Guillermo del Toro e i videogiochi sembrano proprio non riuscire a trovare un punto d’incontro. Nel corso degli anni il regista ha incrociato più volte il mondo del gaming, vedendo però ogni volta i progetti naufragare prima di raggiungere i giocatori o il pubblico cinematografico. Dopo un’esperienza particolarmente spiacevole nel tentativo di realizzare un film su BioShock, ha praticamente chiuso la porta all’idea di adattare un videogioco per il grande schermo.
Del Toro aveva esplorato la possibilità di un film tratto da BioShock, la celebre serie nota per il suo inquietante mondo sottomarino, l’atmosfera angosciante e una narrazione dal taglio profondamente cinematografico. Qualunque cosa sia accaduta durante quell’esperienza, è stata abbastanza grave da spegnere del tutto il suo interesse.
“No, assolutamente no”: la posizione netta di del Toro
Quando IGN gli ha chiesto se adatterebbe mai un videogioco in un film, del Toro ha risposto “mai”, chiarendo ulteriormente la sua posizione con un secco: “No, assolutamente no.” Il suo problema non è con i film tratti dai videogiochi in generale: ha provato a realizzarne uno lui stesso, ed era proprio BioShock. Raccontando l’esperienza, il regista ha spiegato di aver partecipato a un paio di telefonate di lavoro, senza rivelare chi fosse coinvolto, che sono state “probabilmente una delle telefonate più disastrose che abbia mai avuto”.
L’episodio ha rafforzato qualcosa che del Toro sapeva già lavorando in entrambi i media: film e videogiochi condividono un linguaggio visivo, ma raccontare una storia attraverso di essi richiede strumenti molto diversi. “Trovo che le dinamiche di un videogioco siano molto diverse da quelle di un film. Possono assomigliarsi dal punto di vista cinematografico, per i movimenti della macchina da presa e così via, ma il modo di raccontare è molto diverso, perché non si risolvono enigmi. Non si assembla. Quando abbiamo costruito la struttura di InSane, abbiamo creato quello che chiamo un mandala. Bisogna dare l’illusione di un sandbox infinito e condurre il pubblico a destra o a sinistra attraverso le ‘proprie decisioni’, ma in un certo senso bisogna metterlo alle strette.”
InSane e Silent Hills: i progetti naufragati nel mondo del gaming
Nel 2010 il regista aveva annunciato InSane, un ambizioso survival horror pensato come primo capitolo di una trilogia. Il concetto era far sentire i giocatori come se stessero esplorando un enorme sandbox, mentre il gioco li riportava gradualmente verso la storia centrale. Il progetto non è mai arrivato a destinazione: è stato cancellato nel 2012 e l’editore THQ è fallito pochi mesi dopo. I diritti sono poi tornati a del Toro, che potrebbe quindi riutilizzare un giorno mostri, idee o elementi narrativi per un altro progetto. Se ne facesse un film, tecnicamente non realizzerebbe comunque un adattamento videoludico, dato che InSane non è mai diventato un gioco uscito sul mercato.
La sua sfortuna con il gaming non finisce qui. Del Toro ha collaborato anche con Hideo Kojima e Norman Reedus a Silent Hills, che ha dato vita al leggendario teaser giocabile P.T. prima che Konami cancellasse il gioco. Quanto a tornare personalmente allo sviluppo di videogiochi dopo InSane, la sua risposta è altrettanto definitiva: “mai più”.
BioShock, un adattamento che non riesce a decollare
BioShock si è rivelato particolarmente difficile da trasformare in un film. Gore Verbinski era stato in precedenza legato al progetto come regista, ma l’adattamento è crollato quando non è riuscito a ottenere il budget che riteneva necessario mantenendo il film vietato ai minori. Netflix ha poi raccolto la sfida, con Francis Lawrence alla regia del proprio film su BioShock. Quell’adattamento è in sviluppo da anni, ha già subito una riduzione del budget e la produzione non è ancora iniziata.
Del Toro non ha comunque problemi a trovare spazio per i suoi mostri: ha realizzato moltissimi progetti affascinanti sia nel cinema dal vivo sia nell’animazione, e ha anche parlato della possibilità di concentrarsi un giorno esclusivamente sull’animazione, un mezzo che gli concede grande libertà nel creare mondi strani senza dover fare i conti con le esigenze narrative molto diverse dei videogiochi. Chi sperava di vedere Guillermo del Toro alle prese con una grande proprietà videoludica sul grande schermo farebbe meglio a non trattenere il respiro.


