Jessica Jones, la seconda stagione – Recensione

In concomitanza con l’otto marzo, Netflix ha offerto al suo pubblico la seconda stagione di Jessica Jones. C’erano parecchie aspettative su questo ritorno, visto il non proprio eccelso livello delle serie supereroistiche. The Punisher e Daredevil (specialmente la prima stagione) sono particolarmente ben riuscite, ma nel frattempo si è palesato un lento declino che ha toccato la massima bassezza con Iron Fist e Defenders.

Jessica Jones aveva tutte le carte in regola per invertire questa tendenza, ma la serie scritta da Melissa Rosenberg non ha saputo mostrare la necessaria struttura per consentirci di goderci un bello show. La sensazione è che si sia rotto qualcosa nel modo in cui Netflix sta gestendo il suo parco supereroistico, un timore che inevitabilmente fa pensare che questo destino, salvo bruschi cambiamenti, toccherà anche i recenti accordi con Millar e Liefeld.

Jessica Jones alla scoperta del suo passato nella seconda stagione della serie Netflix

Ma cosa non ha funzionato in questa nuova stagione di Jessica Jones? Discorso piuttosto complesso.La storia in sé non è male, ma rappresenta una visione interessante delle origini di Jessica.

Dell’eroina sappiamo ben poco, se non che ha avuto un’amnesia in seguito all’incidente in cui ha perso la famiglia, da cui si è risvegliata con i suoi poteri. E questa amnesia, il senso di colpa sono la molla che muovono le azioni di Jessica sin dal nostro primo incontro. Ora ci vengono spiegate.

Quello che manca in tutto questo è una profondità narrativa, il riuscire a sviluppare questo punto di partenza in modo da approfondire e arricchire il personaggio di Jessica. Sotto questo aspetto, la serie è deficitaria, sfortunatamente. Il voler inserire troppe linee narrative secondarie spezza il ritmo della storia principale, costringendo lo spettatore a seguire diversi fronti che non si intrecciano tra loro, ma risultano al contrario totalmente slegati.

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Da un lato Jessica Jones, che cerca di risolvere i propri dilemmi esistenziali, dall’altro le persone che fanno parte della sua vita, vecchi e nuovi amici, che sono alle prese con i propri dilemmi. Curiosamente, l’unica a non esser separata da Jessica è Trish, ma la loro relazione prende una piega talmente diversa da quello che avevamo visto in precedenza da esser quasi fastidiosa.

Se in passato tra le due donne avevamo visto un rapporto di amicizia divenuta un senso di famigliarità, a questo giro ci ritroviamo a vivere una relazione che mostra invidia e astio. Il tentativo di motivarlo con un lungo flashback sul passato tra Jessica e Trish ottiene l’effetto opposto, soprattutto in un finale in cui tutto viene risolto con troppa rapidità.

E, nuovamente, il punto debole è il ritmo. Questo appesantire la serie con troppi elementi, troppe derive narrative, non rende Jessica Jones più salda, ma anzi affatica la solidità del personaggio. Non basta riproporre il suo linguaggio sboccato, spesso estremizzandolo oltre il dovuto, o basare il tutto sulla recitazione della Ritter, comunque nel personaggio. Tutto ciò che ruota attorno a Jessica sembra talmente turbinoso da esser quasi sbagliato.

L’assenza più evidente è quella di un cattivo degno di tal nome. Questa seconda stagione di Jessica Jones è una storia delle origini, ma è pur sempre un viaggio nella vita di un supereroe, e un villain è sempre necessario.

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A rivestire questo ruolo sembrano più gli agenti della polizia, impegnati a svolgere il loro lavoro, che non il presunto cattivo, colui che ha dato il via a tutto questo. Dopo avere goduto della presenza di David Tennant come Kilgrave, questa assenza è palpabile, soprattutto quando l’Uomo Porpora torna ad affacciarsi nella vita di Jessica Jones.

Manca un punto di contatto con lo spirito che dovrebbe legare i serial Marvel di Netflix. Non basta il continuo nominare Rand, le presenze fugaci di Turk e Foggy o il citare a più riprese gli Avengers, non si percepisce l’aderenza a quel contesto narrativo, come se dopo Defenders Jessica Jones avesse chiuso con la comunità metaumana di Manhattan. Sicuramente questa serie predilige un approccio ancora più libero dal contesto del MCU e ancora più dall’originale fumettistico, una scelta che contribuisce sicuramente nella poca consistenza dell’impianto narrativo.

Quindi una serie completamente da buttare? Non del tutto.

Nella seconda stagione di Jessica Jones ci sono sicuramente moltissimi punti deboli (a partire dal finale ridicolo del primo episodio), ma anche dei segnali confortanti.

La scelta di far introdurre alla voce narrante di Jessica gli episodi è un modo intelligente di creare un punto di contatto con gli spettatori, dandoci una visione dei suoi pensieri, con un tono da storia hard boiled. Una colonna sonora all’altezza accompagna al meglio la seconda serie di Jessica Jones, una caratteristica tipica di queste produzioni, al pari della perfetta resa di New York, che non manca mai di ammaliare con i suoi scorci.

Vale la pena guardare la seconda stagione di Jessica Jones? Diciamo che non è certo peggio di alcune ultime proposte di Netflix, ma certo siamo lontani dal fascino della prima stagione di Daredevil, rea di averci a suo tempo illuso che tutte le produzioni Marvel/Netflix potessero mantenere questo alto standard.

Probabilmente, i serial supereroistici stanno affrontando quello stesso senso di fatica soggetto ad eccessivo sfruttamento che ha colpito anche il settore cinematografico dell’MCU, che ha però saputo riprendersi, come dimostra il recente Black Panther. La speranza è che sia la seconda stagione dedicata a Luke Cage a riportare questo filone narrativo degli urban heroes alla sua forma migliore.

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Jessica Jones, seconda stagione

La seconda stagione di Jessica Jones arriva su Netflix, portandoci a scoprire il passato di Jessica e l'origine dei suoi poteri. Intento lodevole, ma questa storia delle origini non riesce a scalfire il lento declino delle serie Marvel su Netflix

  • Storia sulla carta interessante, ma realizzata senza passione
  • Troppi elementi mescolati senza coerenza tra loro
  • Manca un cattivo di spessore
  • New York è ritratta alla perfezione
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