Caput Mundi: Città di Lupi – Recensione

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Città di lupi, il primo capitolo di Caput Mundi, l’universo condiviso di Editoriale Cosmo

Quando sento parlare di universi condivisi, la mia curiosità supera ogni limite. Ho sempre avuto un debole per quelle ambientazioni che mirano ad offrire un respiro il più ampio possibile ad un contesto narrativo. Partire da uno o due protagonisti è un passo essenziale, ma il metterli in relazione non solo con la propria vita ma con un intero mondo che si intrecci alla loro vita è segno, per me, di un’idea ben strutturata e potenzialmente immortale. Caput mundi, il primo universo condiviso di Editoriale Cosmo, ha avuto gioco facile nel farmi andare in edicola, come potete immaginare.

Partiamo da una confessione: non ho mai letto Battaglia. Il personaggio di Roberto Recchioni, che gode di una sua presenza affermata nel catalogo di Editoriale Cosmo, è una presenza discreta ma importante in Città di Lupi. Per me Caput Mundi è stato il primo passo all’interno di questo nuovo mondo, e posso dire che non mi sono mai sentito spaesato, confuso, come se mi mancasse un qualche dettaglio per comprendere le dinamiche della Roma presentata in questo albo. In parole povere, chiunque si avvicini per la prima volta a questa ambientazione viene accolto dagli autori a braccia aperte.

Città di lupi ha un’impostazione che ricorda alcuni serial che negli ultimi anni hanno fatto la loro comparsa, da Suburra a Romanzo criminale. Parte del fascino di questi serial è l’utilizzo di un linguaggio volgare tipico di una cultura di periferia, spesso fatta di criminalità e degrado. Solitamente nei fumetti si mantiene un certo tono nei dialoghi che sembra voler indicare che siamo in una realtà differente dal quotidiano, ma con questo primo numero di Caput Mundi assistiamo ad una naturalezza anche nel linguaggio.

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L’ambientazione romana diventa l’origine dell’inflessione tipica capitolina, arricchita da un parlato sporco, politicamente scorretto, ma incredibilmente reale. Leggere gli scambi di battute tra l’Inglese, Nero e Bimbo è divertente, strappa un sorriso perché sembra di assistere alle derisioni tra gli amici che abbiamo vissuto anche noi, anche se adattate al contesto di Caput Mundi.

Quello che più mi ha colpito è il ritmo della storia, il modo in cui viene sviluppato il racconto. L’inizio è pura adrenalina, una scena di criminalità realistica, grazie proprio a questo inserimento di realismo gergale, sempre esagerato un filo per avvicinarsi al gusto televisivo, ma con l’attenzione a non varcare il confine dell’esagerazione. Monteleone e Sicchio sanno come offrire al lettore una storia che lo seduca con il crimine, mostrando una scena che subito lo emozioni, per poi arrivare al punto critico e ricostruire la situazione con un flashback.

Scelta intelligente. Il lettore ha già intuito alcune dinamiche interne del terzetto di protagonisti, ma con questo salto indietro i due autori approfondiscono questi temi, mostrando meglio il loro rapporto. Ed introducendo l’elemento che i lettori di Battaglia già conoscono ed aspettano: il sovrannaturale.

Battaglia è un vampiro, e Caput Mundi: Città di lupi introduce i licantropi, i lupi mannari, ma con un tocco di genio, che è godibile maggiormente da chi si approccia per la prima volta a questo mondo (come il sottoscritto). Per tutta la prima parte dell’albo il tema principale è il crimine, la pianificazione, e i riferimenti a ‘luna’, ‘lupi‘, sembrano esagerazioni da esaltati, un branco di criminali che si vuol dare un tono.

Poi arriva il momento in cui la leggenda dei Lupi diventa realtà. Come lo scoprono con orrore alcuni personaggi, il lettore ignaro viene colpito dalla rapida mutazione dei personaggi, da crime story si passa all’horror, con tutta la sua violenza. Sicchio e Monteleone hanno studiato molto bene questa alternanza, quello che apparentemente era un lento avvio si rivela essere una costruzione emotiva dei personaggi, che nel momento giusto semplicemente esplodono nella loro feralità.

