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ASUS ROG alza l’asticella: arrivano i monitor Tandem OLED Swift PG27AQWP-W e Strix OLED XG27AQWMG

ASUS Republic of Gamers rilancia la sfida nel mondo dei monitor gaming OLED con due nuovi modelli pronti a farsi desiderare: ROG Swift OLED PG27AQWP-W e ROG Strix OLED XG27AQWMG. Due display da 27 pollici, risoluzione 1440p e tecnologia Tandem OLED, pensati per chi pretende il massimo in termini di fluidità, contrasto e qualità dell’immagine.

Non è solo un aggiornamento di gamma: ASUS punta a consolidare il suo ruolo di riferimento assoluto nel settore dei monitor OLED gaming, forte anche dei numeri che la vedono oggi leader mondiale per quota di mercato.

Tandem OLED: più luce, più colore, più durata

Il cuore di entrambi i monitor gaming è la nuova tecnologia Tandem OLED, che promette pannelli più luminosi, un volume colore più ampio e una maggiore longevità rispetto ai precedenti WOLED. A questo si aggiunge il rivestimento TrueBlack Glossy, pensato per esaltare la profondità dei neri e la nitidezza delle immagini in qualsiasi ambiente.

Il risultato? Contrasto praticamente infinito, certificazione VESA DisplayHDR 500 True Black e copertura DCI-P3 al 99,5%, con colori a 10 bit reali e una fedeltà cromatica che li rende interessanti non solo per il gaming competitivo, ma anche per creator e professionisti dell’immagine.

ROG Swift PG27AQWP-W: il monitor OLED più veloce mai visto

Qui ASUS decide di non usare mezzi termini. Il ROG Swift OLED PG27AQWP-W si presenta come il monitor OLED più veloce al mondo, grazie a una frequenza di aggiornamento nativa di 540 Hz e a un tempo di risposta di 0,02 ms.

Non solo: con un semplice tasto è possibile passare da una modalità QHD a 540 Hz a una 720p a 720 Hz, pensata per chi gioca titoli competitivi dove ogni frame può fare la differenza. La tecnologia Tandem WOLED porta con sé anche un aumento della luminosità di picco, un miglioramento del volume colore e una maggiore resistenza nel tempo del pannello.

Sul fronte connessioni non manca nulla: DisplayPort 2.1a UHBR20, HDMI 2.1 e persino un attacco per treppiede, utile per streamer e content creator. Il design, con finitura argento e pannello posteriore semitrasparente, strizza l’occhio a setup eleganti e minimal.

 

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ROG Strix OLED XG27AQWMG: fluidità e qualità per ogni scenario

Il ROG Strix OLED XG27AQWMG è la proposta più “equilibrata”, ma tutt’altro che timida. Offre una frequenza di aggiornamento di 280 Hz, un tempo di risposta di 0,03 ms e un nuovo supporto compatto, più piccolo del 30% rispetto ai precedenti modelli Strix da 27″.

Anche qui troviamo Tandem OLED, DisplayHDR 500 True Black e una resa cromatica di alto livello, rendendolo ideale sia per il gaming ad alto frame rate sia per il lavoro creativo. La connettività include DisplayPort 1.4 (DSC), HDMI 2.1, hub USB e supporto per treppiede.

 

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Protezione OLED intelligente con Neo Proximity

Entrambi i modelli integrano la suite ASUS OLED Care Pro, che sfrutta il sensore Neo Proximity per rilevare la presenza dell’utente. Quando ci si allontana, il monitor oscura automaticamente lo schermo per ridurre il rischio di burn-in, ripristinando l’immagine al ritorno davanti al display. Una soluzione intelligente, personalizzabile e pensata per allungare la vita del pannello senza interventi manuali.

Disponibilità e prezzi

I nuovi ROG Swift OLED PG27AQWP-W e ROG Strix OLED XG27AQWMG arriveranno nella seconda metà di gennaio sull’eShop ASUS Italia, presso gli ASUS Gold Store e i principali rivenditori autorizzati.

I prezzi consigliati sono:

  • 1.099 € per ROG Swift OLED PG27AQWP-W;
  • 599 € per ROG Strix OLED XG27AQWMG

Due proposte diverse, ma con un messaggio chiaro: ASUS non vuole semplicemente partecipare alla corsa OLED, vuole guidarla.

Recommendation from Mr. Iwamoto: un trailer annuncia l’adattamento anime del nuovo manga soprannaturale di Hiroshi Shiibashi

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Ottime notizie per gli amanti del soprannaturale e degli anime dal sapore storico: Recommendation from Mr. Iwamoto (Iwamoto-senpai no Suisen), il manga firmato da Hiroshi Shiibashi, avrà un adattamento anime per la TV.

L’annuncio è arrivato direttamente da Hakuhodo DY Music & Pictures, accompagnato da un trailer un’illustrazione celebrativa realizzata dallo stesso autore.

Per chi conosce Shiibashi soprattutto per Nura: Rise of the Yokai Clan, il ritorno a un immaginario intriso di mistero e folklore è una di quegli annunci che fanno notizia.

Uno staff importante per l’anime

L’anime sarà prodotto da Studio DEEN (Patlabor, Ranma ½, The Seven Deadly Sins – Nanatsu no taizai: Wrath of the Gods), con un team creativa di tutto rispetto: alla regia troviamo Toshifumi Kawase (Tenjho Tenge, Shion no Oh, Yakuza Fiancé: Raise wa Tanin ga Ii), mentre Keiichirō Ōchi (The Quintessential Quintuplets, Girlfriend, Girlfriend) si occuperà della composizione della serie.

