Tex: Color-Tex 12, cinque storie per il nostro Ranger! – Recensione

tex cover

Sparate sul pianista, il nuovo Color Tex autunnale, che già da qualche anno è all’insegna delle storie brevi

C’è stato un tempo pionieristico in cui i fumetti erano qualcosa di malvisto dai benpensanti perché accusati di traviare i giovani. Gli editori erano tutti piccolissimi e gli albetti a striscia venivano venduti quasi con vergogna e i lettori li tenevano accuratamente nascosti perché se i genitori li beccavano erano botte. Inoltre era da poco finita la Seconda Guerra Mondiale e soldi in giro non ce n’erano. Ergo, gli editori dovevano proporre albi a prezzi bassissimi e che potessero venire nascosti con facilità. Vennero quindi dati alle stampe gli albi a striscia in rigorosissimo bianco e nero, come il primissimo Tex.

E in Italia, la paladina del bianco e nero è sempre stata la Sergio Bonelli Editore, la quale ne ha fatto addirittura un vanto, con lo stesso Sergio Bonelli che ha più volte dichiarato il proprio “disprezzo” nei confronti del colore, salvo poi usarlo in occasione dei numeri centenari o negli anniversari, affermando che è solo dal disegno in bianco e nero che si percepisce la capacità di un disegnatore.

color tex copertina

Vero o falso che sia (e per me è verissimo), il bianco e nero ha tenuto banco in casa Bonelli per decenni.

Ora i tempi sono cambiati e lo stesso Sergio Bonelli, prima di morire, ha avallato una serie interamente a colori come Orfani di Roberto Recchioni ed Emiliano Mammuccari. Orfani è stata l’apripista, da lì in poi sono venute tante altre iniziative in technicolor, per usare un termine tanto caro al grande Sergio. Un paio d’anni prima del debutto nelle edicole di Orfani, tuttavia, e con Sergio Bonelli ancora fra noi, ha preso piede un’altra collana prima annuale e poi semestrale, contenente storie dotate di tutti i colori dell’arcobaleno: il Color Tex.

Sembrano passati secoli da E venne il giorno, albo firmato da Mauro Boselli e da Bruno Brindisi contenente una drammatica storia in cui Carson è creduto morto e da allora il Color si è sdoppiato; quello estivo contiene una storia lunga di 160 pagine, mentre il Color Tex autunnale contiene alcune storie brevi: inizialmente quattro, dal 2016 sono diventate cinque.

Il Color storie brevi si è caratterizzato per l’altissimo tasso di debuttanti, molti dei quali poi arruolati nella serie regolare, per la presenza di storie dal sapore molto alternativo (emblematica, in questo senso, la bellissima Randy il fortunato di Recchioni e Andrea Accardi) e per la copertina ogni volta affidata a un autore diverso.

Per questo volume, più che una recensione unica, dovrò fare delle micro-recensioni di tutte le varie storie presentate.

Sparate sul pianista: René Valjean e la bella Ramona arrivano a Castle Dome con un oscuro proposito. Sulla loro strada si mettono Tex e Carson. Pasquale Ruju, sempre più lanciato fra gli sceneggiatori texiani, confeziona una breve vicenda in cui Tex deve sostanzialmente sventare un complotto ai propri danni. La trama non sarà particolarmente originale, ma Ruju è bravissimo a tratteggiare i due antagonisti della vicenda, sia nel carattere che nelle motivazioni. A rendere il tutto sul piano del disegno, il bravissimo Pasquale Frisenda, autore di un Texone che è già leggenda, ovvero Patagonia. Va detto che il colore non rende assolutamente giustizia al classico stile di Frisenda, uno che è nato per il bianco e nero. Ciononostante, siamo sicuramente di fronte alla prova maiuscola di uno dei migliori disegnatori italiani attualmente in circolazione, per cui giù il cappello.

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Io ucciderò Tex Willer: doppio debutto per una delle due perle dell’albo. Il giovane lucchese Giorgio Giusfredi ai testi e il bravissimo Marco Soldi ai disegni. Giusfredi è sempre più lanciato all’interno della Bonelli (a proposito, recuperate le sue storie di Dampyr uscite nei mesi scorsi) e in questa storia dimostra di avere il talento necessario per cimentarsi con Tex. Certo, la strada è ancora lunga, ma le premesse sono ottime e la certezza è quella che leggeremo il nome di Giusfredi altre volte nei prossimi anni. La storia è quella di Rick Short, un giovane animato dal desiderio di vendetta nei confronti di Tex, reo di avergli ucciso il padre, un pericoloso bandito, alcuni anni prima. Giusfredi ci racconta una storia profondamente gianluigibonelliana, spogliando il classico Tex di tutti gli orpelli e andando al fondo del suo mito: Tex non è un bounty killer qualsiasi, non è un ranger dal sapore law & order. Tex è un raddrizzatorti che pensa più alla giustizia che alla Legge, perché quest’ultima non è sempre giusta. Dopo aver ucciso il padre di Rick, Tex dà a quest’ultimo una seconda possibilità, offrendogli di cambiare vita, ma il desiderio di vendetta è troppo forte. Marco Soldi si conferma un disegnatore di altissimo talento in grado di rappresentare al meglio gli scenari del vecchio West e le scene d’azione sono quelle in cui dà il meglio di se. La speranza è chiaramente quella di rivederlo nuovamente sulle pagine di Tex, magari sulla serie regolare.

