Net Neutrality, cosa cambia?

Mentre ieri per il mondo dell’entertainment la notizia del giorno era l’acquisizione di Fox da parte di Disney, oltreoceano avveniva un’altra svolta epocale, che riguarda la poco conosciuta net neutrality. Prima di capire come cambieranno le cose con questa storica decisione, sarebbe il caso di spiegare in modo semplice cosa sia la net neutrality.

Principio essenziale del funzionamento di internet, la net neutrality era la regola che garantiva ad ogni contenuto di venire distribuito online con pari opportunità di raggiungere PC, smartphone o dispositivi degli utenti. In pratica, che si tratti di una mail o di un contenuto di Netflix, questi due prodotti hanno la stessa importanza quando si tratta di arrivare al mio telefonino.

Questa legge era una salvaguardia dal potere imperante dei provider. Attenendosi alla normativa sulla net neutrality (approvata in America nel 2015), veniva proibito ai fornitori di servizi internet (o ISP) di fornire delle vie preferenziali ai colossi produttori di contenuti digitali, che sfruttando un capitale consistente potrebbero investire per questo vantaggio, penalizzando le realtà minori, o il traffico personale degli utenti di internet.

Cosa cambia in sostanza con l’abolizione della net neutrality in America?

Ieri questa salvaguardia della libertà ed equità di internet si è infranta quando la FCC, l’agenzia per il controllo delle telecomunicazioni, ha votato a favore dell’abolizione della net neutrality. Fa discutere che la mozione sia stata proposta da Ajit Pai, il presidente della commissione nominato direttamente da Trump.

Con questa decisione controversa, l’accesso ad internet in America ora potrebbe esser compromesso. Va specificato che la decisione della FCC non ha un diretto impatto sulla fruizione di internet in Europa e Italia, ma costituisce un precedente piuttosto preoccupante. Nonostante grandi personalità del settore come Vint Cerf e Tim Berners-Lee (i padri di internet e del web) si siano opposti a questa pericolosa decisione, ieri siamo arrivati a questa presa di posizione dell’amministrazione Trump.

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La gestione dei lavori della FCC è comunque sotto osservazione, visto che ci sono lamentele circa atteggiamenti poco corretti. Dopo una compagna di consultazione pubblica che ha generato più di 20 milioni di commenti, la FCC ha deciso di vanificarne quasi otto milioni giudicandoli spam. Senza spiegazioni e senza fornire delucidazioni sul proprio operato. E la decisione è stata presa in un’ora, al termine della quale ha preso il via un iter che lascia tempo alla FCC di stilare una nuova regolamentazione. Approvata questa nuova politica sulla net neutrality (oramai morta e sepolta), i provider potranno imporre nuove politiche che sfruttino questa libertà. Certo, all’inizio saranno cauti per evitare ripercussioni a livello di immagine, ma non credo ci vorrà molto prima che la situazione cambi drasticamente.

La motivazione addotta per l’abolizione della net neutrality è di consentire alle aziende di sfruttare al meglio le potenzialità che offre internet. Curioso come siano stati dei colossi del web come Google, Facebook e Twitter a fare resistenza a questa votazione. Il pericolo in USA ora è che i big delle telecomunicazioni come Verizon o AT&T possano barattare un accesso di favore al miglior offerente. Già in precedenza i due nomi delle telecomunicazioni americani sono stati accusati di comportamenti poco leciti, ora, con la fine della net neutrality, le loro politiche poco etiche diventano legali. Per fare un esempio, Comcast controlla NBCUniversal, quindi chi proibisce ora a questo provider di rallentare il traffico dati di Netflix o PrimeVideo di Amazon in favore di altri servizi che abbiano a catalogo prodotti marchiati NBCUniversal?

Sono queste le paure che hanno portato due membri Democratici della FCC ha mostrare la propria insoddisfazione per questa decisione. Jessica Rosenworcel ha definito la decisione ‘affrettata‘ e che condanna la FCC ad esser ‘dal lato sbagliato della legge, della storia e della pubblica utilità americana‘. Mignon Clyburn teme invece di vedere sopraffatti i diritti di accesso alla rete di minoranze o gruppi di utenti.

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Non a caso questa riforma ha portato l’Internet Association a denunciare come questa decisione costituisca una pericolosa imposizione ai clienti. Allontanandosi dai maggiori centri abitati, si riduce la scelta degli ISP disponibili, il che costringe gli utenti ad accettare decisioni dei provider senza poter aver voce in capitolo, compreso un’eventuale ridistribuzione del flusso dati in favore di servizi a cui potrebbero non esser minimamente interessati.

E in Europa? Quello che succede oltreoceano non ha ripercussioni da noi, perché la net neutrality è ancora gestita a livello nazionale. Ma non significa che siamo in una situazione migliore. Nonostante nel 2016 l’Unione Europa abbia dato una linea guida per gestire il problema, non sono mancate violazioni, con operatori che hanno immesso sul mercato alcuni escamotage.

A poco serve la risoluzione di condanna approvato il 27 giugno 2016 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, visto che non ha alcun valore vincolante.

Quanto accaduto ieri è un evento che sconvolge gli equilibri di un media che nasceva come un luogo di uguaglianza e pensato per facilitare un contatto equo fra tutti coloro che dovrebbero poter accedere alla rete. In America questo potenzialmente non è più vero. Al netto delle valutazioni politiche sull’operato di Trump, che non vanno certo affrontate in questo luogo, è innegabile che l’approccio di questa amministrazione alla questione della net neutrality costituisce un chiaro segnale di pericolo a quelle che sono le libertà individuali e al concetto di uguaglianza.

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