Diciamoci la verità e diciamocela brutalmente in faccia: Gli Anelli del Potere (Rings of Power), la serie TV Amazon prequel de Il Signore degli Anelli che avrebbe dovuto riportarci nella Terra di Mezzo e farci rivivere (almeno in parte) le e mozioni della saga cinematografica di Peter Jackson è sostanzialmente un flop.
Amazon aveva radunato la sua speciale “Compagnia dell’Anello” per realizzare 5 stagioni dello show, confermando l’intento nonostante il calo degli ascolti.
Ma ora che la serie sembra bloccata in una sorta di Mordor dello streaming, emerge un dettaglio che turberebbe perfino Sauron: se il colosso dello streaming non porterà a termine la sua missione, dovrà pagare una penale da 20 milioni di dollari a stagione al Tolkien Estate.
Un accordo scritto col sangue
Secondo l’ultima newsletter di Lesley Goldberg, giornalista di The Hollywood Reporter, l’accordo originale tra Amazon Studios e il Tolkien Estate prevedeva la produzione di cinque stagioni complete. Il piano: raccontare la Seconda Era della Terra di Mezzo in 50 episodi totali.
Il problema? Se Amazon decidesse di fermarsi prima della fine, dovrebbe pagare ai detentori dei diritti un kill fee salatissimo. In pratica, una pesante penale per aver infranto il giuramento dell’Anello.
I numeri dell’accordo sono impressionanti, e se qualche anno fa sembravano il viatico per un prodotto di altissimo livello capace di tenere testa alla saga cinematografica da Oscar, adesso fanno davvero paura perché profetizzano un tracollo economico senza precedenti:
- 250 milioni di dollari solo per ottenere i diritti TV;
- 465 milioni di dollari per la prima stagione;
- fino a 20 milioni di dollari per episodio;
- e infine, 20 milioni di dollari per ogni stagione non prodotta.
Con le prime due stagioni ormai concluse e la terza quasi in arrivo, se Amazon decidesse di tirarsi indietro adesso dovrebbe comunque sborsare 40 milioni di dollari.
Un futuro incerto nella Terra di Mezzo
Vale davvero la pena di pagare quella cifra astronomica? Difficile dirlo.
Secondo i dati rivelati da Goldberg, che riportiamo “as is”, ma che in qualche modo ci riserviamo di controllare, solo il 37% degli spettatori statunitensi ha completato la prima stagione, contro il 45% del pubblico internazionale. La seconda stagione avrebbe migliorato la percentuale di completamento, ma con un calo complessivo di spettatori.
E anche se i costi di produzione sono scesi rispetto ai primi episodi, restano così alti che, come rivelato da un dirigente di Amazon, “gli altri creativi si chiedono se avranno mai abbastanza budget per i loro progetti”.
Insomma, anche con la terza stagione quasi pronta, l’Ombra del dubbio si allunga sul futuro degli Anelli del Potere.
Un contratto per incatenarli tutti
La penale è una sorta di “Anello del Potere” finanziario che lega lo studio al Tolkien Estate.
Questa mossa è servita a garantire che Amazon non mollasse il progetto dopo una o due stagioni, ma col tempo si è trasformata in una trappola contrattuale: annullare lo show potrebbe costare quasi quanto proseguirlo (tenendo conto dei mancati guadagni generati comunque anche da stagioni dal bassissimo appeal).
E con nuovi film de Il Signore degli Anelli in arrivo al cinema, Prime Video si trova in un momento delicatissimo. Riuscirà a mantenere viva la sua visione della Terra di Mezzo, o finirà per abbandonarla gettando il suo “tesoro” nella lava del Monte Fato?


