Daredevil 20: Il processo del diavolo – Recensione

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Daredevil, la prima esperienza da testimone per Matt Murdock

Non c’è tregua per il nostro Daredevil. Dopo avere ripreso in mano da poco la propria vita, riuscendo a ricostruire la sua doppia identità di uomo di legge e di giustiziere, con Il processo del diavolo Matt Murdock rimette tutto in gioco.

Nello scorso numero abbiamo letto come il piano di Murdock di fare inserire l’operato dei vigilantes mascherati all’interno della sfera giuridica sia stato approvato, con una prima operazione che ha coinvolto Cage ed Echo, sotto lo stretto controllo del Cornetto di Hell’s Kitchen.

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Come in ogni buon legal drama, dopo la parte poliziesca arriva quella giuridica, il terreno di scontro favorito di Matt. Ma a volte, la troppa sicurezza può costare cara.

In più di un’occasione ho apprezzato l’operato di Charles Soule come scrittore di Daredevil, vista la sua diretta esperienza con i meccanismi legali della giustizia america. Il Processo del diavolo è fortemente radicato sul sistema giuridico a stelle e strisce, con richiami precisi a elementi chiave della vita processuale, dalla presenza e affidabilità degli informatori alla difesa di uno dei punti chiave del corpus giudiziario americano, il quarto emendamento, che tutela i cittadini dai soprusi della forza giudiziaria.

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Il piano di Daredevil era quello di consentire ai supereroi di poter collaborare con le autorità senza rivelare la propria identità segreta, visto che qualcuno la ha ancora. Lo stesso Matt Murdock, dopo aver incontrato i bambini porpora, ha goduto di un nuovo inizio, la possibilità di scindere nuovamente le sue due anime. Mettersi direttamente in gioco sul banco dei testimoni, potrebbe costare parecchio: il difensore di Slug, infatti, vorrebbe smascherarlo, per dimostrare la sua affidabilità.

Soule riesce a trasmettere in pieno la volontà ferrea di Matt nel proseguire su questa strada, pur sapendo cosa stia rischiando. Le didascalie del suo pensiero sono perfette, trasmettono in toto la determinazione e l’ansia di Matt, una battaglia interiore che viene combattuta dall’eroe senza vacillare, puntando dritto alla meta.

E dato che la fortuna aiuta gli audaci, non è necessario levarsi la maschera per dimostrare la propria identità, grazie all’intervento dei compagni di Slug nell’aula, ad armi spianate e decisi a riprendersi il proprio socio di scorribande. Smessi i panni del testimone, Daredevil si cala nel ruolo a lui più congeniale, stendendo l’intera banda con l’aiuto del giudice in versione Thor (scena divertente anche per lo scambio di battute).

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Le tavole di Goran Sudzuka hanno il merito di trasporre al meglio gli spunti di Soule, mostrando un’aula di tribunale perfetta, giocando molto bene sulle inquadrature e sulle espressioni facciali dei personaggi. Il dinamismo della scena di lotta è ugualmente bene realizzato, con una forte fisicità che si lega bene al resto della storia.

L’entrata in scena finale di un noto personaggio dell’universo Marvel, lascia presagire tempi duri per il nostro Daredevil.

Chi sembra prendersela comoda questo mese è Frank Castle. Dopo la fuga rocambolesca dello scorso mese, il Punisher si limita a seppellire la vecchia Ethel, per poi lasciare la scena all’agente della DEA Ortiz rapita da Faccia. Il criminale, strafatto di EPC, ormai sembra credersi immortale, al punto da perdere ogni freno inibitore, mettendo in serio pericolo la donna. Ortiz mostra di non essere un osso duro, al punto di riuscire a ribaltare la situazione a suo favore.

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La trama di Beckky Cloonan mostra anche come Condor stia cercando di coprire le proprie tracce, ad ogni costo. La caccia di Frank a questa organizzazione rischia di complicarsi, ma conoscendo la caparbietà di Castle non sarà un problema.

Il nuovo stile grafico di Punisher, opera di Matt Horak, rischia di patire ancora il confronto con quello del compianto Dillon, ma la dinamicità di alcune scene mostra come ci sia un’evoluzione, con una maggior attenzione a dettagli e movimenti dei personaggi.

E a proposito di dinamicità, nella run di Iron Fist possiamo trovarne in quantità. Lasciato lo scorso numero a combattere con il ratto delle piaghe, Danny sta affrontando questo velenoso nemico cercando di non farsi sopraffare. Lo scontro presenta un grande prezzo in termini di forza, visto che il suo chi è impiegato per ripulire il suo organismo dal veleno del Ratto.

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In questo episodio cominciano ad emergere in modo più manifesto le reali intenzioni di Liu-Shi e soprattutto fino a che punto i sette maestri siano pronti a spingersi pur di sconfiggere il prescelto di K’un-Lun. Ed Brissom imbastisce la storia secondo il classico sistema del torneo, con continui duelli, in cui inserisce sia momenti di epicità nelle battaglie che di alleggerimento con le battute di Danny, creando un equilibrio perfetto che non annoia il lettore.

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I disegni di Mike Perkins, con i colori opera di Andy Troy, enfatizzano la scrittura di Brisson. I combattimenti sono resi in modo fluido e appassionante, con una profonda caratterizzazione e potenza. L’ambientazione è tratteggiata con cura, venendo resa ancora più dalla colorazione intensa e suggestiva.

Il finale con sopresa sembra far presagire che questo tornero nasconda molto più di quanto pensassimo!

In appendice due brevi storie, una interessante su una rapida missione del Punischer contro un pedofilo e una non proprio esaltante.

Ora non ci resta che attendere Daredevil 21 e vedere come si evolverà il piano di Matt, ma credo ne vedremo delle belle!

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