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Giustizia: un Tex granitico, duro, ma con il suo personalissimo senso di giustizia sempre presente è quello tratteggiato da Andrea Cavalletto ai testi e Alessandro Poli ai disegni. Altro binomio esordiente, i due si servono di un altro dramma privato, quello di un padre che si è visto il figlio morire per mano di un pericoloso bandito, per mettere in scena l’ideale di giustizia di Tex. Tex è consapevole che la Legge spesso non punisce i criminali, ma è anche ben consapevole di quello che potrebbe accadere se le persone fossero lasciate libere di farsi giustizia da sole. Per questo motivo il ranger cerca comunque di portare il bandito a un regolare processo. Una trama classica, ma raccontata con la dovuta scioltezza, disegnata in maniera classica e senza strafare, con un Tex sempre in primissimo piano e che non lesina cazzotti per ammansire il cattivo di turno.

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Abilene, Kansas: ormai lo abbiamo capito: a Mauro Boselli piace molto il Tex giovane. E in questa storia, così come nelle ultime realizzate dall’attuale curatore della serie, troviamo un Tex neppure trent’enne (essendo nato, a quanto pare, nel 1838 e la storia è ambientata nel 1867) alle prese con la sua prima missione da ranger, una missione dall’esito imprevedibile. Boselli confeziona una vicenda con la consueta scioltezza, dimostrando di essere a proprio agio sia nel raccontare un Tex in divenire, sia nel raccontare una storia con un ristretto numero di pagine a disposizione. Va detto, a onor del vero, che questa storia non brilla esageratamente, risultando un gradino sotto il trittico composto da Il magnifico fuorilegge, Il vendicatore e Nueces Valley uscito nei mesi scorsi. Enrico Bertozzi ai disegni si rivela solido, classico e abile nel disegnare il tutto, ma il volto di Tex non risulta essere del tutto efficace, segno che l’autore ancora deve inquadrare bene il personaggio.

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Dal tramonto all’alba: disegni di Roberto Zaghi e sceneggiatura di, udite udite, Claudio Nizzi. Urge fare una breve premessa: da ragazzino, intorno ai tredici o quattordici anni, ero il classico rompicoglioni polemico che non sopportava le storie di Nizzi, troppo semplici e vecchie, mentre invece stravedeva per Boselli, più moderno e strutturato. Oggi l’adorazione per Boselli non è certo venuta meno, nonostante un numero discreto di passi falsi disseminati lungo la pista, in compenso anni di letture e riletture mi hanno fatto amare anche quel Nizzi che ho snobbato per tanto tempo. Per questo ho atteso con particolare trepidazione questa storia, storia che, lo dico subito, è quella che ho amato più di tutte. La trama è tipicamente nizziana: Tex arriva in un posto e fa un macello. Il bello è come tutto questo viene raccontato: per prima cosa, tutto è filtrato dagli occhi di un giovanissimo giornalista alle prime armi, il quale dona all’evento un sapore di leggenda; in secondo luogo, Nizzi tributa un autentico omaggio a Tex: quando Tex arriva in città, l’attenzione di tutti i soggetti loschi del posto si catalizza su di lui ed è lui, non è chiaro quanto inconsciamente, che fa esplodere la polveriera. Questo perché Tex è l’eroe e tutto ruota intorno a lui. Il Tex di Nizzi, così come quello di Gian Luigi Bonelli, il creatore del personaggio, è sempre al centro dell’attenzione, anche quando non compare nella scena, perché viene costantemente evocato con autentico terrore dai suoi nemici. Ai disegni, un bravissimo Roberto Zaghi che dà l’impressione di essersela goduta un mondo nel disegnare questa storia. Il suo stile è classico e perfettamente leggibile, dotato di un gran senso della narrazione e, non ultimo, ha inquadrato perfettamente la fisicità del personaggio. E scusate se è poco.

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Fare una hit parade di queste storie è difficilissimo. Diciamo che il primo posto va a parimerito a Ucciderò Tex Willer e a Dal tramonto all’alba. Ultimo posto, benché sia più che godibile, Abilene Kansas, la quale si rivela la meno interessante del lotto. In mezzo, le belle Sparate sul pianista e Giustizia.

In definitiva, un bellissimo Color Tex di storie brevi, molto probabilmente il migliore, segno che anche questa formula è stata definitivamente sdoganata. Siamo di fronte a una pubblicazione di indubbio valore che ha tutto il potenziale per soddisfare sia gli appassionati di Tex (purché qualcuno si liberi di un certo pregiudizio verso le short stories, le quali sono invece un genere nobile e di antichissime origini), sia eventuali nuovi acquirenti.

Pollice alzato in entrambe le mani.

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