Godzilla: Pianeta di mostri – Recensione

godzilla pianeta di mostri cover

Ci sono delle figure all’interno della storia del cinema che sono sacre, intoccabili, basta nominarle e già hai trasmesso a chi ti ascolta tutta la potenza di quel personaggio. Una su tutte svetta in modo inconfondibile: Godzilla. Il re dei mostri del cinema è l’incarnazione di un’identità nazionale, figlio della paura dell’era atomica e di una voglia di riscatto di una nazione uscita in ginocchio da un conflitto devastante. Godzilla è stato protagonista di film, anime, manga e quant’altro, rimanendo sempre fedele a sé stesso, subendo la violenta cecità americana di Roland Emmerich ed il parziale affetto di Edwards. Quando Netflix ha presentato la prima parte di Godzilla: Pianeta di mostri mi son lasciato tentare.

La visione di questo primo capitolo di una trilogia firmata da Gen Urobuchi è stata personalmente faticosa. Il mito di Godzilla si basa su una certa dinamica, un’empatia fra il re dei kaiju e il popolo giapponese che a volte lo vede protettore e altre selvaggio punitore della smisurata violenza umana contro la natura. Nell’anime di Netflix quello che vediamo è Godzilla, ma spogliato di questa sua profondità, diventa un semplice kaiju con cui dare agli spettatori un mostro qualunque su cui riversare l’odio di una razza.

Godzilla: Pianeta di mostri porta con un anime la potenza di kaiju su Netflix

In Godzilla: Pianeta di mostri siamo testimoni della fine della Terra. Invasa dai kaiju, l’umanità non riesce a contrastare la loro avanzata, fino alla comparsa di Godzilla, che sembra destinare la nostra razza all’estinzione. Nell’ora più buia, però, dallo spazio arrivano due razze aliene, Exif e Bilusaludo, convinti di poterci sostenere nella battaglia contro il lucertolone. Ovviamente, anche loro falliscono, lasciando come unica soluzione l’esodo dal pianeta in cerca di una nuova casa tra le stelle. Durante il viaggio, le risorse scarse costringono il Comitato Centrale ad effettuare delle politiche estremamente rigide per controllare la popolazione (tra cui l’epurazione dei più deboli), fino a quando il ribelle capitano Haruo Sakaki sembra comprendere come sconfiggere Godzilla. Con l’aiuto dell’exif Metphies, convince il Comitato Centrale a tornare sulla Terra, ma all’arrivo scopriranno che in realtà il viaggio non è durato venti anni, ma ventimila anni.

Nel periodo di assenza dell’umanità, la Terra ha visto la natura riprendere il posto che le compete, senza alcuna minaccia costituita dall’uomo. Anche la fauna si è evoluta, seguendo un processo che la ha portata ad assumere una costituzione metallica ed essere portatrice di un forte magnetismo, caratteristica comune a Godzilla. Che è ancora vivo, o forse è un suo discendente, i nostri eroi devono ancora capirlo.

godzilla pianeta di mostri 1

L’anime di Netflix è un’opera che si avvale della potenza visiva di Polygon Pictures, uno stile ben preciso e riconoscibile, capace di virtuosismi cromatici e di una precisione nel dettaglio imponenti. Visivamente Godzilla: Pianeta di mostri è impressionante, trasmette un senso di fluidità continua, toccando vette di eccellenza nella realizzazione del mechadesign e nella definizione del protagonista del mito, Godzilla. Una pecca che però non si può trascurare è la gestione a tratti sfocata degli sfondi, che tende ad appiattire il mondo, mentre alcuni personaggi tendono ad essere molto simili tra loro, mancando di una caratterizzazione più netta. Si tratta di difetti riscontrabili, ma che non inficiano il buon lavoro fatto da Polygon.

Dove questa produzione mostra una certa debolezza è nel dare una personalità ai personaggi. L’unico ad esser degnamente approfondito è Haruo, il messia della razza umana. La sua tenacia ed il suo odio per Godzilla sono evidenti, mai messi in secondo piano. Peccato che questa bella personalità sia poco sostenuta da personaggi di contorno piatti, poco incisivi, ad esclusione di Metphies che sembra un puro elemento narrativo messo in scena per motivare la visione messianica di Haruo. Il credo degli Exif, così esaltato alla loro comparsa sulla Terra, pare esser focalizzato su Haruo e Metphies ha l’aria del suo araldo, una posizione che ricopre con devozione, ma sempre entro un limite che impedisce di apprezzarne maggiormente la caratura.

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Il vero scoglio è la presenza di Godzilla. Non è uno scherzo. La presenza del rettile in Godzilla: Pianeta di mostri è uno strumento di richiamo per un pubblico che segue con passione le vicende del kaiju più famoso, ma ai fini della storia, almeno in questo primo capitolo, non ha alcun peso. Ci fosse stato un qualunque altro mostro, la trama non ne avrebbe minimamente risentito. Le tematiche che si accompagnano alla figura di Godzilla sono, nella migliore delle ipotesi, a malapena accennate, lasciando che tutto venga basato sulla figura messianica di Haruo e una ancora abbozzata morale ecologica. Tutti elementi che sarebbero potuti tranquillamente esser trattati senza la presenza di Godzilla, in quello che sembra un anime maggiormente influenzato da Pacific Rim nella sua fase iniziale e da videogiochi come Lost Planet o il futuro Monster Hunter World. Anche il personaggio di Haruo, il suo ostinato attacco a Godzilla in una sequenza action spettacolare, sembra echeggiare quell’ostinazione che abbiamo ammirato nei difensori di Attack on Titans.

Godzilla: Pianeti di mostri funziona principalmente facendo leva sulla rinnovata mania dei kaiju, sfruttando il nome del più noto, ma non il suo carisma, la sua ragione d’essere. In questo anime il rettile perde la sua natura, non sappiamo se è nato per esperimenti atomici o per quale altro motivo, compare dal nulla come gli altri kaiju, si distingue solo per la sua stazza e il suo potere, Manca tutto il contesto emotivo e a tratti filosofico che accompagna la filmografia originale dedicata a Godzilla. Il prodotto di Netflix è un buon anime di mostri, gli appassionati saranno ampiamente soddisfatti, ma chi ha a cuore il mito di Godzilla può solo sperare che i futuri due capitoli possano ridare al re dei mostri il carisma per cui è amato.

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