Rim of the World: il campeggio estivo più noioso della storia – Recensione

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Quando si è cresciuti negli anni ’80 come il sottoscritto, si è marchiati a vita da un ideale di film avventuroso che corrisponde al nome di Goonies. La pellicola della grandiosa avventura alla ricerca del tesoro di Willy l’orbo ha segnato più di una generazione, sia tra gli spettatori che tra i registi. Ogni generazione ha bisogno di un suo Goonies, e il mondo dell’entertainment ne è conscio. Netflix sta cercando di trovare un prodotto che possa avvicinare gli adolescenti da un pezzo, e ci ha nuovamente provato con Rim of the World… ecco la nostra recensione.

La recensione di Rim of the World, il film che cerca di imporsi come un titolo per adolescenti avventurosi. Riuscirà Netflix a sfuggire alla maledizione di McG?

Quando si tratta delle nuove proposte Netflix, ci si scontra subito con l’inevitabile ansia. Da quando Big N ha iniziato a produrre film propri, ci si è ritrovati di fronte ad esiti il più delle volte deludenti, come Titan o Mute, e più raramente a perle rare come Annientamento. Purtroppo, Netflix si ostina a considerare la quantità come l’unico modo per poter garantire ai propri sottoscrittori un motivo per non abbandonare il servizio.

Peccato che per arrivare a questo obiettivo Netflix tratti le proprie produzioni come fossero dei B-movie, un difetto che colpisce anche Rim of the World.

Teniamo presente che viviamo in un periodo in cui tutto cerca di affidarsi alla nostalgia dei bei tempi andati finiti negli anni ’80, sempre con il fantasma dei Goonies che aleggia su tutto. Lo abbiamo visto con Stranger Things, al cinema persino il nuovo It si è affidato a questo amarcord ineluttabile. Per Rim of the World ci si è nuovamente voluto affidare alla formula dei giovani protagonisti che vivono un’avventura assurda, durante la quale trovano il modo di affrontare le proprie paure.

Affidando a McG il nuovo film originale per ragazzi, Netflix pensava di aver trovato un nome in grado di dare smalto alla sua idea. Considerando che lo stesso McG ha già in ballo con Big N il film comedy horror Babysitter, ci si aspettava che Rim of the World mostrasse come questi due nomi dell’entertainment potessero interagire.

Per andare sul sicuro, il buon McG ha deciso di imbastire Rim of the World proprio sulla formula della nostalgia, rilanciata da Netflix con i suoi piccoli eroi di Hawkings. L’idea stantia e oramai abusata del racconto di ispirazione nostalgica non è per forza un difetto, se a supporto abbiamo una scrittura capace di offrire una storia appassionante e che sappia coinvolgere. E onestamente, possiamo oramai dire che quando si parla di buona scrittura, McG è l’ultima persona a cui penseremmo, come dimostrano precedenti film da lui firmati come Terminator Salvation o Charlie’s Angels.

Rim of the World vede come protagonisti quattro ragazzini costretti a diventare eroi per salvare il mondo da un’invasione aliena. Conosciutisi nel campo estivo La fine del mondo, il quartetto rappresenta un campionario di stereotipi da film adolescenziale da manuale. Ovvio che il film sia indirizzato ad un pubblico adolescenziale, ma quello che sembra chiaro è che il team che ha lavorato a Rim of the World non ben chiaro quanto i ragazzini di oggi siano svegli, bombardati da una massiccia dose di entertainment che li ha resi molto più esigenti in termini di qualità, quanto meno visiva.

Rim of the World non riesce a far presa sugli spettatori perché manca il primo aggancio essenziale, ossia la costruzione di un legame emotivo tra personaggi e spettatore. McG non ha la forza di staccarsi dalla vena citazionista con cui cerca di infarcire le battute dei ragazzini, appellandosi ad una cultura pop datata che stona in modo particolare nelle parole di tredicenni di oggi. Se a questo aggiungiamo anche la scelta di mutuare pedissequamente scene di celebri film del passato (da Jurassic Park a Teminator: Il giorno del giudizio).

Non ha di certo aiutato Zack Stentz, che ha contribuito alla sceneggiatura. Ancora una volta, Netflix ha mostrato di non avere compreso come costruire un film di fantascienza che sappia rendere onore a questo genere. Rim of the World aveva la possibilità di offrire una sci-fi meno seria e più lieve, ma manca l’obiettivo perché non ha il coraggio di rivolgersi espressamente al pubblico adolescenziale, cercando di creare una relazione anche con un pubblico più adulto, magari in cerca di un prodotto nostalgico.

Il risultato finale è che Rim of the World sembra un film fatto più per obbligo che non per passione, totalmente privo di carattere. Manca una struttura narrativa funzionale, che solo nella seconda parte cerca di mostrare timidamente una certa verve, ma crolla sui punti base della sceneggiatura.

Sarebbe interessante capire come all’interno di un’invasione così massiccia in grado di mettere in ginocchio l’intera umanità i ragazzi debbano affrontare soltanto una creatura aliena. Comprensibile per contenere i costi, ma la stessa parsimonia è stata investita negli effetti speciali, particolarmente scarni e a tratti imbarazzanti.

Lo scarso risultato di Rim of the World dovrebbe esser un monito per Netflix in primis, e per il mondo dell’entertainment in generale. La bolla dell’effetto nostalgia è stata ampliamente sfruttata, ed è comunque un filone che deve esser trattato con rispetto. Persino il recente IT, nel suo discostarsi vergognosamente dall’opera originale, ha mantenuto un minimo di coerenza.

La recensione di Rim of the world si conclude quindi malamente con il film che tenta di allontanarsi da questo trend, portando tutto nella contemporaneità, ma la tentazione di sfruttare la nostalgia e costruire intorno a questo assioma un prodotto che, a conti fatti, diventa un lento incedere in una storia stantia e priva di mordente. L’ennesimo scivolone di McG, insomma.

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