Morgan Lost Dark Novels: Perchè un assassino – Recensione

Lo scorso mese le Morgan Lost Dark Novels ci avevano salutato con un cliffhanger strepitoso, in cui il nostro bounty hunter era privo di difese, ormai piagato dalla maledizione che gli stava logorando la mente.

Con Perché un assassino abbiamo modo di vivere il seguito di tappa fondamentale del mito di Morgan Lost, ma prima ci sarebbe da muovere una critica all’albo.

A marzo un numero centrale all’interno della continuity delle Morgan Lost Dark Novels

Potenzialmente, avremmo potuto avere una delle migliori copertine in assoluto di Morgan Lost. Fabrizio de Tommaso ha saputo, sin dalla prima serie della collana, realizzare delle tavole particolarmente suggestive, ma con l’impostazione delle copertine delle Morgan Lost Dark Novel ha semplicemente raggiunto un livello superiore.

Perché un assassino avrebbe potuto sfoggiare la sua migliore creazione in tal senso. Peccato che si sia deciso di tagliare (ma verrebbe da dire ‘mutilare’) una tavola incredibilmente suggestiva, che inserita nella sua nuova veste viene soffocata dalla grafica dell’albo, perdendo la forte valenza narrativa ed emotiva dell’opera di de Tommaso. Peccato, un errore di valutazione che penalizza un artista d’incredibile talento e i lettori della serie.

morgan lost dark novel 4 copertina

Detto questo, dopo aver letto una stupenda e personalissima introduzione di Claudio Chiaverotti, possiamo tornare a seguire le vicende di Morgan.

L’albo di marzo ha un tono narrativo particolare, specialmente nella prima metà. Il contesto emotivo è piuttosto evidente, Chiaverotti gioca al meglio le sue carte per trasmetterci un senso di ansia e tragicità imminente. La struttura narrativa mescola realtà e delirio onirico, con un rapido flashback sul passato di Morgan, il tutto studiato per non darci il tempo di razionalizzare, ma puntando tutto sull’emotività del momento.

L’abbraccio tra Morgan e Lisbeth è il punto di svolta, in un certo senso, di quanto finora letto nelle Morgan Lost Dark Novels. Giunti al quarto numero, ormai ho come la sensazione che si stia creando per il personaggio uno stravolgimento totale della sua vita, una situazione in cui il passato sta per esser lasciato definitivamente alle spalle, proiettandosi verso una nuova vita.

I presupposti ci sono tutti, compreso il confronto finale con alcuni degli storici avversari. Parlare di Morgan senza fare riferimento a Wallendream è come parlare di Batman e ignorare il Joker. Un’analogia che, particolarmente in questo albo, si fa sentire nella figura di Wallendream.

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Il serial killer ha alcune sfumature del Clown del Crimine, enfatizzate dal rapporto di sudditanza a cui assoggetta l’infermiera, che ricorda l’iter di Harley Quinzel in Mad Love. Chiaverotti ci aveva promesso una narrazione vicina alle grandi graphic novel, e anche in questi piccoli dettagli si nota come l’autore torinese abbia strutturato la seconda serie di Morgan avendo bene in mente le grandi opere del fumetto.

In questo numero Wallendream è il vero protagonista. La sua incredibile personalità, già ammirata in altri albi, in Perché un assassino diventa esplosiva, è il fulcro dell’intera vicenda. Manipolatore e senza limiti, il Wallendream di questo albo è finalmente pienamente se stesso. Ed è magnetico, sembra incarnare al meglio quel fascino perverso che la figura dei serial killer suscita.

Nonostante una certa accelerata in alcuni punti, il ritmo narrativo si sposa al meglio con il delicato momento di Morgan. Messo di fronte alla possibilità di lasciarsi tutto alle spalle, il cacciatore di taglie sceglie ancora di rimanere fedele a se stesso, affrontando il suo avversario peggiore. Verrebbe da chiedersi quanto questa scelta sia dovuta ad un senso del dovere, o se invece Morgan e Wallendream siano ormai legati da una sorta di esistenza condivisa, un percorso esistenziale che li porti ad incrociarsi ripetutamente, fino ad uno scontro finale in cui solo uno dei due rimarrà vivo.

E Perché un assassino sembra esser proprio il primo passo di questa sfida finale, un confronto fatto di follia e dolore, come dimostra la scena finale dell’albo.

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Personalmente, questo albo delle Morgan Lost Dark Novel, per quanto ben strutturato, è quello che mi è parso più debole, se paragonato ai precedenti.

A mio avviso, questa apparente fragilità è dovuta al fatto che Perché un assassino è un albo di transizione, un punto nodale della trama complessa e avvincente di questa nuova vita editoriale di Morgan. La continuity richiesta dai lettori ha questo rischio, ossia il mostrare numeri in cui gli eventi sono narrati in modo frenetico e apparentemente slegato, salvo poi venire rivalutati in una lettura corale in cui tutti i pezzi del puzzle trovano posto.

Di sicuro non serve una lettura ulteriore per apprezzare i disegni di Marco Perugini, che riesce a dare ai volti dei personaggi ritratti una perfetta interpretazione di follia e plagio, disperazione e amore. Anche nelle scene più suggestive dalla narrazione di Chiaverotti, Perugini riesce a costruire delle tavole cariche di pathos e che prendono il lettore alla gola, aiutato anche dall’ottima colorazione dell’Arancia Studio.

Il prossimo albo di Morgan Lost Dark Novels ci aspetta in edicola a partire dal 21 aprile, con il profetico titolo di Rabbits vs Wallendream!

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