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L’abisso del male: la nascita dell’Universo Bonelli – Recensione

C’era un tempo in cui gli incontri dei diversi personaggi Bonelli erano degli eventi epocali, che rimanevano però fine a sé stessi. Spesso ottenuti con mezzi fortuiti, avevano più il carattere di premio per i fedeli lettori che non di pilastri per la creazione di un universo bonelliano coeso. Sono poi arrivati Ultima fermata: L’incubo e La fine del mondo, avventure in cui Dylan Dog e Martin Mystere incrociavano le loro strade. E il mondo finiva sempre per correre inauditi pericoli, tanto che all’annuncio di L’abisso del male alcuni hanno cominciato a prevedere cataclismi inauditi.

L’abisso del male, la storia in cui Martin Mystere e Dylan Dog si incontrano per la terza volta, è anche l’esordio ufficiale dell’Universo Bonelli!

Ironia del destino, il timore di veder finire il mondo è rivolto ad un albo che, in realtà, getta le basi per un nuovo universo, quello bonelliano per l’appunto. A voler fare i pignoli, si potrebbe dire che già in passato qualche piccolo accenno si è visto, da discendenti che incontrano personaggi futuri (Nathan Never e un pronipote di Jerry Drake in Uomini Ombra), a repliche robotiche di personaggi (sempre Never con un Martin Mystere Metallico), ma rimaneva sempre la sensazione che non si volesse dare maggior corpo ad una simile possibilità.

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L’abisso del Male ha il ruolo di punto di partenza, un viaggio che viene intrapreso grazie all’anima tradizionale di casa Bonelli, incarnata dall’immortale Alfredo Castelli (Martin Mystere), dalla vena rivoluzionaria di Roberto Recchioni (Dylan Dog) e dal talento narrativo di Carlo Recanto, che ha saputo racchiudere il cuore più puro della Bonelli in una bella storia.

Ovviamente, i protagonisti sono i due indagatori, ancora una volta uniti da un’indagine mysteriosa, che coinvolge orrori del passato e segreti antichi, nella migliore tradizione. Per quanto sia centrale questa ricerca della verità, e per quanto Recanto abbia saputo renderla avvincente, L’abisso del Male andrebbe letto perché presenta in modo netto e suggestivo due forti personalità costrette a confrontarsi con le proprie paure, e con un pizzico di fraterna invidia.

La dinamica che si instaura tra Martin e Dylan è stupenda. Inizialmente reticenti al fare di nuovo coppia, i due personaggi sembrano accoglierci in un albo malinconico, con un loro saluto quasi freddo e seguito da recriminazioni personali che echeggiano per la prima parte dell’albo. I due caratteri forti dei protagonisti, uniti ad un differente modo di intendere conoscenze e intromissioni dei ‘poteri forti’, sono ideali per raccontare un’avventura in cui il lato umano, rapportato alle difficoltà, venga esaltato.

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Ad emozionarmi, però, è stato il modo sottile in cui questo tanto atteso universo Bonelli è stato creato. Contrariamente ad alcuni passati incontri che mi hanno lasciato un po’ di amarezza, , L’abisso del male unisce al meglio una storia avvincente con l’intrecciarsi delle diverse suggestioni bonelliane, incarnate dai personaggi amati dai lettori che compaiono nell’albo. Non si è mai cercata la forzatura da parte di Recagno, ma avvalendosi di consulenti di eccezione (come Recchioni, Moreno Burattini e Castelli) si è creata un’organicità di queste presenze che ha dato ulteriore solidità all’impianto narrativo di L’abisso del male.

Tramite il racconto con flashback e incontri paranormali, sono comparsi nomi come Jerry Drake e Nathan Never, abbiamo visto le versioni future già note dei due protagonisti (con una gradevole considerazioni sui rimpianti del passato) e hanno fatto la loro comparsa alcune delle figure più amate della casa editrice milanese. Se questo deve esser il primo passo di un universo espansione, probabilmente abbiamo tra le mani uno dei più promettenti Big Bang fumettistici.

Sono rimasto rapito da come Recagno ha intessuto la trama principale, fatta di piccoli colpi di scena che vengono amplificati dalla conoscenza del mondo bonelliano, in cui si viene stuzzicati con piccoli indizi, con una tensione narrativa crescente che culmina in entrate trionfali. Lo ammetto, in alcuni punti ho sorriso come un bambino vedendo comparire un certo Spirito, atteso per tutto l’albo dopo aver visto comparire una delle sue nemesi. E questa sensazione di attesa, la sicurezza che sarebbe in qualche modo comparso è la prova che L’abisso del male svolge al meglio la sua funzione di aggregatore di universi, facendoli convergere in un’unica, grande opera in cui ogni elemento finisce al proprio posto in modo perfetto.

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La costruzione di questo nuovo mondo passa per la valorizzazione degli elementi caratteristici di Martin e Dylan, che sono in costante equilibrio grazie da un rispetto delle prerogative di ogni personaggio, spalle comprese, che operano di concerto per dare corpo a questa storia.

I disegni di Freghieri, a cui si uniscono altri grandi nomi della Bonelli per delle tavole che esprimano questa genesi, sono sempre d’effetto, mirano ad esaltare la storia attraverso inquadrature suggestive. Solo un dubbio su un discorso di proporzioni per la Renegade di Martin di fronte al numero 7 di Craven Road, che mi sembra eccessivamente schiacciata, ma il resto dell’albo è pura estasi.

L’Abisso del Male ha un ruolo particolarmente centrale nel corpus bonelliano, una responsabilità anche autoriale che però non ha spaventato Recagno e Freghieri, che hanno realizzato uno degli albi più interessanti degli ultimi anni, nel panorama bonelliano.

Da notare che questo mese, Dylan Dog è al centro di una serie di iniziative incredibili. L’abisso del male non è il solo incontro di Dyd, visto che pochi giorni fa è uscito anche Incubi e serial killer, la prima parte del team up tra l’Indagatore dell’incubo e Morgan Lost. Come se non bastasse, con il numero 387, Che regni il caos!, inizia il Ciclo della Meteora, l’atteso arco narrativo che per il prossimo anno sconvolgerà il mito di Dylan Dog. Novembre 2018 sarà ricordato a lungo in casa Bonelli!

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