Atsuko Nakajima (Hakuoki, Komi Can’t Communicate, Cara dolce Kyoko, Lamù) è accreditata al character design, Takuya Hiramitsu (The Prince of Tennis, Yu-Gi-Oh! 5D’s) è il direttore del suono con la colonna sonora realizzata da Yoshiaki Dewa (Hell’s Paradise, Call of the Night) e Tōru Ishitsuka (Fate/Grand Order: First Order).

Di cosa parla Recommendation from Mr. Iwamoto?

La storia è ambientata nel Giappone degli anni 1910, in un periodo in cui modernità e occulto convivono in modo inquietante.

Il protagonista è Kodō Iwamoto, studente del terzo anno della Seihō Middle School, un istituto sotto il diretto controllo dell’esercito e dedicato allo studio dei fenomeni soprannaturali, con l’obiettivo di sfruttarli a fini militari.

Su ordine dei vertici militari, Iwamoto viaggia per il Paese per investigare eventi inspiegabili. In una cittadina in cui si dice cada una misteriosa “neve nera”, incontra un ragazzo convinto che i suoi poteri siano una malattia.

Iwamoto gli insegna a controllarli e gli offre una lettera di raccomandazione per entrare alla Seihō Middle School.

Da qui prende forma una serie di incontri con eventi sempre più strani, tra atmosfere sospese, folklore e inquietudine psicologica, marchio di fabbrica dell’autore.

Dal manga all’anime: il percorso dell’opera

Shiibashi ha lanciato Iwamoto-senpai no Suisen su Ultra Jump nel febbraio 2021, dopo un one-shot pubblicato su Shonen Jump+ nel 2020.

Il manga è arrivato rapidamente a conquistare il pubblico, tanto che Shueisha pubblicherà il 13° volume il 19 gennaio.

Per Shiibashi si tratta dell’ennesimo adattamento animato dopo il successo di Nurarihyon no Mago, serializzato dal 2008 al 2012 e già portato sul piccolo schermo con due stagioni anime.

Un ritorno alle origini del soprannaturale

Con Recommendation from Mr. Iwamoto, Hiroshi Shiibashi sembra tornare alle radici del suo immaginario: spiriti, poteri nascosti e un Giappone storico carico di tensione.

Se l’anime riuscirà a catturare le atmosfere del manga, potremmo trovarci davanti a una delle sorprese più intriganti del panorama anime dei prossimi anni.

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Annunciati i primi set LEGO Pokémon

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Dopo anni di rumor, sogni degli appassionati e custom più o meno riuscite, LEGO e The Pokémon Company hanno finalmente unito le forze svelando i primi set LEGO Pokémon ufficiali.

Il debutto è fissato per il prossimo 27 febbraio, una data tutt’altro che casuale visto che rientra nelle celebrazioni per il 30º anniversario del franchise dei mostriciattoli tascabili.

Gotta Build ‘Em All

Inizialmente arriveranno tre set principali, un trittico pensato sia per i fan storici che per i collezionisti più esigenti: si va da Eevee, compatto e adorabile, fino a un mastodontico set con Venusaur, Charizard e Blastoise che promette di dominare qualsiasi scaffale… e svuotare qualche portafoglio.

LEGO Pokémon Pikachu e Poké Ball

Qui si entra nel territorio dei set da esposizione “seri”.

Questo set da 2050 pezzi ricrea una delle immagini più iconiche dell’intero franchise: Pikachu che salta fuori dalla Poké Ball, circondato da scariche elettriche. La base nera a forma di fulmine nasconde anche qualche chicca per i fan più attenti, come il numero 25, riferimento diretto al Pokédex.

Un set pensato chiaramente per chi vuole qualcosa di scenografico… e decisamente vistoso.

  • Prezzo: 199,99 euro
  • Pezzi: 2050
  • Dimensioni: circa 34 cm di altezza
  • Disponibile dal: 27 febbraio
  • Preorder: dal 12 gennaio

LEGO Pokémon Eevee

Eevee arriva in versione LEGO con 587 pezzi, un design super espressivo e diverse parti snodabili: testa, coda e arti possono essere posizionati per ricreare pose dinamiche o più “da vetrina”.
Grazie all’app Build Together, è anche un set pensato per essere costruito in compagnia.

  • Prezzo: 59,99 euro
  • Pezzi: 587
  • Dimensioni: circa 19 cm di altezza
  • Disponibile dal: 27 febbraio
  • Preorder: dal 12 gennaio

LEGO Pokémon Venusaur, Charizard e Blastoise

Il colosso. Il set che fa tremare le mensole.

Con i suoi 6838 pezzi, questo è uno dei set da esposizione più grandi mai realizzati da LEGO. Include le evoluzioni finali dei tre starter di Kanto, ognuna con snodi dedicati e un livello di fedeltà al design originale davvero impressionante.

I tre Pokémon possono essere esposti separatamente o insieme su una base scenografica che richiama i rispettivi biomi e nasconde vari easter egg. È il classico set che non compri “tanto per”, ma per celebrare qualcosa.

  • Prezzo: 649,99 euro
  • Pezzi: 6838
  • Dimensioni: circa 51 cm di altezza
  • Disponibile dal: 27 febbraio
  • Preorder: dal 12 gennaio

Un bonus per i fan di Kanto

C’è anche un incentivo niente male per chi non sa resistere alla nostalgia: acquistando il set Venusaur, Charizard e Blastoise tra il 27 febbraio e il 3 marzo, si riceverà in omaggio la LEGO Pokémon Kanto Region Badge Collection.

