Pillars of Eternity II: Deadfire – Recensione

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Chi avrebbe mai detto, nel lontano 1998, che il motore Infinity che animava Baldur’s Gate avrebbe raggiunto i vent’anni di onorata carriera? Da questo motore grafico sono partite le nostre avventure su RPG storici (Icewind Dale e Planetscape Torment, per citarne due) che hanno formato centinaia di giocatori, ed oggi quello spirito ha un degno erede nell’Unity 3D che anima Pillars of Eternity II: Deadfire, ultima fatica di Obsidian Entertainment.

Seguito di Pillars of Eternity, Deadfire era predestinato al successo, spinto soprattutto dalla passione dei giocatori. Mentre il mondo videoludico degli RPG guardava con ammirazione Divinity: Original Sin ed il suo seguito, convinti di assistere all’affermarsi di un nuovo engine grafico, su Fig.co nel febbraio 2017 veniva stracciato il crowdfunding per Deadfire. Cifra richiesta: 1,5 milioni di dollari. Cifra raggiunta: 4 milioni. Roba che agli sviluppatori deve esser venuta una certa ansia, perché un risultato simile significa che ci sia grande fiducia, ma di conseguenza ancor più alta aspettativa.

Pillars of Eternity II: Deadfire mostra la potenza dell’Unity 3D!

Pillars of Eternity II: Deadfire diventa quindi un’uscita cruciale, che inevitabilmente deve rispettare i voleri dei giocatori, oltre a mantenere una certa aderenza al precedente capitolo, una sfida affrontata ad inizio maggio con l’arrivo del gioco su Steam.

Ve lo dico subito, Obsidian ha raggiunto lo scopo. Gli sviluppatori sono riusciti a creare un prodotto che sappia unire la continuità della storia con una ventata di novità, inserendo al meglio questa meccanica direttamente nella storia.

Proseguendo la narrazione dal finale del primo capitolo, Pillars of Eternity II: Deadfire ci vede impersonare L’Osservatore, colui che ha sconfitto Thaos, ritiratosi da anni nella sua fortezza di Caed Nua, deciso a non farsi più carico dei problemi del mondo.

Peccato che il dio Eothas, nume di rinascita e luce, abbia deciso di impossessarsi della statua di Adra conservata sotto la nostra dimora, e iniziare a vagare per il mondo, per motivi ignoti. Nella sua liberazione, Eothas uccide centinaia di persone, tra cui noi, che veniamo portati al cospetto del dio Berath, signore della morte. Preoccupato dalla venuta di Eothas, Berath ci offre di esser il suo araldo, mandandoci nuovamente a tener fede al nostro ruolo di Osservatore.

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In questo primo impatto con Pillars of Eternity II: Deadfire traspare subito la cura con cui Obsidian ha voluto creare un diretto collegamento con il precedente capitolo. Dopo il rapido riassunto visto nell’intro del gioco, durante il colloquio con Berath avremo modo di importare i nostri salvataggi del precedente capitolo, oppure, tramite le opzioni durante la chiacchierata con la divinità, ricostruire il nostro passato.

Confesso che questo approccio ricorda abbastanza la creazione del background vista recentemente in Torment: Tides of Numenera, ma ha comunque un suo fascino ed una caratterizzazione perfetta. A rendere la parte di creazione del pg ancora più appassionante è la scelta della classe, che mi ha portato via quasi un’ora. Se siete come me dei maniaci del pg perfetto, Pillars of Eternity II : Deadfire sarà la vosta gioia.

Le classi sono incredibilmente bene dettagliate. Partendo dai classici archetipi, potremo scegliere di creare un personaggio multiclasse (scelta consigliata solo ai più navigati giocatori), oppure padroneggiare al meglio un’unica classe, opzione che ho colto al volo. E per fortuna, visto che ogni classe presenta ulteriori rami, che specializzano il nostro personaggio, con un calcolato ed avvincente equilibrio tra malus e bonus.

