Designated Survivor: L’epidemia – Recensione

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L’epidemia, il nuovo episodio di Designated Survivor, mette a dura prova il presidente Kirkman

Venerdì sera ad alta tensione con il nuovo episodio di Designated Survivor, il serial Netflix dedicato all’inquilino della Casa Bianca interpretato da Kiefer Sutherland. I primi due episodi hanno mostrato come i presupposti della prima stagione siano stati rispettati, mettendo in piedi una seconda stagione che sembra voler enfatizzare ulteriormente il buono di questa serie.

Protagonista come sempre è il presidente Kirkman, che da outsider della politica americana si ritrova a sedersi nello Studio Ovale. Un dettaglio che gli showrunner hanno pensato in modo intelligente è l’aver affiliato Kirkman alle fila degli indipendenti, quel segmento di politici statunitensi che si emancipano dai due grandi partiti, Repubblicano e Democratico.

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In quest’ottica, Kirkman può essere al contempo più libero da scomode dinamiche di partito, ma anche vincolato ad alleanze forzate in caso di necessità, per avere il sostegno necessario in situazioni particolari. La doppia faccia di questa sua figura si tramuta in una delle caratteristiche migliori del personaggio, che sforzandosi sempre di fare la cosa giusta per la nazione si trova spesso in conflitto con sé stesso.

In L’epidemia, Kirkman affronta proprio uno di questi momenti. Quando una misteriosa epidemia inizia a contagiare alcuni stati del sud, l’emergenza sanitaria costringe il Presidente a richiedere l’aiuto di una casa farmaceutica in possesso di una potenziale cura, facendo leva sul senso patriottico (alimentato da un discreto compenso). Kirkman pensa di avere ottenuto il risultato sperato, ma quando il suo accordo sfuma in funzione del guadagno maggiore prospettato alla casa farmaceutica da altri canali, scopre come benessere comune e affari siano decisamente in contrasto.

La parte ‘politica‘ di questo episodio di Designated Survivor è intrecciata in modo ottimo. Mentre l’epidemia si diffonde in un comunità principalmente afroamericana, alla Casa Bianca si sta cercando di risolvere una questione razziale legata ad una statua in una piccola cittadina, tra chi la vorrebbe mantenere perché raffigurante un eroe popolare e chi considera il monumento oltraggioso, visto che raffigura un noto schiavista.

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Se rapportato alla questione della crisi sanitaria nella comunità nera del Sud, anche questa situazione si fa sentire sulla dinamica della vita all’interno della Casa Bianca.

A fare la differenza, oltre al carisma del presidente, sono i due nuovi ingressi nello staff.

L’avvocato Kendra Daynes, divenuto parte della squadra presidenziale nello scorso episodio, si rivela un asso nella manica per l’amministrazione Kirkman, Capace di risolvere rapidamente la questione della casa farmaceutica, fatica maggiormente con la problematica della squadra, ma mostra un lato umano coinvolgente, grazie ad una buona recitazione espressiva dell’attrice, Zoe McLellan.

Chi sembra sempre fuori dalle righe è l’esperto di comunicazione, Lyor Boone (Paulo Costanzo). Dopo aver vinto l’iniziale ritrosia di Seth ed Aaron nel primo episodio della seconda stagione di Designated Survivor, anche Boone riesce a mostrare il proprio valore, focalizzandosi sul rendere Kirkman un Presidente il più possibile amato. Il suo modo di fare, una miscela di intuizione e sarcasmo, lo rende un personaggio in bilico tra il divertente e il fastidioso, alternando momenti in cui lo si adora per le geniali soluzioni proposte ed altri in cui la battuta sembra quasi una derisione, rendendolo un collega di lavoro piuttosto complicato da gestire. Ma nell’ottica del serial è perfetto!

Non dimenticando la propria origine, Designated Survivor continua a mostrarci un’anima da spy story, alimentata dall’agente Wells. La scomparsa di Lloyd potrebbe far pensare ad una fine dell complotto che si è dipanato nella prima stagione, ma la Wells non crede la soluzione sia così facile. E quando le sue indagini la costringono a rivalutare l’operato di Lloyd, si ritrova a dover fare luce sul passato della famiglia della First Lady.

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Gestire due differenti linee narrative (politica e poliziesca) non è semplice, specie con così tanti cambi di fronte. Designated Survivor, pur avendo Tom Kirkman come protagonista principale, è studiato in modo da poter offrire allo spettatore uno show in cui ogni personaggio ha il giusto spazio per esprimere al meglio la propria funzione.

Il ritmo degli episodi non è mai forzato, sembra fluire senza intoppi, con giusto un filo di retorica americana di buonismo che potrebbe nascondere una sottile critica all’attuale amministrazione ed al suo modo di intedere la politica nazionale.

Dopo L’epidemia, l’appuntamento con Designated Survivor è per il prossimo venerdì!

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