Come funziona il vaccino Pfizer contro il Coronavirus?

vaccino coronavirus

Il V-Day, il giorno in hanno preso il via le prime somministrazioni del vaccino contro il Coronavirus in Italia è scatto lo scorso 27 dicembre e, a più di una settimana dall’inizio della più grande campagna di vaccinazione della storia dell’uomo, tantissimi continuano a domandarsi: “Come funziona il vaccino Pfizer contro il Coronavirus?”.

Il primo vaccino a essere stato autorizzato per il trattamento sull’uomo è appunto quello realizzato da Pfizer-BioNTech, indicato dal codice BNT162b2 e dal nome non commerciale Tozinameran (legato al suo principio attivo), mentre Comirnaty è, invece, il suo nome commerciale.

Scopriamo come funziona il vaccino Pfizer contro il Coronavirus, uno dei tanti che permetteranno di contrastare efficacemente la pandemia COVID-19

Lungi da qualsiasi pretesa di spiegazione accademica, l’articolo è frutto della curiosità che ci ha sempre contraddistinto, con l’interesse verso tutti i campi della scienza che ci spinge a capire come funziona tutto ciò che ci circonda e, in questo caso, il vaccino che permetterà (insieme a tanti altri che presto arriveranno) di contrastare, finalmente, la pandemia COVID-19 che ha messo il mondo in ginocchio.

Prima di scoprire come funziona il vaccino di Pfizer-BioNTech, facciamo una breve spiegazione del meccanismo che permette ai virus di superare le difese immunitarie dell’organismo e infettare, come in questo caso, l’uomo.

Come fanno i virus ad attaccare gli organismi e riprodursi al loro interno

I virus sono tra i più piccoli microrganismi esistenti (visibili solo al microscopio elettronico) e sono in grado di infettare tutte le forme di vita, anche altri microrganismi e virus stessi. Sono costituiti da materiale genetico (DNA o RNA) racchiuso in un involucro di proteine chiamato capside e possono replicarsi esclusivamente all’interno delle cellule degli organismi (nel caso del COVID-19 siamo di fronte a un virus a RNA).

L'”attacco” alle cellule da parte dei virus avviene per mezzo di strutture superficiali chiamate “antirecettori”che si legano ad analoghe proteine chiamate “recettori” presenti sulla superficie esterna di alcune cellule. Ogni tipo di virus, però, può attaccare solo se i suoi antirecettori sono compatibili e complementari ai recettori della cellula bersaglio.

Una volta che questo legame si completa, permettendo il superamento della membrana cellulare, il virus introduce il proprio materiale genetico (RNA) nella cellula attaccata inducendo quest’ultima a produrre nuove copie del virus che, a loro volta attaccheranno altre cellule.

Come funziona il vaccino contro il Coronavirus

Dopo aver spiegato, in maniera abbastanza semplice, come i virus si diffondono all’interno delle cellule degli organismi viventi, passiamo ad analizzare come agisce il vaccino e come si realizza l’immunità.

Gli stessi antirecettori usati dai virus, “grimaldello” biologico che permette di attaccare le cellule, rappresentano un ottimo “bersaglio” per il vaccino che utilizza le istruzioni genetiche del virus per costruire delle particolari copie delle proteine “spike” del Coronavirus, ovvero quelle escrescenze che abbiamo imparato a riconoscere nelle immagini e rappresentazioni, ormai celebri, del COVID-19.

Per fare ciò, il vaccino si avvale di una “versione” sintetica del cosiddetto RNA messaggero (mRNA), del materiale genetico che le cellule utilizzano per la produzione delle proteine; l’RNA messaggero ha il compito di trasmettere un determinato codice genetico e, successivamente, si degrada.

Ecco, dunque, che dopo aver ricevuto il vaccino, questo entra in contatto con le cellule rilasciando l’mRNA che trasporta le istruzioni per costruire le proteine “antirecettori” del Coronavirus, senza però le parti pericolose. Una volta che questo RNA messaggero prodotto in laboratorio entra all’interno delle cellule, queste ultime leggono il codice genetico e costruiscono altre copie delle proteine del vaccino, con l’mRNA che si distrugge.

Alcune di queste proteine appena prodotte, che ricordiamo sono come delle “repliche innocue” delle proteine ​​spike del Coronavirus, si dirigono verso la membrana esterna della cellula sporgendo da essa e creando delle protuberanze come quelle del virus. Tali protuberanze vengono riconosciute dal sistema immunitario che così può produrre gli anticorpi.

produzione anticorpi coronavirus

Arrivano gli anticorpi

In questo momento starete immaginando le capsule pilotate dai linfociti B di “Esplorando il corpo umano” che rilasciano sciami di anticorpi contro i virus e, in qualche modo è proprio quello che succede.

I linfociti B entrano in contato con le cellule che hanno ricevuto l’mRNA del vaccino e che hanno sviluppato le protuberanze come quelle del virus. Legandosi con queste nuove proteine e seguendo il “messaggio di allarme” di altri tipi di linfociti (i cosiddetti T helper), i linfociti B si attivano e si moltiplicano producendo anticorpi contro la proteina “simil-spike” che ne inibiscono il funzionamento.

Nel caso in cui l’organismo vaccinato venisse attaccato dal vero Coronavirus, il sistema immunitario è già preparato perché riconosce la proteina che ha imparato a combattere grazie al vaccino, producendo dunque gli anticorpi necessari per arginare e debellare l’infezione.

anticorpi coronavirus
(Siemens Healthineers)

Fonte: WHO, NYT

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