Per anni i videogiocatori hanno accettato una realtà sempre più frustrante: acquistare un gioco senza avere alcuna garanzia di poterci giocare in futuro.
Ora qualcosa potrebbe cambiare.
Il movimento Stop Killing Games ha infatti ottenuto un importante successo negli Stati Uniti: l’Assemblea dello Stato della California ha approvato il Protect Our Games Act, il disegno di legge noto come AB-1921 che punta a tutelare i consumatori quando un videogioco dipendente da server online viene dismesso.
Una notizia che potrebbe avere conseguenze enormi per l’intera industria videoludica.
Cosa prevede il Protect Our Games Act
Il principio alla base della proposta è piuttosto semplice: se un gioco acquistato dai consumatori dipende da server online per funzionare, gli editori non dovrebbero poterlo rendere inutilizzabile dall’oggi al domani.
- La legge richiederebbe alle aziende di:
- avvisare i giocatori con un congruo anticipo prima della chiusura dei servizi;
- offrire una soluzione che consenta di continuare a utilizzare il prodotto acquistato;
- garantire alternative come modalità offline, server gestiti dalla community o altre opzioni tecnicamente praticabili.
Il provvedimento è stato approvato con 43 voti favorevoli e 16 contrari, raccogliendo consensi sia tra Democratici che Repubblicani, con il testo che dovrà affrontare l’ultimo passaggio cruciale: il voto del Senato californiano.
🎮 Big update: California’s Protect Our Games Act (AB 1921) just passed the State Assembly floor vote 43–16.
The bill would require game companies to give notice before shutting down server-dependent games and provide a way to keep purchased games playable afterward.
Now it heads… pic.twitter.com/XzMRyepa0B— Moritz Katzner (@Moritz_Katzner) May 28, 2026
Tutto è iniziato con The Crew
La nascita di Stop Killing Games è strettamente legata alla vicenda di The Crew.
Nel 2024, Ubisoft ha spento definitivamente i server del titolo di guida open world pubblicato dieci anni prima, rendendolo di fatto inutilizzabile anche per chi lo aveva regolarmente acquistato.
La vicenda ha acceso un dibattito globale sul concetto di proprietà digitale e sulla conservazione dei videogiochi.
Da allora il movimento guidato dall’attivista Ross Scott ha raccolto un sostegno crescente in tutto il mondo.
L’industria dei videogame alza le barricate
Non tutti, però, vedono positivamente la proposta.
L’Entertainment Software Association (ESA), la principale organizzazione che rappresenta l’industria videoludica statunitense, si è “ovviamente” schierata contro il disegno di legge.
Secondo l’associazione, il provvedimento partirebbe da un presupposto errato: i giochi digitali vengono concessi in licenza e non venduti come proprietà permanente.
L’ESA sostiene inoltre che molti videogiochi moderni dipendano da infrastrutture online complesse, sistemi anti-cheat, autenticazione e aggiornamenti continui, rendendo impossibile garantire una disponibilità perpetua.
Conservare e proteggere il patrimonio videoludico mondiale
La risposta del movimento non si è fatta attendere.
Secondo Stop Killing Games, la legge non obbligherebbe gli editori a mantenere attivi i server per sempre né a sostenere costi infiniti.
L’obiettivo sarebbe molto più limitato: impedire che un prodotto acquistato diventi completamente inutilizzabile quando il supporto ufficiale termina.
Le possibili soluzioni previste comprendono una serie di soluzioni che nascono proprio dai presupposti su cui si basa il Protect Our Games Act:
- una versione giocabile offline;
- patch che permettano il funzionamento senza server ufficiali;
- server gestiti dalla community;
- un rimborso nei casi in cui nessuna alternativa sia possibile.
In altre parole, il movimento sostiene che il provvedimento riguardi principalmente la tutela dei consumatori e la conservazione del patrimonio videoludico.
L’Europa non resta a guardare
Nel frattempo la campagna di Stop Killing Games non si limita agli Stati Uniti.
L’associazione è recentemente intervenuta davanti al Parlamento Europeo durante un’audizione pubblica legata alla petizione europea che ha raccolto oltre 1,2 milioni di firme verificate.
L’iniziativa ha ricevuto una risposta positiva dalle istituzioni europee e i prossimi passaggi prevedono una valutazione da parte della Commissione Europea, che potrebbe proporre future misure legislative sul tema.
Una battaglia destinata a cambiare il futuro dei videogiochi?
La questione va ben oltre un singolo gioco o una singola azienda.
Con l’aumento dei titoli live service e delle esperienze sempre connesse, il dibattito riguarda una domanda fondamentale: cosa significa davvero “comprare” un videogioco nel 2026?
Se il Protect Our Games Act dovesse diventare legge e se iniziative simili dovessero prendere piede anche in Europa, potremmo assistere a uno dei cambiamenti più importanti degli ultimi anni nel rapporto tra consumatori, publisher e proprietà digitale.
Per milioni di giocatori che hanno visto sparire giochi acquistati regolarmente, questa potrebbe essere una battaglia che vale davvero la pena combattere.
Se è vero ciò che affermò tempo fa Alistair McFarlane riguardo lo spegnimento dei server di New World, e sfidiamo chiunque a non essere d’accordo con il director di Facepunk Studios, quando disse che i giochi non dovrebbero mai morire, allora l’azione di Stop Killing Games va sostenuta con ferma decisione.
Magari, in futuro, potremmo avere la possibilità di rigiocare nostalgicamente a un titolo che ci ha entusiasmato e che vorremmo estrarre da qualche scaffale in soffitta allo stesso modo di quando riesumiamo un vecchio gioco da tavolo.


