Dragonero. Una nuova alba, inizia il futuro dell’Erondar

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Lo scorso mese, sulle pagine di Dragonero, abbiamo assistito alla fine della Saga delle Regine Nere. Nonostante una tavola finale in cui si respirava una speranza per il futuro, era impensabile che una volta deposte le armi al termine di una guerra così epocale il mondo di Dragonero non affrontasse le conseguenze di quanto vissuto anche da noi lettori negli ultimi mesi. Una nuova alba, l’albo di settembre, ha il difficile compito di avviare il processo di guarigione e di indicare una nuova strada ai nostri eroi.

Una nuova alba è il primo passo nel futuro di Dragonero

Su questo albo avevo parecchie aspettative. In questi mesi abbiamo assistito ad una guerra senza eguali, in cui il ritmo serrato dell’azione ci ha travolti con una cascata di emozioni che non ci hanno lasciato molto spazio per considerazioni più ‘politiche‘. Una nuova alba diventa quindi un punto di svolta che unisce l’aspetto emotivo del finale della guerra con la comparsa di un nuovo equilibrio di potere nell’Erondar.

L’aspetto più convincente dell’albo scritto da Stefano Vietti è il modo in cui vengono affrontate le conseguenze del finale della guerra. La copertina di Giuseppe Matteoni è quanto mai ispirata, mostrando il simbolo stesso dell’impero a pezzi, immagine perfetta per indicare come la società erondariana stia per affrontare uno dei momenti più duri della sua millenaria storia.

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Come prevedibile, la debolezza del trono imperiale è l’occasione ideale per i regni sottomessi per rivendicare maggior indipendenza. La stretta solida con cui il trono erondariano ha cercato di compattare sotto il proprio controllo le nazioni vicine ha creato dissapori secolari che attendevano la giusta occasione per ristabilire certi equilibri. L’idea di superiorità del trono erondariano di Nahim Eròndar è figlio di quel senso di potere che ha tenuto insieme l’Impero in questi secoli, ed è appassionante vedere come quello che abbiamo finora dato per garantito sia improvvisamente rimesso in discussione.

Diventa centrale la figura di Ausofer, il cancelliere. Da sempre fedele servo dell’Impero, a prescindere dai mezzi necessari, l’austero uomo politico sarà sicuramente uno dei personaggi da seguire con maggior attenzione nei prossimi mesi. Lo scacchiere politico, complesso ed incrinato dopo questa guerra inaudita, è il suo ambiente naturale, un mondo di fatto e ombre e compromessi di cui Ausofer padroneggia con maestria le regole.

Passando al piano più emozionale, Ian, Gmor, Sera e Myrva devono affrontare ora le conseguenze degli eventi vissuti. Vietti riesce a trasmettere con lucidità i momenti successivi alla fine delle ostilità, con un doloroso percorso del lutto e di perdita che viene trattato con sensibilità e rispetto, senza forzare il ritmo narrativo o imporre una visione. Anche in questo albo di Dragonero l’anima dei personaggi è la vera protagonista, mostrata nelle propria fragilità (magistrale il lavoro su Sera) e guidata verso un nuovo futuro.

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Il consiglio è di leggere molto attentamente questo numero di Dragonero. Nascosti nei dialoghi ci sono riferimenti che nei numeri a venire avranno modo di svilupparsi, andando a cambiare a radicalmente il mondo di Dragonero. Una nuova alba può esser considerato il capitolo finale della Saga delle Regine Nere, oppure il punto di partenza di una nuova avventura. Come in precedenza si era visto in Le Regine Nere un ideale punto partenza per entrare nell’universo di Dragonero, anche Una nuova alba può avere lo stesso ruolo.

E, per assurdo, Ceneri di un impero si può anche vedere come il finale di una saga iniziata con lo spettacolare Romanzo a Fumetti di esordio. Da questo volume inizia un nuovo corso, in continuità con quanto vissuto finora, ma capace di lasciarsi alle spalle il passato, con piccoli richiami alla saga di Dragonero (come i bei disegni di Pagliarani). Vietti ha scritto il primo capitolo del futuro di Ian e compagni, li ha inseriti in un mondo in fermento e ricco di possibilità e pericoli,capace di chiudere alcuni dei temi lasciati in sospeso e aprendo nuovi spiragli.

A dare corpo a questo albo è Alessandro Bignamini. Fin dalla prima tavola, Bignamini interpreta la meglio lo spirito della storia di Vietti, trasmettendo il dolore e la necessità di fronteggiare le ferite interiori. I volti dei personaggi sono impeccabili, capaci di veicolare rimpianti e sofferenza, sfiducia e speranza, in un ritratto del nuovo Erondar spettacolare ed emozionante. Bignamini è una garanzia, capace di inserire dettagli apparentemente scontati, ma che rendono i suoi disegni travolgenti. Che si tratti di rughe di espressione, di imprimere dinamismo ai movimenti o di riprodurre scorci impressionanti come Frondascura, la matita di Bignamini ricama sulle tavole un perfetto ritratto del la vita di Dragonero.

Senza dimenticare l’ottimo lavoro di Pagliarani, che in una manciata di tavole ritrae gli attimi più estremi della Guerra delle Regine Nere.

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La copertina di Matteoni è, come detto, il ritratto di quello che ci attende nell’albo. Ian chinato sul simbolo imperiale spezzato è un segnale preciso e netto, la fine di un’era, che racchiude la nascita di una nuova avventura.

Dopo Una nuova alba, Dragonero a settembre fa il bis con il nuovo volume da collezione, La fine di Yastrad, doppia storia profondamente legata alla appena terminata Saga delle Regine Nere. La serie regolare, invece, torna il 9 ottobre con Il senza cuore, in cui potrebbe comparire un pezzo del passato di Ian.

E ricordate: Diverso è il passo, uguale è il cuore

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