Una chiacchierata con Claudio Chiaverotti, il creatore di Brandon e Morgan Lost!

Lo confesso, la prima volta che mi hanno detto che avrei dovuto intervistare Claudio Chiaverotti ero intimorito. Si parla del Lucca Comics 2016, l’occasione era la presentazione in esclusiva nella kermesse in Toscana della variant di Morgan Lost per il numero 14, Una vita perfetta; fino a quel momento avevo conosciuto Claudio solo attraverso i suoi lavori e ammetto che vederlo sempre con gli immancabili occhiali da sole mi aveva fatto portato a credere fosse un personaggio un po’ schivo. Sono bastati due minuti in sua compagnia per ribaltare completamente la mia idea!

Dopo quell’intervista, con Claudio abbiamo iniziato a incrociarci spesso su Facebook, poi, complice il suo amore per il mare ligure, anche di persona; in questi giorni abbiamo avuto modo di passare una serata assieme, occasione perfetta per fare una chiacchierata per Just Nerd!

Al luogo dell’incontro, Claudio arriva con la sua fedele compagnia di viaggio: l’emicrania.

Possiamo fare un salto al bar? Devo prendere il cachet per l’emicrania!”

Quello che colpisce è la naturalezza con cui Claudio parla di sé, ma soprattutto di come ci sia tanto di Chiaverotti nelle sue creature.

Anche Morgan Lost soffre di mal di testa, ma è normale essendo una mia creazione, cerco sempre di mettere tanto di me in quello che faccio, io sono le mie storie, e loro sono me! Prendi Morgan, come ti dicevo. Quante volte si infila in un bar per prendere un bicchiere d’acqua per cacciare giù il suo cachet? Ecco, quello a me succede spesso, con l’emicrania io non riesco ad essere lucido, ti immagini lui che deve dare la caccia ai serial killers, girare per New Helipolis con il mal di testa?

Il ragionamento non fa una piega, ma è indice di come Claudio Chiaverotti cerchi di rendere il più possibile reale la sua storia, avvicinando il fumetto a quella che è la sua più grande passione: il cinema.

Io adoro il cinema, guardo almeno un film al giorno, di notte a raffica! Bada bene, non sono uno che li guarda con attenzione, che li riguarda e riguarda, a me basta una visione. Nella mia carriera è capitato che guardando un film mi colpisse una particolare storia, una scena bella tosta e me la fissassi nella memoria per poi riutilizzarla in futuro.”

Quando si parla con Claudio, il cinema è una presenza fissa, si sente come sia una passione mai celata, palpabile.

Mio padre aveva una piccola officina, ma a me non piaceva quel tipo di lavoro, e ho tentato la strada di giurisprudenza, mollando a tre esami dalla fine. A me piaceva il cinema, sognavo di fare il regista! Pensa, stanotte girovagavo su internet e mi ritrovo l’annuncio di un corso di regia a Firenze, con tanto di stage alla UCLA e sai cosa ho pensato? ‘Cazzo, facessi sta follia!’ “

Lo dice seriamente, lo vedi che ci ha pensato! Per Claudio Chiaverotti il mondo del cinema è uno di quei what if…? che abbiamo tutti. Per fortuna nostra, alla fine è approdato al fumetto, in cui opera da trent’anni e che ultimamente ci ha consentito di avere Morgan Lost.

In Morgan mi sento libero di raccontare tutte le idee che avrei voluto trasformare in cinema, anche lasciandomi guidare dal mio vissuto con i film. Quello che mi frega è che a volte rileggo la sceneggiatura e mi viene da accelerare il ritmo, perché ho sempre come metro di paragone i film; a volte non mi soffermo nemmeno a pensare se sia particolarmente reale la storia, penso solo a come sarebbe in un film, visto che sono due generi di narrazione molto simili, e racconto me

Claudio Chiaverotti lascia che il suo amore per il cinema lo guidi nella creazione delle sue storie, unendo i suoi due mondi

Eppure leggendo Morgan Lost, i dialoghi, parte integrante del fumetto, sono sempre studiati per dare un senso di realtà, di quotidianità. Leggendo le avventure del Bounty Hunter di New Heliopolis ho sempre notato come le battute dei personaggi siano credibili.

