La Golden Age del fumetto: la nascita dei supereroi

Golden Age fumetto action comics 1

L’aggettivo “critico” deriva da “Crisi… sulle Terre Infinite

Posate un attimo Deadpool uccide l’universo Marvel e prendete di nuovo in mano il vostro vecchio manuale di letteratura della scuola superiore: dovrebbe essere lì da qualche parte, sotto la pila di Supereroi Classic de “la Gazzetta dello Sport”. Non preoccupatevi se la pila vi cade addosso: vi farà comunque meno male della lettura a cui eravate intenti.

Nel libro che vi ha tenuto compagnia per cinque anni senza che lo abbiate mai aperto, dal Dolce Stil Novo della fine del ‘200 fino al romanzo neorealista del dopoguerra, ogni epoca storica è classificata secondo la sua corrente, che riflette una sensibilità degli autori, un certo clima storico e culturale e talvolta la consapevolezza medesima degli autori di appartenere a un filone.

Il fumetto di supereroi è senza dubbio il genere più longevo e diffuso del fumetto americano; per l’influenza culturale che l’America ha sulla maggior parte del resto del mondo, si può dire anche del fumetto mondiale.

Un fenomeno così grande è stato studiato da critici e dai suoi stessi autori, i quali hanno sentito il bisogno di dividere questo lunghissimo fenomeno editoriale in periodi, ravvisando in ciascuna di queste epoche una tendenza generale, proprio come avviene per la letteratura. Qualsiasi campo di studi si affronti, queste periodizzazioni sono il risultato di una convenzione, che non è univoca né necessaria; sono solo uno strumento per organizzare meglio uno studio critico approfondito.

Per il fumetto di supereroi, la periodizzazione storicamente più usata è quella in quattro epoche: la Golden Age (dal 1938 all’ottobre del 1956), la Silver Age (dal ’56-’57 fino al 1972-’73), la Bronze Age (dal giugno 1973 al 1986) e infine la Modern Age (dal 1986 a oggi).

La Golden Age del fumetto: appunti per una cronologia dei comics dei supereroi

Più veloce di una pallottola, più forte di una locomotiva: inizia la Golden Age

Ad aprile 1938 (giugno secondo la data di copertina) esce il numero 1 di Action Comics, una rivista antologica di una sessantina di pagine, che alterna fumetti e racconti in prosa, in cui appare per la prima volta, in copertina e nel fumetto di apertura, Superman di Jerry Siegel e Joe Shuster. L’editore è National Comics, che successivamente cambierà nome in DC.

Action Comics #1 è considerata una pubblicazione di rottura per due motivi: la prima è che trasferisce il fumetto dall’appendice dei quotidiani a una pubblicazione autonoma; la seconda è che ha per protagonista non un uomo dalle capacità eccellenti, ma un vero e proprio supereroe.

Golden Age del fumetto action comics 1

All’epoca, i protagonisti dei romanzi pulp, la forma di intrattenimento popolare più diffusa in edicola, erano esseri umani al 100%, mentre nei comic books, con qualche eccezione davvero memorabile, i protagonisti sono alieni, maghi o individui resi invulnerabili da bizzarri esperimenti radioattivi e altre stranezze del genere.

Nel giro di pochi mesi il successo di questo lancio viene bissato da una marea travolgente di nuovi personaggi in calzamaglia; la DC stabilisce già allora quelli che saranno i suoi eroi più importanti: Batman, Wonder Woman, Green Lantern, Flash, Aquaman e ancora molti altri; mentre la Timely Comics, futura Marvel, sembra rimanere un po’ al palo: di questa prima Era delle Meraviglie ora ci restano solo Capitan America, Namor e la Torcia Umana.

Seguono a ruota una quantità eccezionale di case editrici più o meno dimenticate, delle quali abbiamo già parlato in occasione dell’approfondimento su Capitan Marvel, allora il fumetto più venduto, a opera della Fawcett.

golden age del fumetto marvel comics

Venti di Guerra per la Golden Age

Il fumetto della Golden Age è ingenuo: le sue storie, incredibilmente sintetiche per poter condensare un’avventura in una dozzina di pagine, parlano di eroi integerrimi e inflessibili e cattivi che più cattivi non si può.

Non si dà molto peso alla coerenza scientifica quando si nominano fenomeni come le radiazioni o le trasmissioni elettromagnetiche e si può dire che tutta la scienza presente nelle storie è trattata solo per la fascinazione che suscitavano le novità tecnologiche allora sulla bocca di tutti.

