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Philip K. Dick’s Electric Dreams: The hood maker – Recensione

Dopo Real Life, che su Amazon Prime Video ci viene proposto come primo episodio di Philip K. Dick’s Electric Dreams, ho deciso di provare a seguire la serie con la libertà con cui si può seguire un’antologia di racconti. Che poi è esattamente quello che possiamo fare, utilizzando come guida Electric Dreams di Fanucci, il volume in cui son contenuti i racconti di Dick da cui sono tratti i dieci episodi che compongono la serie TV.

All’interno di questo gruppo di short story mi aveva attirato molto il tema trattato in Fabbricante di Cappucci, datato 1955. In quella storia, Dick si affida ad uno dei temi a lui più caro, ovvero il controllo del potere sul singolo, con una perdita delle libertà individuali in nome di una sicurezza maggiore. Per farlo, si ricorre ai Tep, mutanti telepati nati in seguito ad un’esplosione atomica, che diventano strumenti di controllo delle masse. All’interno del racconto, però, l’umorismo di Dick e la sua vena sarcastica si mostrano in un finale particolarmente suggestivo che ribalta quanto abbia seguito per tutta la storia.

Con The hood maker continuiamo il nostro viaggio nella nuova serie di Amazon PrimeVideo, Philip K. Dick’s Electric Dreams

La versione di Matthew Graham, autore dello script, si muove in una direzione che, come spiega lo stesso Graham nell’introduzione al racconto nel volume di Fanucci, dipende dalla propria interpretazione dell’opera di Dick. La tematica del controllo delle masse non viene meno nell’episodio di Philip K. Dick’s Electric Dreams, ma si arricchisce di una serie di nuovi spunti, frutto anche di una pesante rilettura che offre un punto di vista diverso rispetto al racconto.

Mentre nel lavoro di Dick i cappucci in questione sono uno strumento ancora legale, nella serie TV questo strumento è rigorosamente vietato, visto che la legge anti-immunità proibisce a qualunque cittadino di proteggere i propri pensieri dall’analisi delle forze di polizia. I due protagonisti, l’agente Ross (Richard Madden) e la telepate Honor (Holliday Granger) sono alla ricerca della rete di produzione di questo misterioso Fabbricante di Cappucci, che sta distribuendo la sua invenzione alla popolazione per preparala a resistere ai Teep, come vengono chiamati con disprezzo i telepati.

Philip K. Dick's Electric Dreams the hood maker 1

Contrariamente all’originale, i Telepati sono visti per gran parte dell’episodio come vittime di un’ondata razzista scatenata dalla paura, il timore di perdere la riservatezza dei propri pensieri. La loro vita diventa uno strumento, al punto che spesso ci si rivolge loro con termini che ne minimo la personalità, preferendo uno sprezzante ‘cosa‘ al posto di un ‘lei‘. Anche la distinzione tra Teep e Normali accresce questa tensione, che permane in tutto l’episodio.

In The hood maker lo spettatore viene portato in un contrasto sociale in cui è difficile non sentire un trasporto per i telepati. Segregati, maltratti e visti come un’arma a doppio taglio, è impossibile non vedere nella loro volontà di prendere il potere un istinto di rivalsa nato da un’oppressione spietata. Scelta vincente è presentare anche il disagio stesso di Honor, che in più di un’occasione mostra la sua fatica nel convivere con un potere che le consente di invadere la sfera privata altrui, ma che la allontana al contempo dalle persone, al punto di temere una relazione perché “finiremmo per terminare le frasi l’uno dell’altro“.

L’evoluzione della dinamica interpersonale tra Honor e Ross sembra esser l’elemento positivo di rottura con un contesto sociale fortemente radicato su due posizioni, quasi la coppia sia la prova della possibilità di una diversa convivenza. Questa speranza accompagna per tutto l’episodio lo spettatore, con un ribaltamento finale che ha la propria valenza grazie ad una perfetta scelta di regia e di impostazione dell’episodio, che nello svelarsi acuisce il senso di amarezza che permea il mondo mostrato in The hood maker.

Graham arricchisce di un elemento psicologico ed emozionale la scrittura solitamente monotematica di Dick. Se nel racconto il tema unico era l’ingerenza del potere nella sfera privata, con la conseguenza perdita della propria libertà di pensiero, in The hood maker possiamo vedere una maggior profondità, che analizza anche l’impatto ambientale sulla popolazione. La durezza di una società così profondamente divisa viene trasmessa anche con una visione fatiscente, una città opprimente e in cui una fotografia particolarmente suggestiva impone una colorazione dai toni acidi, enfatizzando un senso di decadenza e abbandono.

Philip K. Dick's Electric Dreams the hood maker 2

Difficile non ravvisare in questo episodio un richiamo a certe dinamiche di Blade Runner. Ross e Honor ricordano in modo sottile ma evidente la complicata relazione tra Deckard e Rachel, al punto che viene omaggiata un momento del primo incontro intimo tra i due personaggi in casa di Deckard o l’importanza della sfera onirica come chiave di lettura della realtà della narrazione. Lo spirito di Blade Runner, in questo caso, si sposa anche con un concezione dell’episodio che si avvicina ad una storia di noir, fatta di sotterfugi ed inganni che all’ultimo vengono svelati, venando il finale di una fine amara che si lega bene alla concezione della storia.

Se nel racconto originale era abbastanza facile vedere nei telepati i villain della storia, in The hood maker questa distinzione si fa più labile. Da un lato, i mutanti hanno una pressione composta da razzismo e sfruttamento che può anche motivare la loro voglia di rivalsa, dall’altra i ‘normali‘ si sentono minacciati, ma non esitano ad usare i loro spauracchi per controllare anche se stessi. C’è un dualismo di visione che affascina, sorretto dall’ottima interpretazione della Granger e da una regia attenta firmata da Julian Garrold.

La chiave di lettura di questo episodio può esser nelle ultime due inquadrature, dove compare Les Amantes di Magritte, un inquietante monito a Ross e Honor, seguito dalla città in fiamma in preda alla lotta intestina tra normali seguaci del Fabbricante e i Telepati in rivolta.

Preso come storia in sé, The hood maker è un buon prodotto, affronta una serie di tematiche che vengono messe rapidamente in gioco, forse un po’ troppo per esser realmente valorizzate, ma che non delude dal punto di vista emotivo. Essendo parte di una serie come Philip K. Dick’s Electric Dreams in cui si cerca di proporre una certa aderenza alla produzione dello scrittore americano, va detto che in questo episodio non si evince questa linearità, proprio per l’aver aggiunto un’impronta più intima e psicologica che non appartiene alle short story dello scrittore californiano.

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