Vikings 6: recensione dell’episodio 16 “The Final Straw”

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I figli superstiti di Ragnar Lothbrok sono alle prese con nuove sfide: l’immensità dell’oceano e una possibile nuova grande guerra in questa recensione di “The Final Straw”Attenzione, sedicesima puntata di Vikings 6.

Ovviamente, norreni, non continuate con la lettura se non volete navigare in acque piene di spoiler!

Recensione di “The Final Straw” di Vikings 6: si torna a Kattegat

Come detto nella recensione del precedente episodio di Vikings 6, in questa puntata della sesta stagione ecco che fanno il loro ritorno a Kattegat i fratelli Itzverk e Ivar Senz’ossa. Appena sbarcati al porto vengono però accolti da insulti e sputi e come poteva non essere, visto che l’ultima volta essi erano alle dipendenze di Oleg, che aveva dato l’assalto alla capitale norrena, forte del suo temibile esercito Rus.

I due traditori vengono quindi scortati da re Harald Finehair, che li accoglie comunque abbastanza benevolmente e per di più organizza in loro “onore” un banchetto.

I due fratelli sulle prime appaiono piuttosto dimessi e sono accolti malvolentieri dagli invitati durante la cena; Itzverk come al solito malinconico e taciturno e Ivar dimesso e pensieroso.

Pare non esserci più posto per loro, con i due che trascorrono i giorni a Kattegat senza fare nulla, immersi nei loro pensieri e osteggiati dal popolo.

Da una parte Itzverk, che sulla tomba di Bjorn, si proclama indegno di entrare nel Walhalla in quanto persona che non ha mai avuto uno scopo nella vita, che ha tradito il fratello Ubbe e che ha ucciso l’eroica shield-maiden Lagertha.

Dall’altra abbiamo Ivar, a colloquio con l’indovino sfigurato, che lo invita a ripensare al leggendario padre Ragnar Lothbrok e alla sua eredità di guerriero vichingo.

Alla corte di Re Harald Finehair

Una sera Harald e Ivar hanno uno scambio di battute_ Harald confessa il suo dolore per la perdita del fratello Halfdan, ucciso proprio per mano sua – come ricorderete – e per aver perso il suo grande amore Gunnhild: regnare a questo modo per lui ha quasi perso ogni significato, nonostante la sua ambizione e la sua sete di potere lo hanno sempre spinto a cercare il dominio ad ogni costo.

Forse per l’attuale Re dei Norreni, è più importante l’atto di conquistare, piuttosto che regnare su un suolo pacifico e prospero.

Ivar, dopo una notte piuttosto tormentata, riesci a capire finalmente ciò che l’indovino gli diceva e soprattutto comprendendo le ultime frasi dette dal padre Ragnar, durante la prigionia inglese.

Non ho potuto fare a meno di pensare che si stia per preparare una nuova guerra d’invasione, destinazione: Inghilterra!

Nuovamente in guerra!

Re Harald riunisce un’enorme assemblea nella sala del trono dove espone il suo piano: riconquistare le colonie norrene sparse nel Wessex e in Northumbria prima che Re Alfred le assoggetti completamente. Ma ad infiammare gli animi e a convincere i più perplessi a prendere le armi sarà proprio Ivar che ricorda a tutti in quale modo sia morto Ragnar e chiedendo loro di vendicare il più celebre guerriero vichingo che il mondo abbia mai conosciuto.

La folla esplode inneggiando ad Ivar, sotto lo sguardo perplesso di Erik il Rosso, che vede in questo nuovo entusiasmo per il Senz’ossa un pericolo per il trono di Harld e certamente per la sua posizione di capo delle guardie reali.

A questo punto è lecito chiedersi come andrà finire. Per prima cosa mi chiedo se anche questa volta Itzverk, rinfrancato dal suo lungo dolore grazie ad una notte d’amore con una misteriosa fanciulla, si unirà alla spedizione inglese oppure sceglierà finalmente un suo percorso personale in totale autonomia.

L’accordo tra Harald e Ivar reggerà oppure alla prima occasione possibile, uno dei due cercherà di sopraffare l’altro? Presumibilmente se le cose andranno bene anche la loro alleanza sarà solida. Forse se ritorneranno vincitori a Kattegat, allora si potrebbe pensare che lo scranno di Harald possa essere in pericolo.

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In balia dell’oceano

La sedicesima puntata per molto tempo è concentrata sui fatti di Kattegat, ma non dimentichiamoci dello sparuto gruppo di naviganti norreni con a capo Ubbe, persi nell’oceano. Purtroppo per loro, le condizioni sembrano precipitare, poiché ben presto finiscono le riserve di acqua piovana e il cibo letteralmente scarseggia. In più, come se non bastasse, alcuni iniziano ad ammalarsi e l’assenza di vento complica la navigazione.

In una sera Ubbe, stanco delle mezze verità di Othere, lo insulta, chiedendo di essergli per una volta sincero. Purtroppo il giorno dopo un giovane membro perisce e il suo corpo viene mestamente lasciato agli abissi. Una nuova tempesta si scatena e la fragile imbarcazione norrena è in balia di onde e fulmini: in un istante Ubbe si scaglia contro Othere, ma è fermato all’ultimo momento da Torvi, ricordandogli quanto è successo con Kjetil e la guerriglia civile scatenata per il possesso della balena.

Viene davvero da chiedersi se effettivamente riusciranno a toccare terra prima o poi e anche se mai consoceremo la verità su Othere: era un norreno che poi si è convertito al cristianesimo oppure è quello che dice di essere ossia un ex-monaco sassone? Difficile da stabilire, ma la domanda forse più importante è sapere se Ubbe riuscirà mai a diventare un vero e proprio capo, tanto quanto lo era il padre?

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