Asteroid City: la recensione della colorata città di Wes Anderson

Asteroid City poster

Asteroid City è l’undicesimo film di Wes Anderson, pellicola approdata nelle sale italiane in questi giorni e che, come tutti i film del regista americano, non consente di avere mezze misure: o lo si ama, o non lo si apprezza affatto.

Attraverso tutta la sua filmografia, Anderson è sempre rimasto legato al suo inconfondibile stile di regia e ai colori pastello dei suoi “dipinti” su pellicola. Asteroid City prosegue la tradizione, anche se rispetto a tutti gli altri lavori del cineasta risulta essere più ermetico e non di facile comprensione, almeno al primo sguardo. Siamo di fronte, infatti, a qualcosa di decisamente più metacinematografico.

Quindi è il caso di avvisare il lettore: chi ama Wes Anderson mi segua in questa recensione di Asteroid City.

Asteroid City: ridente città nel deserto americano

Asteroid City è un paesino nel deserto degli Stati Uniti dove, nel 3000 A.C., è caduto un asteroide che ha creato un cratere di trenta metri di diametro e dall’altezza uguale.

Nel 1955 un gruppo di persone si riunisce nella piccola cittadina, popolata da soli 87 abitanti, per una convention che premia i migliori piccoli geni a stelle e strisce. Durante la premiazione tenutasi all’interno del cratere, un UFO appare nel cielo stellato, astronave dalla quale fuoriesce un alieno che assomiglia molto a Jeff Goldblum. A seguito dell’evento, l’esercito americano costringe gli ospiti di Asteroid City a una quarantena forzata, isolamento dove storie e amori si intrecciano fra i vari personaggi del film.

Ma non è tutto qui: la pellicola inizia con un’inquadratura in bianco e nero, con un conduttore (Bryan Cranston) che ci introduce alla vita dell’acclamato drammaturgo Conrad Earp, e del suo nuovo dramma, Asteroid City.

L’ultima fatica di Wes Anderson quindi è divisa in due parti: quella “reale”, in cui viene raccontata la messa in scena di uno spettacolo teatrale, e quella inventata, dove vediamo lo spettacolo stesso. Per tutto il film continuamente usciamo ed entriamo nello spettacolo, e le vite degli attori e dei personaggi che interpretano si intrecciano nel racconto.

Il contrasto tra “realtà” e finzione è evidente nei colori del film. Se la parte reale è in bianco e nero, la commedia scritta da Earp irrompe sugli schermi con colori sgargianti e brillanti: il cielo è turchese, il deserto è ocra giallastro, e l’orizzonte è punteggiato da montagne rosse, e a volte, da qualche fungo atomico.

Gli abitanti di Asteroid City…

Uno alla volta i personaggi principali arrivano ad Asteroid City introducendo il pubblico al primo dei tre atti del film (proprio come in uno spettacolo teatrale).

Si inizia con il fotografo di guerra Augie Steenbeck (Jason Swatzman) e i suoi quattro figli tra i quali il cervellone Woodrow (Jake Ryan), giovane genio che partecipa alla convention. Augie deve dare la notizia i loro figli che la madre (un cameo di Margot Robbie) è morta da tre settimane. Rimasto in panne con l’auto, dato che il meccanico del luogo (Matt Dillon) non è d’aiuto, Augie deve ricorrere all’aiuto del ricco suocero (Tom Hanks, in un ruolo che sembrerebbe però scritto apposta per l’attore feticcio di Anderson, ovvero Bill Murray).

Dinah (Grace Edwards), un’altra delle adolescenti partecipanti al concorso, arriva con sua madre Midge (Scarlett Johansson), una star del cinema che si sta riprendendo da una relazione fallita, donna divisa fra il voler apparire in quanto star e il volersi nascondere nella sua privacy.

Ogni altro personaggio, in questo cast ricco di stelle, ha le proprie preoccupazioni specifiche: dal generale Grif Gibson (Jeffrey Wright) impegnato a non permettere fughe di notizie aiutato dal suo sottoposto (Tony Revolori); al locandiere di zona (Steve Carrell) che cerca di vendere agli ospiti piccoli appezzamenti di terreno nel deserto; allo scienziato, la dottoressa Hickenlooper (Tilda Swinton), ufficiale di collocamento per i giovani prodigi.

…e quelli del palcoscenico

Tornando nel mondo in bianco e nero, entriamo nel tormentato mondi dello scrittore Conrad Earp (Edward Norton) e del regista teatrale Schubert Green (Adrien Brody) la cui devozione per il lavoro gli ha fatto perdere casa e moglie (Hong Chau).

Durante un intermezzo in bianco e nero partecipiamo ad un seminario per attori, guidato da un certo Saltzburg Keitel (Willem Defoe) che presenta un drammatico contrasto con il mondo deliberatamente piatto e ampolloso in cui gli attori recitano le loro batture in Asteroid City.

Leggendo le varie parentesi, che non comprendono altri nomi del cast, come Maya Hawke, Rupert Friend, Steve Park, Hope Davis, Liev Schrieber, Sophia Lillis, Bob Balaban, Fisher Stevens e “l’alieno” Jeff Goldblum, sembra che in quest’annata cinematografica Hollywood si sia divisa in due, chi ha partecipato ad Asteroid City e che invece era in Oppenheimer.

Asteroid Attacks!

Asteroid City, in un certo modo, parla di un incontro con un alieno che sembra essere timido e impacciato, muovendosi con cautela davanti agli esseri umani. Di tutt’altro tipo, erano invece gli alieni di un alto film capolavoro Mars Attack! di Tim Burton che Anderson decide di omaggiare in Asteroid City. Dopo l’incontro con l’alieno gli abitanti di Asteroid City subiscono un interrogatorio, l’insegante June tenta di rassicurare i suoi giovani alunni con la frase: “L’ America resta in pace”, parafrasando i marziani di Mars Attacks che sostenevano:” Veniamo in pace”. La scena è accompagnata dalla canzone di Slim Whitman, Indian Love Call, stesso brano che nel film di Burton faceva esplodere l’enorme cervello degli invasori marziani.

La commedia di Anderson

Difficile capire cosa Anderson vuole comunicare con questo film che si apre a molteplici interpretazioni. Ad un certo punto l’autore sembra parlare attraverso i propri personaggi e uno scambio di battute fra due personaggi sembra essere una confessione del regista: “Non capisco ancora la commedia”,  “Non importa, sei maledettamente bravo a farla.”

Nessuno può immaginare cosa Asteroid City voglia comunicare con questa sorta di racconto nel racconto, ma come è consueto nei film di Anderson, l’innocenza della giovinezza trionfa sulle abitudini stanche e autoritarie del mondo degli adulti, qui rappresentato dall’esercito degli Stati Uniti.

Inevitabilmente lo spettatore è calato nei panni degli adolescenti del film, appassionati di scienza che reagiscono con calma e chiarezza ad una situazione che induce paranoia e agitazione agli adulti. È un’altra idiosincrasia di Anderson, dove la realtà (senza virgolette sta volta) è nascosta da molteplici strati di illusione.

Asteroid City poster
Forse il film più "Andersoniano" dei film di Wes Anderson. Per alcuni un pregio, per altri un difetto.
Pro
Il classico film di Wes Anderson
Inquadrature che sembrano dei dipinti color pastello
Un gremito cast stellare che recita in pieno stile Anderson
Contro
Del tutto non adatto a i non amanti del cinema di Wes Anderson
8.2
Voto Finale