Dragonero: L’ora più buia – Recensione

Giunti al terzo capitolo di questa attesa Saga delle Regine, l’atteso evento di Dragonero, diventa impossibile resistere alla tentazione di fare qualche considerazione sul come il filo narrativo si sta svolgendo ai nostri occhi.

La serie fantasy di casa Bonelli ha sempre avuto una forte continuità narrativa, nonostante qualche piccola imprecisione che sta emergendo recentemente con la presenza del giovane Ian nelle Dragonero Adventures. Piccolezze, sia bene chiaro, che non intaccano minimamente la solidità o il fascino del mondo creato da Stefano Vietti e Luca Enoch.

La Saga delle Regine Nere di Dragonero continua, colpendo duramente il nostro Ian

Quello che traspare dalla saga in corso è la perfetta suddivisione degli eventi, scandita con precisione dai finali e inizi degli albi. Prendo ad esempio l’ultima tavola di Prigioniero! e la prima di L’ora più buia. Sono la manifestazione di una studiata crescita non solo della narrazione, ma del pathos emotivo che accompagna i lettori, un taglio da serie televisiva di alto livello.

Si tratta di un’impostazione che già da questi primi numeri della Saga delle Regine Nere ci fa ben capire come all’uscita dell’ultimo capitolo sarà impossibile resistere alla tentazione di fare una bella rilettura completa di questo evento!

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L’ora più buia, però, ribadisce un altro concetto della saga: non è solo Ian il protagonista. Il nostro Varliedarto è sicuramente una pedina fondamentale di questo momento tremendo per l’Erondar, ma la saga riguarda il mondo nel suo complesso. Ecco quindi che anche quei personaggi che abbiamo sempre considerato le spalle dell’eroe ottengono maggior rilievo, diventano un elemento essenziale degli eventi.

Gmor, assente lo scorso numero, torna in una veste che finora non avevamo mai visto. Confesso che vederlo in azione a Solian è stato epico, grazie anche all’ottimo lavoro di Francesco Rizzato ai disegni. L’orco sprigiona tutta la sua ferocia e vis battagliera, ma riesce anche a lasciare emergere quell’umanità che da sempre lo contraddistingue.

Sera è, forse, il personaggio secondario che in questo albo di Dragonero vive la maggior pressione emotiva. La piccola elfa ha dovuto, fin dal suo primo incontro con la coppia di scout, vivere un profondo shock culturale, affrontando un mondo che contrasta fortemente con il suo retaggio. Era inevitabile uno scontro tra queste due mentalità, e lo sconvolgimento dell’Erondar è ideale per spingere Sera a prendere una posizione.

Vietti lo sa bene, e coglie l’occasione per darci uno spaccato del suo passato. Scoprire l’elemento scatenante delle sue scelte di vita non solo ci consente di apprezzare maggiormente l’elfa, ma rende ancora più emozionante la sua scelta, che culmina in una tavola che esprime al meglio il forte legame che la lega ora ai due scout.

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Ma come lascia intendere la stupenda copertina di Matteoni, è Ian a dover affrontare un dramma profondo in questo albo. Luca Barbieri, nelle sue Cronache di Guerra, spiega molto bene il concetto di ‘ora più buia’, e nella parte finale dell’albo viviamo in pieno questo evento.

Se negli scorsi giorni la copertina, e le parole criptiche del team di Dragonero, hanno spinto noi appassionati a confrontarci con congetture e ipotesi, quanto contenuto in questo albo riesce ad andare oltre ogni nostra ipotesi.

Dopo aver dato risposta agli interrogativi sollevati in Prigioniero!, Vietti riesce a mostrare ancora una volta la validità della macrotrama della serie, agganciandosi alla perfezione ad albi precedenti, continuando ad offrirci risposte a vecchi interrogativi, prima di lanciarsi nel dramma finale darà ancora più forza alla vera domanda dell’ultimo anno: cosa sta accadendo all’anima di Ian?

Le tavole essenziali, in tal senso, vanno dalla 84 alla 90. Due sole battute, ineluttabili, ma il resto della violenza e del pathos viene reso magnificamente da Rizzato, che specialmente a pagina 90 riesce a racchiudere tutta la drammaticità negli occhi e nella posa di una madre che teme il proprio figlio.

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Con questo albo di Dragonero, Vietti è riuscito nuovamente ad arricchire la già intricata ed appassionante situazione dell’Erondar. A mio avviso, dovremmo tenere bene a mente l’ultima tavola, perché quel sorrisino della Regina Nera non lascia intendere nulla di buono per il nostro Ian!

Oramai non stupisce più il livello grafico di Dragonero, che per me resta la serie Bonelli con il miglior team di disegnatori.

Francesco Rizzato in L’ora più buia riesce a tirare fuori dai personaggi ogni goccia di emozione, magistrale su Gmor ed emozionante su Sera, capace di mostrare sia la loro fragilità interiore che la determinazione che li anima. Semplicemente impeccabile nelle tavole 94-95, dove riesce a dare corpo ad un momento struggente, che unito al dialogo dei personaggi crea un’empatia devastante con il lettore.

Matteoni e la sua copertina sono stati oggetto di tante speculazioni nei giorni passati, ma la sua opera non ha spoilerato nulla, anzi il disegnatore ha creato la perfetta rappresentazione dell’elemento culminante di questo albo, rispettando sia il contesto narrativo che la giusta curiosità dei lettori.

Vi ricordo che al Cartoomics che si svolge questo week end saranno presentate la Variant di L’ora più buia e il nuovo volume cartonato di Dragonero, Attraverso l’Erondar, che contiene la storia del primo Magazine, arricchita da contenuti inediti! Per il prossimo capitolo della Saga delle Regine Nere, l’appuntamento è per il 10 aprile, con Il paese del non ritorno.

Che i Khame ci assistano, per l’Impero!

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