The Professor, un misterioso individuo che affronta misteri e creature da incubo nella Londra vittoriana

Nel vasto orizzonte dei fumetti, tra produzione nazionale e grandi firme estere, spesso l’attenzione del lettore si focalizza sui nomi più gettonati, magari seguendo il consiglio di un amico, lasciando che piccole realtà passino inosservate sugli scaffali. In mezzo a questa schiera di lettori sbadati devo rientrare anche io, in questo caso, visto che solo recentemente ho scoperto un’interessante pubblicazione tutta italiana con una storia particolare: The Professor.

Andrea Corbetta, il creatore di Benjamin The Professor Love, ha voluto offrire ai lettori una storia diversa, che pur partendo da spunti già visti anche in tempi recenti si muove in direzioni diverse e soprattutto con uno spirito diverso, inconfondibile. Benjamin Love vive nella Londra di fine ‘800, un periodo in cui la città inglese è in pieno fermento, sia sociale e culturale; il progredire tecnologico va di pari passi con l’evoluzione culturale, il forte distacco tra l’ambiente cittadino e quello rurale si riflette anche in coloro che migrano verso la capitale britannico, portando con sé un bagaglio di tradizione popolare che mantiente un forte legame con il folklore, credenze per l’epoca arretrate. In tutto questo agitarsi di cambiamenti si muove Benjamin Love, professore presso una prestigiosa università, esperto di filosofia ed esoterismo; proprio quest’ultimo lo rende famoso, visto la morbosa passione che questa misteriosa pratica suscitava nella ricca borghesia dell’epoca, e saranno proprio le sue conoscenze a metterlo in contatto con personaggi storici o fittizzi che sono diventati simboli di quell’epoca, da Sherlock Holmes a Monet.

Una tavola dal primo numero di The Professor, Golem

The Professor parte da un’idea affascinante, il voler rendere omaggio ai film horror classici, realizzati dall’etichetta inglese Hammer; simbolo di quella lunga serie di pellicole era l’attore Peter Cushing (che la maggior parte di noi conosce come il Grand Moff Tarkin di Star Wars), che con il suo viso spigoloso e la recitazione composta fece la fortuna di quel genere. È sembrato quindi naturale a Corbetta conferire al suo Benjamin le fattezze di Cushing, un omaggio che ha incarnato così bene lo spirito dell’attore che ha ricevuto nientemeno che l’approvazione della Peter Cushing Appreciation Society, un attestato di stima che fieramente dal terzo numero (Follia) campeggia sulla copertina di The Professor. Come si ottiene un simile riconoscimento? Facile, verrebbe a da dire, basta disegnare il volto di Cushing; la realtà è che per meritarsi questa targhetta non basta disegnare Benjamin col volto di Peter Cushing, bisogna ritrarre il personaggio con le tipiche movenze ed espressioni dell’attore, si deve mettere sulla pagina ogni aspetto di Cushing. Ed è quello che viene fatto. Benjamin Love è Cushing, d’aspetto e di natura, si confronta con le stesse minacce e le ambientazioni da horror vittoriano che hanno fatto la fortuna della Hammer.

Trattandosi di un personaggio con un background storico, The Professor deve rimanere confinato in alcune linee guida da cui non si può sgarrare. La storia passata è una ed immutabile, e gli sceneggiatori di The Professor riescono a costruire il proprio percorso rispettando gli avvenimenti, anzi facendo riferimenti precisi, motivando certi aspetti delle storie proprio con la realtà storica. Questa cura denota una precisa volontà, una passione per il proprio lavoro che si tramuta nella promessa al lettore di fare del proprio meglio, un accordo che viene matenuto per tutti i quattro numeri finora usciti. In nome di questo impegno, tutta la mitologia moderna (dai golem agli zombie) viene affrontata in modo rispettoso, con una visione diversa che guida il lettore in modo da conoscere non solo l’aspetto “horror” noto, ma anche l’origine e l’impatto di alcune di queste credenze.

Una tavola di Revenant, il secondo numero di The Professor

L’alternanza alle matite per realizzare The Professor rende il fumetto ancora più interessante, offrendo a diversi autori, alcuni con già alle spalle una certa esperienza anche di respiro internazionale, che sanno tirare fuori dalla storia l’ispirazione per realizzare tavola incredibili. L’unico difetto, a mio avviso, di The Professor è la cadenza bimestrale, ma è anche comprensibile, considerando che una realtà ‘minore‘ come Erredi Grafiche Editoriali si sia impegnata nel pubblicare questa prima serie composta da sei volumi, un gesto coraggioso e che va assolutamente premiato, visto che consente ad un personaggio come The Professor di ribadire come in Italia anche piccole realtà possano offrire storie incredibilmente appassionanti.

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