Game of Thrones 7: recensione del terzo episodio “The Queen’s justice” [SPOILER]

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In The Queen’s Justice vediamo finalmente di che pasta è fatto Jon Snow e chi sta davvero dominando (per ora) questa stagione di Game of Thrones! La recensione.

Attenzione! L’articolo che segue contiene spoiler!

Ritorna puntualissimo, come ogni settimana, l’appuntamento con Games of Thrones!

Se il precedente episodio è stato appannaggio nettamente del gentil sesso, in questo “The Queen’s Justice” vedremo la riscossa dei maschietti, soprattutto del povero Jon Snow che, a parte qualche guizzo, finora è stato letteralmente messo in ombra dalle sue alleate, prima tra tutte la sorella Sansa che comunque si rivelerà un’ottima reggente di Grande Inverno in sua assenza.

Jon Snow, dicevamo. Lo abbiamo lasciato l’ultima volta in procinto di salpare per Dragonstone e rendere omaggio alla regina Daenerys, mossa molto poco accorta (quando uno da Grande Inverno si reca a sud per incontrare un qualche sovrano, di solito non finisce mai bene!) ma dannatamente necessaria, in quanto sotto la dimora dei Targaryen si trova un enorme giacimento di Vetro di Drago, l’ossidiana, che pare essere l’unico materiale, assieme al fuoco, in grado di distruggere un Estraneo.

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L’incontro con Daenerys parte subito mica tanto bene per il povero Jon. Anche se accolto da Tyrion, del quale si fida in un certo senso, subito il Re del Nord è posto di fronte alla spaventosa presenza dei tre cuccioli di casa Targaryen, i draghi Rhaegal, Vyserion e soprattutto l’imponente e spaventoso Drogon.

Un pochino intimorito dalle tenere bestioline, Jon deve anche subire le velate, ma non troppo, pretese di superiorità di Daenerys. Estremamente indicativa la scena in cui vengono presentati l’una all’altro: Missandei si mette a snocciolare tutti gli interminabili titoli della sua regina, Nata dalla Tempesta, Madre dei Draghi, Distruttrice di catene e via discorrendo. Per contro, Ser Davos introduce solo… Jon Snow, aggiungendo poi, come quasi a riempire un imbarazzante vuoto, un timido “Re del Nord”.

Ma è proprio in questo frangente che Jon prende in mano la situazione, declinando, educatamente ma fermamente, tutte le pretese di una sempre più superba Daenerys che, a mio avviso, rimane quasi confusa dalle fermezza di Jon.

Quando lei gli pone davanti l’antico patto che obbligava gli Stark ad asservirsi ai Targaryen, Jon semplicemente risponde “Ma io non sono uno Stark!”. E qui, signori miei, ho percepito le sicurezze della bionda regina vacillare paurosamente.

Un confronto tra pari

Anche se velatamente minacciato, Jon non ha arretrato di un passo. Bellissimo il confronto tra questi due personaggi, reso alla perfezione in tutta la prima parte dell’episodio. Come dicevo, vediamo finalmente un Re del Nord che tira fuori la grinta, come in un combattimento sulla Barriera, e una Daenerys sempre più magnifica, che sa non far trapelare sorpresa e insicurezza, pur essendo capace (anche grazie ai consigli di un nuovamente immenso Tyrion Lannister) di fare un passo indietro, assecondando senza ulteriori pretese le richieste di Jon.

Nonostante i non troppo amichevoli convenevoli, le pretese dettate dal rango, i titoli che servono a delineare i propri ruoli, Daenerys e Jon firmano di fatto un’alleanza di sguardi. I due non si conoscevano prima di questo incontro eppure sembrano fidarsi l’una dell’altro; si percepisce quasi una sorta di feeling che, seppur celato dalle algide e ferme rivendicazioni della Khaleesi e dal piglio di Re Saggio e Buono sfoderato dal bastardo di casa Stark, fa divampare quasi in sordina il nucleo filosofico dell’intera saga, quell’incontro/scontro tra Ghiaccio e Fuoco, dal potenziale inimmaginabile, che una sempre più profetica Melisandre si arroga, con maestosa umiltà, la paternità.

I consigli di Tyrion, in questo episodio più illuminato e abile politico che fine stratega militare, convinceranno Daenerys ad aiutare Jon permettendogli di estrarre il Vetro di Drago, concedendo in pratica null’altro che delle rocce in cambio del rispetto e della sicura riconoscenza e fedeltà del Re del Nord.