Attenzione però: il regalo è valido solo per gli acquisti effettuati sul sito ufficiale LEGO o nei LEGO Store fisici.

Addio New World: fine dei giochi per l’MMO di Amazon

Quello che un tempo era uno degli MMO più giocati e discussi di sempre si prepara a uscire definitivamente di scena. Amazon Game Studios ha annunciato che New World verrà chiuso ufficialmente il 31 gennaio 2027, ponendo fine all’avventura su Aeternum dopo oltre cinque anni di vita.

Il gioco è già stato rimosso dagli store digitali, segnando di fatto l’inizio della fine per un progetto che, al lancio, sembrava destinato a diventare uno dei pilastri del genere.

Una chiusura annunciata ma che fa comunque male

La notizia non arriva del tutto a sorpresa. Già nell’ottobre 2025, in occasione del quarto anniversario del gioco, Amazon aveva confermato che Season 10 e l’update Nighthaven sarebbero stati gli ultimi contenuti pubblicati, pur senza parlare apertamente di uno spegnimento imminente dei server.

“Dopo quattro anni di aggiornamenti costanti e una grande uscita su console, siamo arrivati a un punto in cui non è più sostenibile continuare a supportare New World con nuovi contenuti.”

Parole che oggi suonano come un vero e proprio epitaffio digitale.

Cosa succederà ora a New World?

Chi possiede già il gioco potrà continuare a giocare fino alla chiusura definitiva dei server, prevista per la fine di questo mese. Tuttavia, ci sono alcune scadenze importanti da segnare sul calendario:

  • Acquisti di valuta in-game fermi già dal 20 luglio 2026.
  • Nessun rimborso per la valuta già acquistata.
  • La stagione Nighthaven resterà attiva fino allo spegnimento dei server.

In pratica, New World entrerà in una sorta di “modalità ibernazione” senza nuovi contenuti ma ancora giocabile per chi vuole salutare Aeternum un’ultima volta.

Da fenomeno globale a occasione mancata

In pochi ricordano quanto fosse enorme New World al lancio avvenuto nel settembre 2021. Code interminabili, server sovraffollati e numeri da capogiro:

  • 913.000 giocatori simultanei al picco massimo;
  • 11º posto assoluto su Steam per peak player di sempre;
  • Superati titoli come Baldur’s Gate 3, Marvel Rivals e persino Hollow Knight: Silksong.

Un successo tale da spingere Amazon a pubblicare il gioco anche su PlayStation 5 e Xbox Series X nel 2024, nel tentativo di dargli una seconda vita. Tentativo che, col senno di poi, non è bastato.

Il saluto di Amazon alla community

Nel post ufficiale che annuncia la chiusura, Amazon ha voluto ringraziare i giocatori: “Siamo grati per il tempo passato a costruire il mondo di Aeternum insieme a voi. Insieme abbiamo creato qualcosa di speciale.”

Parole sincere che però non cancellano la sensazione di un potenziale enorme mai davvero espresso fino in fondo. New World resterà uno di quei case study perfetti: partenza col botto, identità incerta, supporto altalenante e un addio anticipato.

Fine di un’era

Con la chiusura di New World, Amazon archivia uno dei suoi progetti videoludici più ambiziosi. Un MMO che aveva tutto per durare un decennio e che invece si fermerà a poco più di cinque anni.

Aeternum sopravvivrà solo nei ricordi dei giocatori. E, come spesso accade in questi casi, resta una domanda che cruccerà l’intera community: e se fosse andata diversamente?

HBO dice addio allo spin-off di Jon Snow e punta tutto su una serie di Arya Stark

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Il lungo inverno ritornerà e il nome Stark continua a riecheggiare per Westeros. Dopo aver ufficialmente accantonato lo spin-off dedicato a Jon Snow, HBO sembra pronta a spostare il focus su un altro dei personaggi più amati di Game of Thrones: Arya Stark.

Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, è in fase di sviluppo una serie sequel incentrata su Arya, con la sceneggiatura affidata a Quoc Dang Tran, già apprezzato per Drops of God su Apple TV+.

Al momento siamo nelle primissime fasi di lavorazione e non ci sono ancora conferme sul cast (Maisie Williams inclusa), con i dettagli della trama che sono tenuti sotto stretto riserbo.

Arya Stark oltre Westeros: rotta verso Essos?

Le indiscrezioni parlano però di una direzione molto chiara. La serie seguirebbe le avventure di Arya nel continente di Essos, la terra oltre il Mare Stretto, ispirata a un mix di culture mediterranee e orientali. Una scelta che avrebbe perfettamente senso, considerando il finale di Game of Thrones che vede Arya salpare verso l’ignoto, decisa a scoprire cosa si trova “a ovest di Westeros”.

Insomma, meno intrighi politici e più viaggi, pericoli e identità da reinventare, esattamente nel DNA del personaggio.

George R.R. Martin stuzzica il fandom… come sempre

George R.R. Martin, fedele alla sua tradizione di dire tutto e niente allo stesso tempo, non ha voluto commentare direttamente.

Nel 2024, però, aveva già acceso la miccia, raccontando sul suo blog di un incontro con Maisie Williams: “Ci siamo visti con Maisie Williams e abbiamo parlato di… beh, meglio non entrare nei dettagli, non voglio portare sfortuna. Ma potrebbe essere davvero divertente.”

E Jon Snow? Un’idea troppo cupa per HBO

Il report svela anche nuovi dettagli sullo spin-off cancellato di Jon Snow, progetto fortemente voluto da Kit Harington. L’attore spingeva per una storia molto più oscura, con un Jon devastato dal trauma, afflitto da disturbo post-traumatico da stress e destinato a un finale solitario e tragico, lontano da qualsiasi redenzione eroica.

