GdR Lab: il progetto che unisce psicologia e giochi di ruolo

gdr lab

In occasione del Treviglio in Gioco di quest’anno, abbiamo conosciuto un nuovo interessante progetto relativo ai giochi di ruolo. Si tratta di GdR Lab, iniziativa volta ad applicare il gioco di ruolo a fini terapeutici.

A capo del progetto c’è Demetrio Martorano, psicologo e formatore, con cui abbiamo avuto il piacere di parlare durante la manifestazione bergamasca e che ci ha raccontato come è nato GdR Lab, i suoi sviluppi e dei progetti futuri (mentre sullo sfondo diversi gruppi stavano giocando!).

Scopriamo GdR Lab, progetto tra piscologica e giochi di ruolo

Ecco una breve intervista a Demetrio Martorano per capire un po’ di più GdR Lab:

Cos’è il progetto GDR LAB e com’è nato?

GDR LAB è un progetto con fini terapeutici che unisce il mio hobby principale e il mio lavoro, ossia il gioco di ruolo e la psicologia. Ho iniziato a giocare a Dungeons & Dragons a sedici anni e, con il tempo, ho notato le molteplici sfaccettature di questo strumento e le sue possibili applicazioni in ambito terapeutico. Gli studi alla facoltà di Scienze Psicologiche presso l’Università di Bergamo mi hanno incoraggiato a portare avanti l’idea; così, dopo la laurea magistrale in Psicologia Clinica, mi sono messo al lavoro: ci sono già prove scientifiche dei vantaggi del gioco di ruolo, ma il mio è il primo studio effettuato in Italia.

Come funziona GDR LAB?

Ogni sessione è composta da due momenti: il gioco in sé e il briefing. Nella prima parte, i ragazzi sperimentano l’interpretazione di un ruolo seguendo la narrazione del conduttore e, attraverso l’improvvisazione, proiettano sul loro personaggio tratti della propria personalità. Successivamente, vengono ripresi determinati momenti di gioco per far emergere delle tematiche da rielaborare in gruppo. Il lato terapeutico di GDR LAB sta nel dare la possibilità a ogni individuo di sperimentarsi in un contesto protetto, traendone spunti di riflessione personale.

In che modo GDR LAB può aiutare nel periodo dello sviluppo?

GDR LAB si basa sull’idea che il gruppo dei pari sia fondamentale per lo sviluppo della personalità dell’adolescente. Condividere un’avventura fantastica con persone sconosciute ha lo straordinario “effetto collaterale” di creare unità. Nel caso di GDR LAB si tratta di un gruppo protetto, sotto la supervisione di uno psicologo: un’occasione di relazione mediata dal contributo del professionista e dalla presenza di un adulto di riferimento, ovvero il conduttore del gioco.

Dove è iniziato GDR LAB?

Il banco di prova per GDR LAB è stato presso un centro diurno per adolescenti con disturbi psichiatrici. Avevo il timore che passare dal reale al fantastico potesse essere pericoloso per ragazzi che, a causa della loro patologia, avevano difficoltà a distinguerli, ma non è accaduto. Anzi, come avevo sperato, grazie alle avventure al tavolo da gioco, si è creato un microcosmo nerd fatto di linguaggi condivisi, ricordi, storie e i ragazzi hanno iniziato a socializzare. Questo mi ha dato la forza per continuare a crederci; è stato allora che ho iniziato a pensare a un format più definito.

Dopo questa esperienza positiva ha pensato di espandere il progetto?

Assolutamente sì. Dato il successo ottenuto presso il centro diurno, ho pensato di riadattare il progetto per affrontare il problema del ritiro sociale. L’ho proposto a un gruppo di ragazzi Hikikomori che già seguivano percorsi di terapia individuale con un’équipe specializzata. All’inizio non sono mancate le difficoltà, ma, con il tempo, i ragazzi hanno cominciato a interagire tra loro, sia al tavolo da gioco che fuori. Alcuni hanno persino portato Dungeons & Dragons nel loro gruppo di amici esterno alla terapia. Il nostro più grande successo è stato vederli partecipare tutti insieme a un festival a tema pieno di persone: dal gruppo protetto di GDR LAB alla società!

Cosa c’è nel futuro di GDR LAB?

Il progetto è in via di espansione e sto pensando a nuove collaborazioni. Per la stagione 2021-2022, il mio obiettivo è dare un’impronta ancora più psicologica: introdurre una misurazione delle life skills, le competenze emotive dei ragazzi, prima dell’accesso al laboratorio per poterle confrontare con quanto emergerà alla fine dell’anno. Mi concentrerò soprattutto su cambiamenti e miglioramenti in ambito di empatia, sicurezza di sé e capacità relazionali.

Cosa aiuta a migliorare GDR LAB?

Il primo fattore che può essere sviluppato tramite il gioco di ruolo è l’autostima, un tasto dolente in molti giovani adulti che incontro; e, sempre per quanto riguarda l’affermazione personale, l’assertività (l’affermazione equilibrata dei propri bisogni) e l’empatia (la capacità di sintonizzarsi sulle emozioni altrui). Si passa poi ad aspetti più pratici, come la percezione delle difficoltà e la propria abilità nel generare soluzioni adatte a superarle, ovvero il problem solving. Infine, in un’epoca in cui le richieste della società riverberano nei giovani come un fardello, non si può non parlare della gestione dello stress e del controllo della frustrazione che ne deriva: il gioco di ruolo aiuta a controllare gli impulsi aggressivi e a far fronte con ottimismo alle difficoltà della vita.

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