Il manuale illustrato dell’idiota digitale, come sopravvivere ad Internet

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Il manuale illustrato dell'idiota digitale

Il manuale illustrato dell’idiota digitale, breve corso di sopravvivenza ad Internet, tra bufale e complottisti!

La nostra vita ormai passa inevitabilmente per l’etere, la visione profetizzata nei decenni passati da scrittori di fantascienza del calibro di Gibson si è avverata, siamo tutti connessi in modo viscerale alla rete globale. Quello che avrebbe dovuto essere un lato positivo della globalizzazione è divenuto allo stesso tempo il regno anarchico di chi ha trasformato il più capillare sistema di comunicazione mai concepito in un far west digitale in cui la vera vittima non è l’incauto utente, ma uno dei principi su cui si è basato la cultura digitale: la realtà.

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La copertina de Il manuale illustrato dell’idiota digitale

Il manuale illustrato dell’idiota digitale si apre con due citazione che sono un emblema di cosa avrebbe dovuto essere internet (e i suoi derivati, in primis Facebook) e cosa realmente abbia creato questa eccessiva libertà di pensiero e parola. Tim Berners-Lee, il creatore di Internet, confessa che il web

“L’ho progettato perché avesse una ricaduta sociale, perché aiutasse le persone a collaborare e non come un giocattolo tecnologico”

 dando una chiara indicazione delle sue intenzioni, ma qualche riga più in basso tocca ad Alan Moore dare una chiave di lettura della distorta visione del mondo che ci vuole offrire su internet

“La verità è che il mondo non è controllato da una cospirazione delle banche ebraiche, o degli alieni grigi, o da rettiliani di tre metri e mezzo provenienti da un’altra dimensione. La verità è più spaventosa: nessuno controlla il mondo, il mondo è alla deriva”.

Tra queste due visioni si muove l’intero internet, in particolare quella larghissima fetta di utenti che Mentana ha definito webeti e che più amorevolmente Diego Cajelli ha ribattezzato Idiota Digitale.

Cajelli ha raccolto per diverso tempo dati e post su Facebook, voci digitali di fatti inventati e tonnellate di bufale, ha studiato con attenzione la totale mancanza di coscienza critica e preparazione di migliaia di utenti di Internet, con particolare attenzione al social di Zuckenberg, vero e proprio microscopio sotto cui analizzare l’uso che l’utente medio italiano fa di questa sua libertà di pensiero. Dopo aver raccolto tutto questo nel suo  blog, Cajelli ha deciso che era ora di armarsi di ironia e volontà e redigere un valido strumento con cui difendersi dal dilagare di complottisti ed eroi del web 2.0, smascherando alcune delle bufale più divertenti e smitizzando atteggiamenti che quotidianamente troviamo sui social.

Da un corposo dizionario di termini sotto cui rientra una larga parte delle nostre conoscenze di Facebook (e a volte, anche noi stessi) traiamo quelle che sono  critiche ironiche e demolizioni di intere scuole di pensiero nate su presupposti che spacciati per verità non sono altro che gigantesche supercazzole, roba da far impallidire il buon Mascetti! Nel leggere queste voci si ride parecchio, sia per la loro palese natura di fesseria che per lo stile coinvolgente e dissacrante di Diego Cajelli, ma è impossibile non rivedere gran parte della nostra vita digitale in queste pagine. L’opera di Diego coincide con discussioni che anche noi abbiamo avuto su Facebook, il tentativo di spiegare come una notizia debba esser verificata, lo scontro con voci che costruiscono intere filosofie sul nulla, convinti di esser geni che hanno scoperto la Verità, salvo poi dimostrare atteggiamenti che rivelano la totale assenza di basi su cui ragionare.

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Diego Cajelli, autore de Il manuale illustrato dell’idiota digitale

Una volta conosciuto il gergo dell’Idiota Digitale, Cajelli ci mostra come resistere alla presenza di questi tarli interettiani, con sei semplici regole, di stampo simile ad un assioma matematico, che non sono altro che la dimostrazione di come il buon senso sia alla base della sopravvivenza digitale. La parte più seria ed interessante è la sezione in cui si parla di cyberbullismo e di  sovranità individuale ,una della più grosse idiozie generate dal libero pensiero di internet.

Con questo suo volume, Diego Cajelli dimostra in modo inequivocabile come quello strumento che avrebbe dovuto rendere migliori le persone, liberalizzando conoscenza e confronto, sia diventato una sorta di terreno fertile per la nascita di idee malate e distorte, ma che grazie ad un vettore come Facebook riesce ad attecchire in modo preoccupante anche presso persone a noi vicine, inconsapevoli di come le bufale, il clickbaiting o il complottismo siano facilmente riscontrabili e soprattutto evitabili. Leggere Il manuale illustrato dell’idiota digitale non è solo divertente, ma è in particolare una prova di coraggio, il voler scoprire quanto anche noi siamo vicini alla soglia dell’idiozia digitale; la scommessa di chi legge il lavoro di Cajelli (illustrato da una serie di disegni di diversi autori) è quella di arrivare all’ultima pagina, tra sorrisi e prese di coscienza, ed essere in grado di comprendere e migliorare il nostro rapporto con il mondo digitale, in particolare con gli utenti che lo popolano. Ma teniamo sempre presente la dichiarazione di un saggio come Umberto Eco:

“Internet ha dato diritto di parola agli imbecilli”

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