Una visione affascinante ma probabilmente troppo deprimente persino per Westeros, tanto che alla fine HBO ha deciso di non andare avanti.

Il futuro di Game of Thrones è vivo e vegeto

Che la serie TV su Arya Stark veda o meno la luce, una cosa è certa: HBO e il buon vecchio Martin non hanno alcuna intenzione di abbandonare l’universo di Game of Thrones. Anzi, il piano è quello di costruire una vera e propria roadmap in stile MCU.

Tra i progetti confermati troviamo:le prossime due stagioni di House of the Dragon; Il Cavaliere dei Sette Regni, già rinnovata prima ancora del debutto previsto per il 2027; una nuova serie ambientata circa 300 anni prima di Game of Thrones dedicata ad Aegon il Conquistatore.

Westeros continua a espandersi, e se Arya sarà davvero la prossima protagonista, prepariamoci a un viaggio molto diverso da quello a cui siamo abituati.

Un falso report generato dall’Intelligenza Artificiale ha indotto la polizia britannica a vietare l’accesso allo stadio ad alcuni tifosi

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Ecco un’altra storia vera che sembra uscita da un episodio di Black Mirror. La polizia britannica ha ammesso di aver utilizzato Microsoft Copilot, l’Intelligenza Artificiale dell’azienda di Redmond, per redigere un report di intelligence rivelatosi falso, decisione che ha portato al divieto di accesso allo stadio per i tifosi del Maccabi Tel Aviv.

Il problema? L’IA ha letteralmente inventato una partita di calcio che non è mai esistita.

Una partita mai giocata

Lo scorso mese di novembre il club israeliano del Maccabi Tel Aviv avrebbe dovuto affrontare l’Aston Villa a Birmingham per L’Europa League.

Prima dell’incontro, il comitato per la sicurezza cittadina ha deciso di vietare la trasferta ai tifosi israeliani, basandosi su un report della West Midlands Police che definiva l’evento ad alto rischio di scontri tra hooligan.

Quel documento, però, è finito rapidamente sotto accusa da parte dei funzionari governativi. Ora è arrivata l’ammissione ufficiale: il report si basava su informazioni generate da Microsoft Copilot mai verificate.

L’ammissione ufficiale e l’errore di Copilot

Secondo quanto emerso, il report citava un precedente incontro tra Maccabi Tel Aviv e West Ham, presentato come esempio di disordini tra le due tifoserie. Peccato che le due squadre non abbiano mai giocato l’una contro l’altra.

A confermarlo è stata anche la Commissione Affari Interni del Parlamento britannico che ha sottolineato come, nel giorno indicato dall’IA, il West Ham fosse impegnato in una partita completamente diversa contro la squadra greca dell’Olympiacos.

Il capo della West Midlands Police, Craig Guildford, ha scritto in una lettera ufficiale: “Sono venuto a conoscenza che il risultato errato relativo alla partita West Ham contro Maccabi Tel Aviv è emerso a causa dell’uso di Microsoft Copilot.”

Una ammissione arrivata dopo settimane di smentite sull’uso dell’Intelligenza Artificiale.

La risposta di Microsoft

Microsoft ha dichiarato di aver contattato la polizia per chiarimenti, ma di non essere riuscita a replicare riguardo l’accaduto.

Un portavoce dell’azienda ha spiegato che Copilot: aggrega informazioni da più fonti online; fornisce citazioni; avvisa l’utente che sta interagendo con un sistema di Intelligenza Artificiale e, soprattutto, invita a verificare le fonti.

Peccato che, in questo caso, nessuno lo abbia fatto.

Un problema tutt’altro che isolato

L’episodio britannico non è un caso unico. L’intelligenza artificiale generativa è ancora fortemente soggetta a “hallucinations”, ovvero la produzione di informazioni false ma presentate come plausibili.

Solo pochi mesi fa: Deloitte, una delle più grandi società di consulenza al mondo, ha dovuto rimborsare parzialmente il governo australiano a causa di per un report contenente articoli accademici e sentenze giudiziarie completamente inventate dalla IA.

È ormai palese che quando questi errori finiscono in documenti ufficiali, le conseguenze diventano politiche, legali e sociali.

Quando l’Intelligenza Artificiale descrive la realtà (sbagliata)

La vicenda dimostra una verità scomoda: l’intelligenza artificiale non è un oracolo, ma uno strumento che richiede controllo umano, contesto e responsabilità. Affidarle report di sicurezza senza verifiche significa trasformare un errore digitale in un problema molto concreto.

E se oggi si parla di tifosi ingiustamente esclusi da una partita, domani potrebbe trattarsi di decisioni ben più gravi.

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God of War: la serie TV Amazon trova il suo Kratos in Ryan Hurst

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La serie TV live action di God of War, prodotta da Amazon in collaborazione con Sony Pictures, ha finalmente trovato il volto del suo protagonista. E no, non si tratta di uno sconosciuto per i fan della saga: Ryan Hurst, già doppiatore del dio nordico Thor in God of War Ragnarök (2022), vestirà ora i panni di Kratos, l’iconico protagonista del gioco.

Una scelta che profuma di continuità e fan service ben fatto, soprattutto per chi ha apprezzato la caratterizzazione intensa e tormentata di Thor nell’ultimo capitolo della saga videoludica.

Una produzione ambiziosa già con due stagioni confermate

La serie God of War ha già ricevuto un ordine di due stagioni e si trova attualmente in fase di pre-produzione a Vancouver. L’adattamento porterà sul piccolo schermo l’universo creato da Santa Monica Studio, ma con una scelta narrativa ben precisa: niente Grecia classica.

