Volt che vita di Mecha: non è un negozio per vecchi – Recensione

Volt  Che vita di Mecha mette in palio il dominio dell’ambita fumetteria, con una guerra generazionale dal sapore tutto nerd – La Recensione

La cultura nerd oggigiorno è diffusa e considerata un fenomeno culturale di proporzioni non indifferenti, ma i nerd delle prime generazioni, quelli che hanno vissuto per primi la passione per comics e film, hanno dovuto tollerare una serie di lazzi e godere della fama di sfigati, trovando spesso rifugio in angoli di serenità che col tempo sarebbero divenute le colonne della nerd culture: le fumetterie. E poteva The Sparker non tenere conto di questa evoluzione nel creare il quarto volume di Volt  Che vita di mecha?

volt che vita di mecha 4 copertina
La copertina del quarto albo di Volt Che vita di mecha è già tutta un programma

Lo scontro generazionale è uno dei temi narrativi più intricati che ci siano, il rischio di scivolare nella noia del ‘già visto, già letto‘ è abbastanza reale, eppure Stefano Conte ancora una volta riesce a sorprendere con una serie di situazioni che, partendo dalla realtà, si travestono da commedia per divertire il lettore, dipingendo in modo estreme scene che abbiamo vissuto tutti.

Prendete il trio di amici di Volt. La loro caratterizzazione passa da alcuni degli stereotipi tipici del mondo nerd, come Blade che sotto le cascate ricorda l’addestramento di Sirio il dragone (e se non sapete di che parlo, siete ovviamente parte della fazione sbagliata della lotta!). Il divertente siparietto tra Volt ed i suoi amici è il motore della prima parte di questo numero di Volt Che vita di mecha, grazie ad un’elaborazione di una dinamica che spesso entra in gioco nelle compagnie in cui qualcuno ha accesso alla fonte del divertimento; sfido chiunque abbia un amico impiegato in una fumetteria o in un negozi di videogiochi a non aver fatto la battutina per avanzare delle regalie, che metti mai che arrivi qualcosa…

Blade, Otto e Graystone sono esattamente quel tipo di amico, ovviamente romanzati per strappare un sorriso, che con bonaria furbizia (ma non troppo!) cercano di far leva sull’amicizia per un vantaggio nei confronti del povero Volt. Lo scambio di battute in questa fase di Non è un negozio per vecchi è esilarante, con una serie di situazioni che crea un filo di divertente suspance (complice una Darth Mother in piena forma), pronta ad esplodere nella seconda parte: lo scontro generazionale!

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Volt che vita mecha introduce gli amici di Volt, tra cui il letale Otto!

Il riferimento al film dei Cohen diventa essenziale quando i ‘diversamente giovani’ si scontrano con il fastidioso rappresentante delle nuove generazioni, un essere abominevole dalle sembianza simili a Cthulu. L’inevitabile scontro con la vecchia guardia è scandito con un ritmo entusiasmante, ironico e strutturato con una serie di scontri che in realtà accumuna le due fazioni, animate da una passione unica ma vissuta con mezzi diversi.

Il momento di massima carica è lo scontro di robottoni, la passione più intergenerazionale che esista, con un classico Mazinga contro il più recente EVA (che anche lui ormai ha i suoi annetti eh!). Siamo di fronte al primo passo di uno scontro che si dipanerà su più aspetti della vita nerd, il tutto per un ambito trofeo: il controllo del territorio più desiderato, la fumetteria. E il poter sfruttare il povero Volt, ovviamente!

Volt- Che vita di mecha riesce a mostrare nuovamente come Stefano sappia cogliere le sfumature della nostra passione (e del suo ingrato lavoro), rendendole ancora più vicine al mondo nerd e arricchendole di una comicità mai volgare, ma sempre legata al contesto narrativo in modo netto.

Non è facile realizzare un fumetto comico. Riuscire a divertire un lettore mettendolo contemporaneamente nel ruolo di spettatore ed attore della scena è un duro compito, ma con Volt  Che vita di mecha viviamo questo sdoppiamento in modo sublime, ridendo dei personaggi sapendo che in fondo i veri protagonisti siamo noi e le nostre manie.

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Volt Che vita di mecha finalmente sfodera l’amatissimo scontro di robottoni!

Il vero tocco di classe è il Dottor What, dove l’odiatissimo T-Rex diventa il nostro insegnante di cultura nerd (secondo Volt), agghindato come il Dottor Who versione Matt Smith.

Come spiegato da Andrea Ciccarelli nell’introduzione, siamo al cospetto di una storia doppia, titanico sforzo di Stefano Conte che coincide con la nostra trepidante attesa del 15 settembre, quando con Cuore ed Acciaio (e via, che noi ‘vecchi’ iniziamo a canticchiare… ) leggeremo il quinto numero di Volt – Che vita di Mecha.

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