Se oggi parlare di razzi che atterrano in verticale non sorprende più come un tempo, è soprattutto merito di SpaceX, che negli ultimi dieci anni ha trasformato quella che sembrava fantascienza in una pratica quasi di routine.
Proprio per questo il successo ottenuto dalla Cina nelle scorse ore merita attenzione: il colosso asiatico ha infatti completato con successo il recupero del primo stadio di un razzo orbitale, segnando uno dei traguardi più importanti della sua corsa verso le tecnologie spaziali riutilizzabili.
Pechino si avvicina alle tecnologie di SpaceX e Blue Origin
Il test avvicina Pechino alle tecnologie di SpaceX e Blue Origin e rappresenta un tassello fondamentale per i futuri obiettivi lunari del programma spaziale cinese.
Protagonista dell’impresa è il Long March 10B, lanciato dall’isola di Hainan, nel sud della Cina. Secondo quanto riportato dai media statali, circa sei minuti dopo la separazione dal secondo stadio, il booster è rientrato in modo controllato ed è atterrato verticalmente su una piattaforma galleggiante in mare.
Rientro a terra dopo il lancio orbitale
Le immagini diffuse dall’emittente statale CCTV mostrano il booster mentre completa la fase finale della discesa, rallentando progressivamente fino a posarsi sulla piattaforma di recupero.
Oltre al successo dell’atterraggio, la missione ha raggiunto anche il suo obiettivo principale, collocando regolarmente un satellite in orbita.
Secondo la China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), azienda responsabile dello sviluppo del vettore, il test rappresenta una “svolta storica” per le tecnologie di riutilizzo dei lanciatori spaziali cinesi e costituisce una base fondamentale per aumentare l’efficienza dell’accesso allo spazio nei prossimi anni.
Perché i razzi riutilizzabili sono così importanti?
Recuperare il primo stadio di un razzo non è soltanto una dimostrazione tecnologica.
La possibilità di riutilizzare i componenti più costosi del lanciatore consente infatti di ridurre sensibilmente i costi delle missioni, diminuire i tempi necessari tra un lancio e l’altro e aumentare la frequenza delle operazioni spaziali.
È proprio questa filosofia ad aver rivoluzionato il settore grazie a SpaceX, che da quasi un decennio recupera e riutilizza regolarmente i booster della famiglia Falcon 9, cambiando gli equilibri del mercato dei lanci spaziali.
Anche Blue Origin, l’azienda fondata da Jeff Bezos, ha raggiunto un traguardo analogo con il primo recupero del booster del razzo New Glenn, avvenuto lo scorso anno.
Con il successo del Long March 10B, anche la Cina dimostra di essere sempre più vicina a padroneggiare una tecnologia ormai considerata strategica per il futuro dell’esplorazione spaziale.
La corsa allo spazio passa anche dalla competizione tecnologica
Negli ultimi anni Pechino ha dichiarato più volte di voler trasformare il Paese in una delle principali potenze aerospaziali del pianeta.
Per raggiungere questo obiettivo, il governo cinese ha affiancato al tradizionale programma spaziale statale un settore commerciale sempre più dinamico, nel quale numerose aziende stanno sviluppando nuovi vettori e sistemi di lancio riutilizzabili.
Il percorso, però, non è stato privo di ostacoli.
Diversi test effettuati negli ultimi mesi da altre società cinesi non avevano raggiunto i risultati sperati, rendendo ancora più significativo il successo ottenuto dal Long March 10B.
Obiettivo Luna
Il Long March 10 non nasce soltanto con l’obiettivo di rendere più efficienti i lanci commerciali.
Questa nuova famiglia di razzi rappresenta infatti uno degli elementi chiave del programma con cui la Cina punta a realizzare future missioni con equipaggio verso la Luna.
In quest’ottica, il recupero del primo stadio non è soltanto un esercizio ingegneristico, ma un passo concreto verso una maggiore autonomia operativa e una riduzione dei costi delle missioni spaziali di nuova generazione.
La competizione con gli Stati Uniti, insomma, non si gioca più soltanto sul numero di satelliti lanciati o sulle future basi lunari. Sempre di più, passa dalla capacità di sviluppare tecnologie riutilizzabili in grado di rendere l’accesso allo spazio più rapido, economico e sostenibile.