Lo show si concentrerà infatti sugli eventi dei due capitoli più recenti del franchise, ovvero God of War (2018) e God of War Ragnarök, abbandonando l’arco narrativo originale iniziato nel 2005 con la vendetta di Kratos contro gli dei dell’Olimpo.

Un Kratos più umano, al centro del rapporto con Atreus

Basata sul reboot del 2018, la serie racconterà la nuova vita di Kratos, ormai ritiratosi in un’esistenza isolata nelle terre nordiche insieme al figlio Atreus. Secondo la sinossi ufficiale, padre e figlio intraprenderanno un viaggio per spargere le ceneri di Faye, moglie di Kratos e madre di Atreus.

Un percorso che non è solo fisico, ma profondamente emotivo:

  • Kratos cerca di insegnare al figlio come essere un dio migliore;
  • Atreus prova, a sua volta, a insegnare al padre come essere più umano.

Un ribaltamento di ruoli che ha reso i nuovi God of War amatissimi anche da chi non era mai entrato in contatto con la saga.

God of War Ragnarok Kratos e Atreus

Ryan Hurst: da Thor a Kratos

Kratos è stato doppiato nel corso degli anni da Terrence C. Carson nei primi tre capitoli principali e da Christopher Judge nei due giochi più recenti. Ora tocca a Ryan Hurst incarnare fisicamente il personaggio, portando con sé una conoscenza già profonda dell’universo narrativo.

L’attore, noto al grande pubblico per Sons of Anarchy e anche per The Walking Dead, ha già dimostrato in Ragnarök di saper dare spessore a figure tragiche e moralmente ambigue. Il suo Thor è stato uno dei villain più complessi e memorabili dell’intera saga: un biglietto da visita non da poco per affrontare la sfida chiamata Kratos.

God of War: tutto quello che sappiamo finora sulla serie TV

Al momento non è stata annunciata una data di uscita ufficiale, ma sono già noti alcuni dettagli chiave della produzione:

I primi due episodi saranno diretti da Frederick E.O. Toye (Shōgun, Fallout), con la serie che è co-prodotta da Sony Pictures Television e Amazon MGM Studios in collaborazione con PlayStation Productions e Tall Ship Productions.

Con questi nomi coinvolti, le aspettative sono inevitabilmente alte, soprattutto dopo il successo di altre trasposizioni videoludiche recenti. Tuttavia la domanda è: “Ryan Hurst sarà il Kratos giusto?”

Lo scopriremo solo quando il Fantasma di Sparta tornerà a brandire le Lame del Caos… questa volta sullo schermo.

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Conan, il ragazzo del futuro arriva nei cinema per il 45º anniversario della serie anime

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Uno dei pilastri assoluti dell’animazione giapponese arriverà sul grande schermo per la gioia di tutti gli appassionati. Grazie ad Animagine, la collana nata dalla collaborazione tra Dynit e Adler Entertainment, Conan, il ragazzo del futuro approderà per la prima volta nei cinema italiani con un evento speciale dedicato al 45º anniversario della serie.

L’appuntamento è fissato per il 9, 10 e 11 febbraio, con un montaggio cinematografico speciale degli episodi finali dell’anime pensato per celebrare un’opera che ha segnato intere generazioni di spettatori e che ancora oggi resta incredibilmente attuale.

L’unica serie TV anime interamente diretta da Hayao Miyazaki

Andata in onda per la prima volta in Giappone nel 1978 su NHK e arrivata in Italia nel 1981, Conan, il ragazzo del futuro occupa un posto unico nella storia dell’animazione: è infatti l’unica serie televisiva diretta interamente da Hayao Miyazaki.

Un progetto che anticipa molti dei temi, delle sensibilità e delle ossessioni narrative che diventeranno il marchio di fabbrica del maestro giapponese. Rivederla oggi al cinema significa riscoprire le radici di un immaginario che avrebbe poi conquistato il mondo.

Un mondo post-apocalittico, tra avventura e speranza

La storia di Conan è ambientata in un pianeta devastato da un cataclisma globale che ha sommerso i continenti e quasi annientato l’umanità. Sulla remota Isola Perduta, uno degli ultimi frammenti di terra emersa, vive Conan insieme al nonno.

L’incontro con Lana, una misteriosa ragazza in fuga dalle forze della metropoli tecnologica di Indastria, dà il via a un viaggio avventuroso che porterà Conan a confrontarsi con un mondo spaccato in due: da un lato lo sfruttamento cieco della tecnologia, dall’altro la possibilità di una rinascita fondata su cooperazione, empatia e rispetto per la natura.

 

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Un anime più che mai attuale

Il ritorno al cinema permette di valorizzare al massimo la regia, il character design e la forza visiva della serie, elementi che già in questa fase iniziale mostrano il talento straordinario di Miyazaki.

Al centro del racconto si intrecciano azione, crescita personale e riflessione etica, in una storia che parla di responsabilità, sopravvivenza e futuro dell’umanità. Temi che, a distanza di 45 anni, risultano forse ancora più attuali di allora.

Conan il ragazzo del futuro

Un evento imperdibile per fan storici e nuove generazioni

Le proiezioni del 9, 10 e 11 febbraio non sono solo un omaggio a un anniversario importante, ma rappresentano una vera occasione di riscoperta: per chi è cresciuto con Conan e per chi lo incontrerà per la prima volta sul grande schermo.

Un ritorno che celebra non solo una serie leggendaria, ma anche l’inizio del percorso artistico di uno dei più grandi autori dell’animazione mondiale.