In questo frangente l’umanità e la magnanimità di due veri animi nobili sovrasta la scene lente grigie del primo incontro tra il Re e la Regina: da una parte un sovrano che cerca un modo di difendere il suo popolo e l’intero continente dalla minaccia degli Estranei, dall’altra l’eletta Khaleesi che per giungere al trono e ristabilire la pace non vuole passare attraverso il sacrificio di migliaia di innocenti.

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Diavolo di un pirata!

Altro personaggio a cui non avrei mai dato un soldo bucato è Euron Greyjoy, sempre super buzzurro, ma di un’efficienza spaventosa. Il nero pirata entrerà trionfante ad Approdo del Re per consegnare a Cersei la nipote ribelle e le donne di casa Martell, destinate a una tremenda, quanto un po’ banale, vendetta da parte della regina Lannister. Tornando a Euron, che addirittura entra nella sala del Trono di Spade a cavallo, onorificenza in passato concessa solo ai conquistatori e pretendenti al trono (in qualunque modo la cosa si possa concretizzare), il suo personaggio mi sta cominciando a piacere, forse proprio perché è così tamarro e iconoclasta,ignorante ma efficace, spavaldo ma impavido.

Sembra per l’appunto un gretto e squallido uomo ignorante, ma in fondo sta facendo un ottimo gioco, avvicinandosi sempre di più a Cersei, innervosendo Jamie like a boss (e quindi cercando di minare il rapporto “speciale” che ha con la sorella?) e, soprattutto, vincendo ogni battaglia che lo vede protagonista.

Euron Greyjoy è, finora, l’unico personaggio che sta continuando a vincere! Perché oltre ai trofei alla sua concupita regina, riesce anche a far capire bene a tutti che è indispensabile. Quando Cersei, sempre spavalda, dice che la sua flotta controlla il Mare Stretto, le viene fatto notare che non è sua, ma di Euron.

Secondo me davvero, Cersei e Euron potrebbero essere paragonati a Elisabetta I e Sir Francis Drake, solo che il rozzo Greyjoy dimostra di avere anche più stile ed efficacia come corsaro!

Euron il vincitore anche su Jamie che, nonostante la presa lampo di Alto Giardino e il capolavoro tattico del finto abbandono di uno sguarnito Castel Granito (facile preda degli Immacolati) riesce a farsi fregare e sovrastare sul piano morale dall’ultimo colpo di coda dell’immensa Lady Olenna, indiscussa “vincitrice” di The Queen’s Justice, la quale rivela, prima di morire con la dignità che le si addice, al “cagnolino” di Cersei che l’assassinio di Geoffrey era opera sua!

E mentre Jamie incassa il colpo, capitan Greyjoy riesce ad accerchiare e bloccare a terra gli immacolati di Verme Grigio, reduci della presa di Castel Granito, dando quindi un’altra spallata alle forze Targaryen e aumentando la mia stima e simpatia nei suoi confronti.

Sono quasi sicuro che finirà malissimo, ma per il momento è lui l’uomo da seguire, perché, per ora, è solo grazie al suo operato che Cersei i suoi alleati sono in vantaggio!

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Nel frattempo, a Grande Inverno retto da Sansa che si fa più adulta ogni giorno che passa, fa il suo arrivo Bran, l’ultimo uomo 100% Stark ancora in circolazione.

Certo che è cambiato, il giovane Bran. Si nota chiaramente che ha acquistato un potere non da poco e una saggezza un pochino inquietante. Anche solo come si è presentato, con lo sguardo fisso perso nel vuoto ma comunque presente, faceva venire quasi i brividi. Credo che anche lui sia da tenere d’occhio, molto più di quello che può sembrare. Potrebbe anche giocare un ruolo cruciale in tutta storia anche perché, nonostante si dichiari non interessato alla cosa, è lui in soldoni l’erede legittimo di casa Stark!

Un’altra settimana è passata, albe e tramonti si sono avvicendati su Westeros e la grande partita a scacchi, per il dominio totale del continente occidentale, ha cominciato con le sue prime importanti mosse.

Aspetteremo con ansia il prossimo episodio di Game of Thrones perché, la sensazione che qualcosa che possa in futuro spezzare gli equilibri e far pendere la bilancia dall’una o dall’altra parte, stia per accadere.

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