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Tenete bene a mente la crescita caratteriale di Bimbo, il personaggio che più di ogni altro in Città di Lupi vede mutare la propria percezione del mondo. Da ragazzino alle prime armi, impacciato e non del tutto pronto, a bad boy sovrannaturale che sceglie di prendere una posizione, a costo di affrontare conseguenze estreme.

L’elemento sovrannaturale di Caput Mundi viene usato in maniera convincente, si inserisce in modo netto all’interno della storia, lasciando spazio a quella sensazione di realtà (crimine, degrado di periferia) che porta il lettore ad accettare vampiri o lupi mannari come un aspetto normale, credibile. Punto a favore degli autori è il non offrire al lettore una spiegazione della natura ferina dei Lupi, sono così e vanno accettati, fatevi andare bene la breve spiegazione che Bimbo rivela a Giuli nel night club. Questo alone di mistero è accattivante, coinvolge il lettore, lasciandogli al contempo la curiosità.

A rendere interessante Caput Mundi sono gli scandali della criminalità romana emersi negli ultimi anni, un tema che in questa serie viene accennato ma non messo al centro della storia, almeno in questo primo numero. La criminalità che conosciamo è quella di base, i galoppini che si sbattono per eseguire gli ordini di chissà chi, quasi sempre persone ben al sicuro dietro nomi altisonanti che dominano Roma come insospettabili. La commistione tra poteri forti e piccola criminalità, la creazione di una scala gerarchica della mala è intrigante, credibile e ben strutturata. Alcuni cambi di scena sono dei piccoli colpi di genio, come Battaglia che getta la sigaretta, rivediamo il mozzicone in primo piano, un piede lo calpesta, il campo di visione si allarga e siamo dall’altra parte di Roma. Continuità narrativa nel cambio di immagine, bella mossa!

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Partendo dall’idea di Recchioni, Monteleone e Sicchio hanno creato una buona storia, ma hanno potuto contare sui disegni di un ispirato Pietrantonio Bruno. Anzitutto, per una serie come Caput Mundi credo che il bianco e nero sia la colorazione ideale, in grado di accentuare certi toni della storia meglio del colore, a patto ci sia un disegnatore che sappia il fatto suo. Bruno è stata la scelta giusta. I disegni di Città di lupi sono perfetti per questa storia, ricchi di dettagli che diano profondità alla trama, con una scelta di inquadrature che sanno acuire il tono emotivo della lettura.

Se nel ritrarre i protagonisti nell’aspetto quotidiano Bruno riesce a offrire uno spaccato di vita criminale credibile, il disegnatore sembra sentire anche lui la luna piena. Quando i Lupi mutano, Bruno li segue, sembra trasformarsi e passare ad un tratto prorompente, slanciato, come se i balzi sovraumani dell’Inglese lo galvanizzassero. Le tavole dello scontro tra bande sono incredibili, a tratti splatter, ma creano una perfetta sintonia tra disegno e trama. Particolarmente emozionante l’ultima parte dell’albo, in cui con due diversi stili Bruno chiude le fila di questa prima storia, prima di una tavola conclusiva incredibilmente cinematografico, in cui le ombre sembrano mostrare la vera natura dei personaggi.

Incredibilmente appagante la cover di Marco Mastrazzo, che come realizzazione sembra avvicinarsi ad un manifesto cinematografico, con un tratto che tocca un realismo incredibile!

Se Città di Lupi è il primo assaggio di Caput Mundi, posso dire che Editoriale Cosmo ha portato in edicola un fumetto interessante, che ha un grande potenziale. L’unico rischio degli universi condivisi è il pericolo di non legare al meglio le diverse anime di un’ambientazione, ma Caput Mundi ha tutte le carte in regola per essere un’ambientazione ricca e appassionante. La seconda parte di questa miniserie arriverà in edicola il 19 ottobre, con Meravigliosa Creatura.

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