Chissà se il lungometraggio verrà accompagnato dalla sigla originale, una delle migliori sigle dei cartoni animati anni ’80 che riproponiamo proprio qui di seguito.

Tomb Raider: Amazon rivela il primo sguardo a Sophie Turner nei panni di Lara Croft

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Prime Video si prepara a un biennio particolarmente ricco di progetti ambiziosi, ma tra i titoli più attesi spicca senza dubbio la nuova serie live-action di Tomb Raider. Il progetto, guidato da Phoebe Waller-Bridge insieme a Chad Hodge, vedrà Sophie Turner nel ruolo iconico di Lara Croft. Con l’avvio ufficiale della produzione, è arrivato anche il primo sguardo all’attrice nei panni dell’archeologa più famosa dei videogiochi, un’immagine che ha già acceso l’entusiasmo dei fan.

Lo scatto è stato realizzato sul backlot dei set di Tomb Raider e mostra una Lara Croft che richiama in modo diretto l’estetica classica del franchise. Gli occhiali da sole con lenti rossastre, il top verde, i pantaloncini marroni e le fondine laterali restituiscono subito quella sensazione familiare, come se il personaggio fosse appena uscito da una delle avventure videoludiche che l’hanno resa leggendaria.

Sophie Turner e l’eredità di Lara Croft

Il primo sguardo a Sophie Turner nei panni di Lara Croft suggerisce una scelta precisa: rispettare l’iconografia storica del personaggio senza rinunciare a una nuova interpretazione. Turner affronterà un ruolo carico di aspettative, raccogliendo un’eredità che attraversa decenni di videogiochi, film e adattamenti animati.

La serie di Prime Video punterà a raccontare una Lara Croft moderna, ma profondamente radicata nello spirito originale di Tomb Raider. La presenza di Phoebe Waller-Bridge dietro le quinte lascia intendere un approccio attento ai personaggi, ai dialoghi e a una scrittura capace di bilanciare azione, ironia e introspezione. Con l’inizio delle riprese, l’obiettivo sarà costruire una Lara credibile, fisica e carismatica, in grado di parlare sia ai fan storici sia a un nuovo pubblico.

Un cast ricco per una nuova avventura live-action

Accanto a Sophie Turner, la serie potrà contare su un cast di alto profilo. Tra i nomi annunciati figurano Sigourney Weaver, Jason Isaacs, Martin Bobb-Semple, Jack Bannon, John Heffernan, Bill Paterson, Paterson Joseph, Sasha Luss, Juliette Motamed, Celia Imrie e August Wittgenstein. Un insieme di volti molto diversi tra loro, che lascia immaginare una storia articolata e un mondo narrativo ampio.

Negli ultimi anni, il percorso di Tomb Raider è stato meno continuo di quanto i fan avrebbero voluto. Non per mancanza di qualità, ma per una presenza a schermo piuttosto limitata. L’unico progetto recente è stato la serie animata Tomb Raider: La leggenda di Lara Croft su Netflix, con Hayley Atwell, che ha ricevuto un buon riscontro. Nonostante questo, al momento non sono previsti sviluppi oltre la seconda stagione. La nuova serie live-action rappresenterà quindi un rilancio importante per il franchise in ambito televisivo.

 

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Un futuro luminoso tra serie e videogiochi

Il momento scelto per riportare Tomb Raider in live-action appare particolarmente favorevole. Sul fronte videoludico, l’interesse per il personaggio è tornato a crescere. Dopo un periodo di relativa calma, l’arrivo di Tomb Raider: Definitive Edition su Nintendo Switch ha riacceso l’attenzione, grazie a recensioni molto positive.

Inoltre, durante i The Game Awards sono stati annunciati due nuovi videogiochi. Tomb Raider: Legacy of Atlantis, remake moderno del primo storico capitolo, arriverà nel 2026. A seguire, nel 2027, debutterà Tomb Raider Catalyst, il vero e proprio nuovo capitolo della saga, pensato per portare avanti la storia di Lara Croft.

Se la serie Prime Video riuscirà a conquistare il pubblico, il franchise potrebbe vivere una delle sue fasi più floride di sempre, con cinema, televisione e videogiochi pronti a dialogare tra loro. Al momento, la serie Tomb Raider non ha ancora una data di uscita ufficiale, ma le prime immagini di Sophie Turner nei panni di Lara Croft lasciano intuire che l’attesa potrebbe essere ampiamente ripagata.

Il cavaliere dei Sette Regni potrebbe durare anni: George R.R. Martin ha già tracciato il futuro di Dunk ed Egg

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Il ritorno a Westeros con Il cavaliere dei Sette Regni potrebbe non essere un semplice viaggio nostalgico, ma l’inizio di un percorso molto più lungo del previsto. Dietro le quinte della nuova serie HBO, infatti, George R.R. Martin avrebbe già delineato un futuro sorprendentemente ampio per Dunk ed Egg, sufficiente a sostenere la storia per diverse stagioni.

A rivelarlo è stato lo showrunner Ira Parker, spiegando come l’autore non si sia limitato alle novelle già pubblicate, ma abbia condiviso una vera e propria mappa narrativa che accompagna i due protagonisti lungo l’intero arco delle loro vite. Un materiale prezioso, che offre alla serie un vantaggio raro all’interno dell’universo de Il Trono di Spade.

Tales of Dunk and Egg Edge Knight

Le idee di George R.R. Martin per Dunk ed Egg

Secondo quanto raccontato da Parker in una recente intervista, Martin avrebbe messo sul tavolo 10 o 12 ulteriori linee narrative, pensate come potenziali racconti o novelle, capaci di seguire Dunk ed Egg dalle prime avventure fino alla maturità. Non semplici appunti vaghi, ma uno schema abbastanza solido da suggerire un percorso a lungo termine.

