanno lo stesso obbiettivo, anche se quest’ultima ipotesi sembra escludersi con il raduno di cosplayer di Kang che si vede nella scena post credit.

Per citare il Dottor Strange,  “Il multiverso è un concetto di cui sappiamo spaventosamente poco”, e la confusione al momento è tanta. E sempre per restare in tema Strange, perchè le varianti dello stregone supremo hanno tutte il volto di Benedict Cumberbatch, mentre quelle di Spiderman sono tre persone diverse? La speranza è che in casa Marvel, Kevin Feige e soci abbiamo le idee più chiare di noi.

Ant Man and The Wasp Quantumania

Il regno Quantico di Ant-Man and the Wasp: Quantumania

Il regno quantico sembra in tutto e per tutto l’universo di Star Wars, con luoghi fatti di sabbia e scarti dove vivono i ribelli (Tatooine) e città iper tecnologiche (Coruscant) dove risiede Kang. Nel film c’è anche un cameo di Bill Murray, in quella che è di fatto la taverna di Mos Eisley di Episodio 4.

Nel creare un nuovo mondo, Ant-Man and the Wasp: Quantumania, rimodellando vecchi concetti visti in altri film, non riesce a creare nulla di veramente nuovo ed interessante, ma si limita a riproporre situazioni già viste. L’unica differenza è che qui è tutto più scuro, letteralmente. Non sappiamo se sia una scelta artistica o meno, ma la fotografia di Bill Pope rende la visone del film non adatta a chi soffre di emeralopia.

Le difficoltà, invece, non si hanno nel seguire la trama, che è lineare e abbastanza prevedibile, anche se non mancano i non sense classici del MCU, come ad esempio, il potere del villain di turno. In questo caso Kang, che oscilla fra l’essere onnipotente e l’essere incapace di non rendersi conto delle intenzioni dei suoi avversari. La sua fine (spoiler) avverrà per un esercito di formiche socialiste, guidate dal Lider maximo, il dottor Pym.

Un ruolo fondamentale, non per la trama ma per il non-sense, lo riveste il personaggio di MODOK. Senza fare ulteriori spoiler e svelare chi si cela dietro al testone fluttuante, il personaggio oscilla fra l’essere la parte comica del film e il braccio destro di Kang, con l’unico problema di non essere mai credibile come macchina assassina. Del resto, come si può prendere sul serio una testa gigante con gambine e braccine?

Nonostante quanto scritto finora, Ant-Man and the Wasp: Quantumania, è in realtà un’avventura leggera e a tratti divertente che la regia di Peyton Reed, e le pre-visualizzazioni di Kevin Feige, contribuiscono a creare quel tipo di film senza grosse pretese, se non quelle di portare avanti una storia che verrà raccontata e conclusa in altri film.

Un film di passaggio che serve ad introdurre il nuovo super cattivo nemico degli Avengers.

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