Tradotto, la personalizzazione del personaggio è il fiore all’occhiello di Pillars of Eternity II: Deadfire. Difficilmente negli ultimi tempi si sono trovate delle possibilità simili in fase di creazione del personaggio negli RPG, ma la cura di questa aspetto, per me da sempre fondamentale, è un punto di forza del titolo.

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Sbrigata questa pratica, possiamo tuffarci nuovamente nell’avventura e riprendere la caccia a Eothas. Il dio è diretto verso Mortafiamma (Deadfire, in originale), arcipelago che sarà il teatro della nostra saga.

La scelta di ambientare il titolo su questo gruppo di isole è stata una scommessa. Da un lato è sicuramente apprezzabile l’aver colto la possibilità di creare una dinamica sociale ed economica fluida, che ci consenta di farci strada attraverso le diverse compagnie commerciali o vivere i dissidi tra le diverse tribù locali.

D’altro canto, questa libertà si traduce in una stiracchiatura della trama principale, che in diverse occasioni sembra quasi passare in secondo piano. Pillars of Eternity II: Deadfire è ricco di missioni secondarie e offre un meraviglioso e coinvolgente campionario di culture e tradizioni, ricreate con una dovizia impressionante, ma questa ricchezza rischia di travolgere il giocatore, che può trovarsi impegnato a seguire diverse trame contemporaneamente, perdendo il filo della principale.

Dipende da come siamo abituati a vivere un’esperienza GDR. Se siete dei giocatori che si concentrano sulla main quest, avrete qualche difficoltà a seguire le varie derive narrative, se invece preferite gustarvi ogni aspetto del mondo di gioco, cercare quelle piccole finezze che danno corpo all’ambientazione, Pillars of Eternity II: Deadfire sarà una gioia per voi, complice una pratica wiki consultabile direttamente nei dialoghi (tramite dei termini evidenziati).

Pillars of Eternity II: Deadfire vanta un’ambientazione dettagliata e curata alla perfezione

Ma la vera novità di Pillars of Eternity II: Deadfire è l’introduzione dell’elemento navale. Navigare tra le diverse isole diventa l’occasione ideale per mettere il giocatore al comando di una nave, con la necessità di mettere in piedi un equipaggio in grado di affrontare ogni sfida.

Non manca, infatti, la possibilità di scontrarci con altre navi. Il sistema di combattimento, in questo caso, è abbastanza semplice, si basa su un avvicinamento sufficiente per poter scegliere da quale lato approcciare il nemico per poi dare fuoco alle polveri. In questo combat sistem si terrà conto della condizione delle vele (velocità), delle nostre munizioni (danni) e le capacità dei nostri marinai.

È sicuramente una nuova feature interessante, ma non particolarmente studiata o valorizzata. Come impostazione ha un forte di sentore di già visto, ma riesce a dare a Pillars of Eternity II: Deadfire quel tocco di diversità che permette al giocatore di interrompere il ritmo della narrazione. Diciamo che assomiglia a un mini-game che non ad una vera e propria caratteristica del gioco. Per renderla una componente importante ed essenziale, come ci si aspetterebbe vista l’ambientazione, servirebbe una maggior definizione, soprattutto nel comparto dei combattimenti.

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Dal punto di vista stilistico, Pillars of Eternity II: Deadfire è invece una garanzia. L’Unity 3D mostra ancora una volta la sua validità, e gli scenari in finto 3d sono realizzati con una buona fattura e una personalità ben definita, grazie ad una varietà cromatica non da poco.

D’altronde, parliamo di una produzione Obsidian, e non ci si poteva aspettare diversamente. Certo, non è uno di quei giochi che possono far gridare al capolavoro, visto che l’unico aspetto realmente innovativo, il comparto navale, è ironicamente la componente meno riuscita di Pillars of Eternity II: Deadfire.

Se siete alla ricerca di un RPG classico dotato di una buona profondità narrativa e di un’ambientazione ricca e avvolgente, Pillars of Eternity II: Deadfire è il titolo che stavate cercando!

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