Questo non significa che Martin scriverà necessariamente tutte queste storie in forma letteraria. Il dubbio rimane, considerando la lentezza con cui avanzano altri progetti dell’autore. Tuttavia, anche solo avere questi outline rappresenta una base narrativa chiara, con un inizio, uno sviluppo e un possibile finale già immaginati.

Per ora, la produzione preferisce muoversi con cautela. L’obiettivo principale è far funzionare le prime storie, capire come il pubblico reagirà e costruire una fiducia graduale. Parker ha spiegato che l’attenzione è concentrata sul presente, ma con la speranza concreta di poter continuare a lungo, se l’accoglienza sarà positiva.

Una storia più intima rispetto a Il Trono di Spade

Il cavaliere dei Sette Regni è ambientata circa 90 anni prima de Il Trono di Spade e sceglie deliberatamente una scala narrativa più contenuta. Al posto di intrighi tra grandi casate e guerre che decidono il destino del continente, la serie punta su una dimensione più personale e diretta.

La storia segue Dunk, un cavaliere errante senza gloria né ricchezze, interpretato da Peter Claffey, e il suo giovane scudiero Egg, che nasconde un’identità molto più importante di quanto lasci intendere, portato sullo schermo da Dexter Sol Ansell. Insieme attraversano tornei, scontri tra cavalieri e situazioni pericolose, affidandosi soprattutto al legame che li unisce.

Questo approccio rende la serie più leggera nel tono, ma non meno profonda. Ogni decisione contribuisce a costruire la reputazione dei protagonisti, passo dopo passo, in un mondo che resta duro e imprevedibile. È proprio questa attenzione ai personaggi a distinguere il progetto e a renderlo adatto a un racconto di lunga durata.

Un potenziale mai visto prima nel franchise

Se le idee di Martin dovessero arrivare davvero sullo schermo, il pubblico potrebbe assistere a qualcosa di inedito per il franchise. Non solo seguire gli stessi personaggi per anni, ma vederli crescere, cambiare e invecchiare, attraversando fasi diverse della loro vita. Un’evoluzione raramente esplorata in modo così diretto nell’universo di Westeros.

La prima stagione si baserà su Il cavaliere errante, la più famosa delle tre novelle pubblicate, affiancata da La spada giurata e Il cavaliere misterioso, che completano al momento il ciclo di Dunk ed Egg. Ma con una fine già idealmente tracciata, la serie ha l’opportunità di evitare improvvisazioni e scelte affrettate.

Il cavaliere dei Sette Regni debutterà il 18 gennaio su HBO. Se il pubblico risponderà come sperano i suoi autori, questo nuovo viaggio a Westeros potrebbe accompagnarci per molti anni, raccontando una storia diversa, più umana e forse proprio per questo ancora più memorabile.

Emilia Clarke dice addio al fantasy dopo Il Trono di Spade

Emilia Clarke ha segnato un’intera generazione di spettatori con il ruolo di Daenerys Targaryen, la Madre dei Draghi de Il Trono di Spade. Otto stagioni, quattro nomination agli Emmy e un personaggio diventato iconico hanno reso il suo volto inseparabile dal fantasy televisivo moderno. Eppure, proprio quell’esperienza sembra aver chiuso definitivamente un capitolo della sua carriera.

Durante il tour promozionale della nuova serie Peacock Ponies, la Clarke ha raccontato al New York Times di sentirsi ormai lontana da quel genere. Dopo tanti anni trascorsi tra draghi, profezie e regni immaginari, l’attrice ha spiegato di non avere alcun desiderio di tornare in quel tipo di universo narrativo.

«È altamente improbabile che mi vedrete salire di nuovo su un drago, o anche solo nella stessa inquadratura di un drago», ha dichiarato. Una frase netta, che lascia poco spazio alle interpretazioni e che sembra sancire una chiusura consapevole con il fantasy.

Emilia Clarke e il peso di Daenerys Targaryen

Il percorso di Daenerys è stato uno dei più centrali e discussi dell’intera serie. Emilia Clarke ha accompagnato il personaggio dalla fragilità iniziale fino alla trasformazione finale, diventata uno dei momenti più controversi della storia televisiva recente. Proprio l’ultima stagione de Il Trono di Spade ha messo l’attrice al centro di un’ondata di reazioni contrastanti, tra shock, critiche e dibattiti accesi.

In una precedente intervista a Entertainment Weekly, Clarke aveva raccontato di non essere stata preparata alla svolta narrativa della sua protagonista. Quando lesse gli ultimi copioni, la sua reazione fu di totale incredulità. «Cosa, cosa, cosa, COSA!?», ricordava. «Succede dal nulla. Sono rimasta senza parole, non me lo aspettavo minimamente».

L’attrice ha descritto un momento personale molto difficile, segnato da lacrime e da una lunga passeggiata senza meta. «Ho pianto e sono uscita di casa. Sono tornata con le vesciche ai piedi dopo cinque ore. Continuavo a chiedermi come avrei potuto farcela». Ha poi raccontato di aver chiamato la madre, chiedendole semplicemente di parlarle per ritrovare un equilibrio dopo la lettura di quelle pagine.

Daenerys Targaryen Emilia Clarke Game of Thrones

Le critiche al finale e il rapporto con la serie

La trasformazione di Daenerys nella cosiddetta Regina Folle è stata percepita da molti spettatori come affrettata. Clarke, in un’intervista al Sunday Times nel 2020, aveva ammesso di essersi sentita infastidita dal modo in cui le ultime stagioni avevano privilegiato le grandi scene spettacolari a discapito dei dialoghi e dell’approfondimento dei personaggi.

