American Vandal: una nuova indagine nelle irrequiete scuole americane

American Vandal

Quando una serie si dimostra capace di appassionare gli spettatori con una prima stagione d’esordio particolarmente riuscita, realizzare la seconda stagione diventa una scommessa. Negli scorsi giorni, su Netflix sono arrivate i nuovi episodi di due serie che attendevo con particolare trepidazione: Atypical e American Vandal.

American Vandal torna su Netflix, ribadendo l’ottimo lavoro dei suoi creatori

Della seconda (riuscitissima) stagione di Atypical abbiamo già parlato nel dettaglio con la recensione pubblicata qualche giorno fa. Con American Vandal, però, ci si confronta con una visione parodistica della ‘tv verità‘ tanto cara ad una concezione televisiva particolarmente radicata nell’entertainment d’oltreoceano: le docu-fiction.

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La prima stagione di American Vandal aveva dimostrato come deridere questo genere di intrattenimento fosse fattibile e soprattutto divertente, riuscendo anche a inserire una sottile criticia sociale che non guasta mai. A lasciare il dubbio sulla fattibilità di una seconda stagione era l’impostazione dell’indagine di Peter Maldonado, così focalizzata sugli eventi della propria scuola. Il rischio di presentare un clone di quanto già visto aleggiava sul ritorno della serie Netflix, eppure sin dalla prima puntata questo pericolo è stato agilmente evitato.

Il meccanismo di fuga è stato geniale ed insito nello spirito ironico della serie stessa. Complice il successo avuto da Peter e Sam nel registrare il loro primo documentario, l’emittente streaming più famosa del mondo, Netflix, decide di sviluppare una versione più ad altro budget della loro prima indagine.

Con un sarcasmo invidiabile, nel primo episodio viene raccontato questo passaggio, la prima ondata di celebrità per i due giovani reporter ed un’ironica critica di coloro per cui la produzione di Netflix ha privato il documentario della sua originalità.

Questi dettagli sono indicazioni di come American Vandal sia una serie capace di spezzare certe catene del mondo delle serie, analizzandole con occhio attento e rielaborandole in una luce critica, dando vita ad una parodia azzeccata e lucida.

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Quando nello stato di Washington la cittadina di Bellevue viene scossa da uno scandalo in una scuola, i nomi di Peter Maldonado e Sam Ecklund diventano la soluzione per scoprire chi sia il vandalo che ha colpito la Saint Bernardine Catholic School con lo pseudonimo di The Turd Burglar, il bandito della cacca. Nomignolo azzeccato, visto che le feroci burle di cui la scuola diventa vittima hanno proprio la cacca come elemento trainante.

Dopo che un utilizzo di lassativo che rasenta la strage colpisce duramente la scuola, i due giovani reporter sono invitati a risolvere il caso. Da qui inizia un’indagine che rispetta il ritmo della precedente stagione, fatto di verità che lentamente vengono rivelate, ma capace al contempo di analizzare anche il tessuto adolescenziale degli alunni e le figure non proprio trasparenti di alcuni docenti.

Il merito di questa seconda stagione di American Vandal è quello di nascondere dietro le risate ed un caso di goliardia troppo spinta un’analisi sociale piuttosto precisa e, a tratti, spietata. Nei diversi episodi veniamo spinti a idolatrare il campione sportivo, odiare la ragazzina ricca iper-viziata o deridere il personaggio eclettico della scuola, spinti dai classici stereotipi che quotidianamente ci vengono offerti.

Mentre l’indagine dei due ragazzi svela lentamente le ipocrisie e le mezze verità della vita nella Saint Bernardine, allo spettatore vengono mostrati elementi di vita quotidiana che spesso non coglie. Dalla critica alla pressante onnipresenza dei social ed il loro impatto sui giovani al codice implicito di importanza nei college americani, nessun aspetto viene tralasciato dall’occhio attento della videocamera, che coglie falsità e macchinazioni con una precisione chirurgica.

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Specialmente negli ultimi episodi, American Vandal mostra un’apertura emotiva inattesa, ma capace di suggestionare lo spettatore. Finalmente privi delle maschere imposte da un ambiente scolastico basato su apparenza e interessi, vittime e colpevoli sembrano quasi collidere. Il campione idolatrato che brama un minimo di normalità, l’amico fidato che si mostra un freddo calcolatore e rapporti di amicizia che rivelano equilibri inattesi sono ritratti con delicatezza e sensibilità, spezzati al momento giusto da tocchi di ironia adolescenziale volutamente marcata, ma non banale.

Questa voglia di mostrare il vero spirito dei classici personaggi da commedia adolescenziale è ciò che ho maggiormente apprezzato. I vari protagonisti sono mostrati nella loro vera natura, dando un senso agli eventi raccontati per i precedenti episodi, senza offrire scusanti a quanto fatto, ma dando una maggior realtà al contesto narrativo di American Vandal.

Nemmeno i due documentaristi sono immuni a questa critica. Il loro occhio indaga sui difetti di questa comunità, ma nel passare davanti alla telecamera anche loro diventano oggetto di analisi. Emergono la voglia di rimanere noti, la paura di non essere più in grado di alimentare il proprio successo e piccole invidie. Il rapporto tra Peter e Sam è ben gestito, con due personalità complementari che riescono, collaborando, a risolvere gli enigmi che si ritrovano davanti.

American Vandal riesce a cogliere sfumature sociali interessanti, avvolgendole con un sottile strato di ironia

Il valore aggiunto di American Vandal è il suo saper integrare tutti questi elementi in un ritmo narrativo in costante ascesa. Il tono da documentario viene utilizzato al meglio nel ritrarre vittime e attacchi del bandito della cacca, con una spettacolare inflessione pacata della voce narrante di Peter, capace di presentare elementi ridicoli con una serietà impressionante, dando vita ad un vincente contrasto emotivo.

Unito ad una scelta ragionata di un numero di puntate che non dilunghi troppo la storia, questo elenco di pregi rendere la seconda stagione di American Vandal una piacevole riconferma, rendendo la nuova indagine dei due giovani reporter ancora più avvincente della precedente. E ora attendo con ansia il terzo vandalo americano da smascherare.

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