D’altronde si trattava di un “prodotto” rivolto ai ragazzini e autori ed editori ritengono che questo pubblico si immedesimi nell’eroe protagonista come una sorta di adulto idealizzato, ma abbia bisogno di un personaggio-ponte per sentirsi parte delle storie: ecco perché molti supereroi dell’epoca hanno una giovane spalla, un’adolescente che li segue nelle avventure e li imita. La spalla più famosa di tutti, Robin, debutta su Detective Comics 38 del 1940.

C’è però un altro tema importantissimo del fumetto della Golden Age: la guerra.

Ancora prima che gli Stati Uniti prendano parte alla Seconda Guerra Mondiale, i nazisti sono già percepiti dall’opinione pubblica come un nemico da abbattere, perciò le pagine dei fumetti pullulano di combattimenti tra eroi in maschera e criminali con la svastica sul braccio.

La seduzione dell’innocente

Durante la guerra, gli americani erano felici di sapere che il loro figli per 10 centesimi leggevano storie edificanti sui sani valori di una volta, che spesso finivano con un tedesco o un giapponese preso a pugni; finito il conflitto, però, cominciarono a farsi strada nuovi generi: fumetti di guerra, western, fantascientifici, crime-stories e racconti dell’orrore cominciarono a rosicchiare il mercato degli uomini in calzamaglia.

Negli anni ’50, solo una decina di testate erano sopravvissute al cambiamento, ma un’altra minaccia, più spaventosa del Reich non proprio millenario, incombeva sul destino del fumetto americano: la censura.

Nel 1954 lo psichiatra Fredric Wertham pubblica La Seduzione dell’Innocente, un libro che accusa il fumetto di essere la causa di tutti i comportamenti devianti che i giovani lettori potrebbero intraprendere da adulti: crimine, consumo di droghe, e atti allora ritenuti immorali come l’omosessualità sono tutti scatenati dalla lettura dei fumetti.

Nel dire che i fumetti non sono adatti ai bambini, forse il professore non ha tutti i torti: nelle riviste della EC comics, specializzata in horror e storie poliziesche, spesso ci sono eccessi che anche oggi non andrebbero bene per la “fascia protetta”: sbudellamenti, delinquenti che ammazzano e la fanno franca, e nudi di donna appena dissimulati da qualche velo.

Un po’ più controversa è l’idea che il rapporto fra Bruce Wayne e Dick Grayson fosse una forma di amore greco, mentre dei sottointesi bondage di Wonder Woman non sono più disposto a parlananas.

Le accuse di Wertham sono forti e facili da argomentare: sull’opinione pubblica fanno subito presa. Gli editori devono correre ai ripari e si impongono un codice di autocensura: dal 1955 su tutti i fumetti appare in copertina un bollino con scritto: “approvato dal Comics Code Authority”, un organo di vigilanza morale sui contenuti stabilito dagli stessi addetti ai lavori.

Le regole sono severissime; fra le tante: non si possono mostrare figure di autorità come poliziotti o giudici intenti in attività che possano indebolire la credibilità delle loro categorie, o in qualsiasi modo sconfitti dai criminali; non si possono mostrare rapimenti o modi di nascondere le armi; sono banditi per sempre vampiri, lupi mannari, zombi, e le parole “orrore” e “terrore”. Anche la rappresentazione dei personaggi femminili viene radicalmente ripensata. Il Comics Code rimane in vigore presso le maggiori case editrici fino al 2011, e ancora negli anni ’80, ricordo, era più facile vedere nello stesso letto una coppia extraconiugale piuttosto che marito e moglie: le brave ragazze fanno figli, ma non scopano.

L’Età dell’Oro, contrariamente a quanto state pensando, non va intesa come un’epoca di libertà uccisa da un decreto censorio; certo, le vendite di fumetti calarono spaventosamente dopo la pubblicazione del libro di Wertham, ma il declino dei supereroi era iniziato prima del ’54; piuttosto, quest’epoca morì di sfinimento, quando la vena creativa e i gusti del pubblico, influenzato anche dagli altri media, andarono verso altri generi.

Ma si sa, nessun supereroe muore mai per sempre, e solo due anni dopo lo shock culturale del libro di Wertham uno dei supereroi dell’origini stava per tornare in una nuova veste.

È l’inizio dell’Età dell’Argento, la Silver Age del fumetto.

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