Certo che le scrivo io! Ma non ci crederai, ma sai che qualcuno mi ha detto che le battute non sono reali? Tutto perché in uno dei primi numeri, durante una conversazione, la cameriera di Hopper ha usato come termine ‘mammalucco’! Pensa, quando ero ancora un pischello di 21 anni, lavoravo per Bonvi su Sturmtruppen, avevo avvicinato Berardi per fargli vedere una sceneggiatura; lui la legge, e poi mi dice ‘Ma sul serio il personaggio saluta dicendo ‘Ehi vecchio pirata’? Ma lei quando vede un amico direbbe mai una cosa del genere?’. Quello che mi ha insegnato è stato che non dobbiamo scrivere dialoghi pensando a cosa ci aspetteremo di leggere in un fumetto, ma pensarli come se parlassimo tra di noi! Per la nuova continuity di Morgan mi ispiro a Born Again di Miller, che nei vari numeri aveva lunghe didascalie per tenere sempre informato il lettore sull’andamento della storia, ma per questo scopo preferisco inserire i richiami nei dialoghi, come si farebbe normalmente. La mia filosofia è una: massima naturalezza

Quindi è questo il trucco, la riconferma che Claudio Chiaverotti trasmette tutta la sua persona in ciò che fa. Certo, per farlo si appoggia a un team di disegnatori e collaboratori, un dream team che diventa parte integrante del mito di Morgan Lost.

Lavorare con un gruppo così ti fa venire voglia di fare mille progetti con loro! Sono una forza della natura! Prendi Val (Val Romeo, in edicola in questi giorni con Le lacrime del diavolo): New Heliopolis ha tanto di New York e se prendi quel disegno nell’albo in cui si vede il profilo della città, così simile a New York… guarda, conoscendola, come minimo si è studiata per chissà quanto la foto reale su Google! Lei è così, dinamica; anche oggi, nel nostro gruppo privato spronava tutti per dare il massimo sul lavoro riguardo il futuro di Morgan. Tutti loro sono dirompenti, tutto il team di Morgan è uno spettacolo! Pensa solo all’ottimo lavoro che sta facendo Marco Nucci con la pagina Facebook di Morgan, sono pochi mesi che la guida eppure sta andando alla grande: tre post al giorno, i videotrailer, la anima e la cura benissimo!

Chi ha detto che Claudio Chiaverotti non sorride mai?

L’entusiasmo di Claudio è evidente, lo trasmette in pieno. Parlando emerge ogni tanto la sua cadenza torinese, uno dei suoi tratti tipici, senza non sarebbe più lui! Mi stupisco quando mi rivela da quanti anni fa questo mestiere.

Oramai sono trent’anni che sono in questo settore, su ventimila pagine per me ci sono ventimila storie. Ci sono anche cose di cui mi pento, come l’aver ucciso troppo presto l’eremita del deserto in Brendon, che era un personaggio pazzesco! Però in questi anni ho visto anche cambiare il mondo del fumetto, soprattutto dal punto di vista commerciale, ma è anche normale; già dieci anni fa, ai tempi di Brendon, qualcuno mi diceva che adorava il personaggio, ma rinunciava agli albi per problemi economici, e lo capisco! Quando un padre di famiglia, tipo un operaio, si trova in difficoltà la prima cosa taglia sono le spese superflue, si concentra sulle priorità e comprensibilmente il fumetto, un intrattenimento, viene tagliato.

Il ragionamento non fa una piega, alla fine il successo di un fumetto non è solo dovuto alla validità della serie, ma anche ad una serie di fattori indipendenti, quali le congiunture economiche. Eppure Morgan Lost, nonostante alcuni corvi ne profetizzassero la chiusura da tempo, è ancora sulla breccia, anche grazie ad un talento di Claudio Chiaverotti:

Cerco sempre di raccontare cose nuove, di farle conoscere a tutti, di coinvolgere i lettori”

Da questa sua dichiarazione mi sono chiesto come mai in Italia nessuno, seguendo questa ideologia di novità, abbia mai pensato di creare dei supereroi stile americano.

“Sai che in effetti non ci avevo mai pensato? Però noi italiani abbiamo diversi supercriminali, come Diabolik, e anche in Morgan i serial killer sono il lato oscuro degli eroi, pensa a Wallendream! “

Lo ammetto, la parte migliore di questa chiacchierata non compare in questa intervista, ma è avvenuta dopo, davanti a una bella pizza; Claudio Chiaverotti è una compagnia incredibile, ha un modo di metterti a tuo agio unico! A fine serata, mentre stiamo tornando verso casa, gli confido il timore iniziale nel conoscerlo.

Scommetto che la colpa è degli occhiali da sole, vero? Guarda, un po’ ti capisco, io metto le lenti scure sempre perché ho una timidezza tutta mia, lo sguardo degli altri mi mette in soggezione, gli occhiali scuri sono la mia difesa

Ecco, in questa frase secondo me c’è tutto lo spirito di Claudio Chiaverotti, un narratore unico, una persona divertentissima.

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