Nonostante questo, col tempo il suo rapporto con Il Trono di Spade è cambiato. Intervistata da The Hollywood Reporter un anno dopo, alla domanda se avesse fatto pace con il finale della serie, l’attrice aveva risposto senza esitazioni: «Sì, davvero. Davvero, davvero, davvero».

Questa serenità ritrovata sembra andare di pari passo con la volontà di guardare avanti, esplorando nuovi generi e nuovi ruoli. Ponies, serie di spionaggio ambientata in un contesto realistico e contemporaneo, rappresenta un esempio chiaro di questa nuova direzione.

Un futuro lontano dai draghi

Le parole di Emilia Clarke non suonano come un rifiuto rabbioso del passato, ma come una scelta matura. Il Trono di Spade le ha dato moltissimo, ma ha anche richiesto un impegno emotivo e professionale enorme. Dopo otto anni trascorsi in un mondo fantasy così totalizzante, è comprensibile il desiderio di cambiare registro.

Per i fan, l’idea di non rivederla mai più in un ruolo simile a Daenerys può essere malinconica. Per Clarke, invece, sembra rappresentare una liberazione. Il fantasy resterà una parte fondamentale della sua storia artistica, ma il futuro, a quanto pare, sarà fatto di altre sfide, lontane da draghi e troni.

Jar Jar Binks cerca riscatto con il nuovo fumetto di Star Wars

La galassia di Star Wars è piena di eroi leggendari, villain iconici e personaggi entrati di diritto nell’immaginario collettivo. Ma non tutti hanno avuto lo stesso trattamento da parte dei fan.
Anzi, pochi nomi dividono la community quanto Jar Jar Binks.

Introdotto nella trilogia prequel, il Gungan è diventato rapidamente uno dei personaggi più controversi dell’intera saga. Amato da pochi, detestato da molti, spesso usato come bersaglio facile, con punte di disprezzo quasi inarrivabili.

Ora però, a distanza di anni, Star Wars sembra finalmente pronto a concedergli una vera possibilità di redenzione.

Marvel Comics riporta Jar Jar al centro della storia

Marvel Comics ha annunciato Star Wars: Jar Jar, una nuova miniserie che prova a rispondere a una domanda rimasta sospesa per troppo tempo: “Che fine ha fatto Jar Jar dopo l’era dei prequel?”

La storia affronta direttamente le conseguenze della sua decisione più famosa (e disastrosa) e lo collega agli albori dell’Alleanza Ribelle, dando finalmente peso narrativo a un personaggio che ha sempre vissuto all’ombra delle sue gag.

Ahmed Best torna a scrivere il destino del suo personaggio

La vera novità, però, è dietro le quinte di questa miniserie.

La serie è co-scritta proprio da Ahmed Best che ha collaborato con Marc Guggenheim, mentre i disegni sono firmati da Kieran McKeown.

E non è finita qui.

Jar Jar non sarà solo: nella storia compare anche Kelleran Beq, Jedi interpretato sempre da Best, visto prima in Star Wars: Jedi Temple Challenge e poi in The Mandalorian. Una scelta che crea un legame meta-narrativo interessante e, soprattutto, emotivamente potente.

star wars jar jar fumetto tavola

L’errore che ha cambiato la galassia lontana lontana

L’ultima apparizione davvero significativa di Jar Jar al cinema risale a L’Attacco dei Cloni, quando il suo discorso al Senato concede i poteri d’emergenza a Palpatine. Una scelta che apre la strada all’Impero e che pesa come un macigno sull’intera saga.

Dopo qualche fugace comparsa in La Vendetta dei Sith, il personaggio è sparito dai radar.

Questo fumetto riprende esattamente quel filo narrativo, chiedendosi cosa significhi convivere con una colpa di quelle dimensioni.

Redenzione, fandom spietato e ferite mai rimarginate

Le prime tavole in anteprima mostrano Jar Jar e Kelleran Beq incrociarsi in circostanze tutt’altro che tranquille. Beq rappresenta per Jar Jar una figura di fiducia, ma il pericolo arriva in fretta, suggerendo che il tono sarà molto più serio di quanto ci si aspetterebbe dal personaggio.

Ed è impossibile ignorare il contesto reale.

Dopo La Minaccia Fantasma, Ahmed Best ha subito un’ondata di critiche durissime, con conseguenze personali molto pesanti. Negli anni, però, il fandom ha iniziato a rivedere il giudizio, distinguendo finalmente il personaggio dall’attore.

Vedere Jar Jar affrontare le conseguenze delle sue azioni e trovare uno scopo più grande sembra una chiusura del cerchio, sia narrativa che umana.

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Star Wars Jar Jar: data di uscita e sinossi ufficiale

Questa la sinossi ufficiale del fumetto rilasciata da Marvel: “Jar Jar ritorna — co-scritto dallo stesso Jar Jar, Ahmed Best — per affronta le conseguenze di aver concesso i poteri d’emergenza al Cancelliere Palpatine. Quale ruolo chiave ha avuto nella nascita dell’Alleanza Ribelle? Con la partecipazione speciale del Jedi Knight Kelleran Beq, Star Wars: Jar Jar #1 arriverà nelle fumetterie l’11 febbraio 2026″.

Che lo si ami o lo si odi, Jar Jar Binks sta tornando sotto i riflettori. E questa volta, potrebbe finalmente raccontare la storia che meritava da sempre.

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