Dall’abisso: una minaccia dalle profondità marine [Recensione]

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Mi aspettavo molto da Odessa. Il progetto, sin dalla sua presentazione, aveva mostrato un grande potenziale e la curiosità, inevitabilmente, era parecchio. All’uscita di Dopo la fusione, il primo albo di Odessa, le speranze avevano preso la forma di una sicurezza, ribadita dai successivi numeri. Con Dall’abisso, il quarto episodio uscito in questi giorni, ho però finalmente visto quello che era un elemento essenziale dell’ambientazione esplodere pienamente sulle pagine.

Yakiv affronta il senso di colpa per una missione fallita, prima di affrontare un pericolo che arriva dall’abisso sotto Odessa

In precedenza, l’aspetto tormentato di Yakiv era presente nelle storie di Rigamonti, ma sembrava abbozzato, un tratteggio delicato in previsione di una caratterizzazione più profonda che potesse rendere il protagonista l’eroe tormentato che rende Odessa una serie appassionante. Essere il meglio dei due mondi, Terra e Serraglio 459, per Yakiv significa essere anche estromesso da entrambi, costretto a camminare su una linea di demarcazione che, per quanto sottile, è comunque presente in questa società multietnica.

Ne consegue che Yakiv sia un uomo incline alla malinconia e alla solitudine, spaventato ed insicuro di questo suo aspetto ibrido. Il peggior nemico del giovane non sono le minacce che deve affrontare, ma il suo animo, incapace di trovare una propria definizione. Eroe o nemico? Per la città è un protettore o un mostro capace di aggirarsi indisturbato tra le vie di Odessa?

Dall’abisso potrebbe rispondere a queste domande.

Durante la sua missione in cerca di una giovane studiosa scomparsa, Yakiv e compagni si addentrano in una pericolosa zona di Odessa, popolata di creatura nate dopo la Fusione. Una di queste creature ha catturato Ohliris, una botanica che sta studiando le nuove forme di flora nate dopo la Fusione. Quando Yakiv e compagni trovano la ricercatrice scomparsa, la poveretta è oramai oltre la possibilità di salvezza, lasciando alla squadra di recupero una sola scelta: abbandonarla ad un lenta agonia o porre rapidamente fine alle sue sofferenze?

In una realtà come quella di Odessa, scelte del genere posso capitare, e il modo in cui vengono affrontate hanno un profondo impatto su chi deve affrontarle. Rigamonti vuole portare Yakiv a fare questa scelta, lottando tra la speranza di salvezza e la pragmatica realtà di porre fine alle sofferenze altrui con un proiettile. Da qui, però, inizia una difficile visione della propria etica, perché le parole di conforto che si ricevono per una scelta dettata dalla pietà non possono cancellare la sensazione di avere comunque ucciso una persona.

Il titolo dell’albo può essere letto in due modi. La minaccia che incombe durante l’albo su Yakiv proviene dalle profondità di Odessa, nella zona portuale della Rocca Portuale, dettaglio che da solo potrebbe identificare il titolo. Ma gli abissi sono anche quelli dell’anima, da cui emergono gli incubi, i rimorsi e le paure, a volte anche quei sensi di colpa che minacciano di avvelenare le nostre vite se non vengono affrontati, accettando la sofferenza che comportano.

Yakiv, nella sua convinzione personale di ciò che è giusto, sceglie di abbracciare queste emozioni, senza sfuggire. La morte di Ohliris è per lui una sofferenza, e l’unico modo che ha per accettarla è affrontare il padre della giovane, facendosi portatore di questa notizia dolorosa.

Rigamonti è un narratore attento al valore delle emozioni del lettore. In apertura di albo ci presenta la figura di Kirill, il padre di Ohliris. Un uomo semplice, un pescatore, parte di una comunità da cui la figlia si era allontanata per seguire la sua sete di conoscenza, divenendo l’orgoglio del padre. È comprensibile il dolore di Kirill nell’apprendere la notizie della sua morte, e la difficoltà di accettare le scuse di Yakiv, percepito come l’assassino della figlia.

Ad avvicinare Yakiv e Kirill è l’arrivo di una nuova minaccia, che diventa anche un ottimo modo per rinsaldare la trama della serie. Nei numeri precedente avevamo visto come parte della materia dei sermoth uccisi nel primo volume fosse entrato in contatto con una comunità di bathroc, alieni anfibi che vivono nelle acque sotto Odessa. Questa ennesima fusione si ripresenta ora in Dall’abisso, diventando una minaccia per Yakiv. Coinvolti in una lotta per la sopravvivenza, Yakiv e Kirill hanno modo di appianare le loro divergenze, un’occasione per Yakiv di cercare un’espiazione per la morte di Ohliris salvandone il padre.

Rigamonti riesce a creare una trama emotiva struggente miscelandola con perizia allo spirito avventuroso della serie. Da ammirare la capacità dell’autore di trovare espedienti convincenti per ritagliare spazi misurati ma ben scanditi per presentare la crescita emotiva di tutti i protagonisti, approfondendo le relazioni tra loro, come nel caso di Goraz e Tori. Odessa, nella sua interezza come serie, ha un ritmo narrativo che funziona sia all’interno del singolo albo che nella macrotrama della collana, offrendo una costruzione convincente di un microcosmo variegato e dalle diverse esigenze, considerata la multietnicità della popolazione.

La bravura di Rigamonti richiede l’interpretazione grafica di artisti dotati di sensibilità e padronanza della narrazione per immagine. Dall’abisso mette alla prova Riccardo Chiereghin, che si discosta dai precedenti disegnatori con un tratto più marcato e fisico, in cui l’aspetto vigoroso delle scene d’azione viene interpretato con un taglio personale e più muscolare del solito, come se i personaggi mirassero a lasciare la pagina. Data la difficile emotività della trama era necessario enfatizzare il tono malinconico e sofferente dei protagonisti, una percezione che arriva al lettore con il giusto tatto, grazie ad un’interpretazione delle espressioni facciali, sofferte all’occorrenza, ma anche capaci di veicolare una tenerezza che avvicina il lettore all’animo dei personaggi. In alcune tavole son ancora presenti dei piccoli difetti, specialmente nella gestione delle proporzioni, ma si tratta di piccolezze che verranno sicuramente corrette con l’esperienza.

Di Odessa ho finora apprezzato molto il lavoro dei coloristi, ma ho sempre ritenuto che i colori fossero troppo accesi e vividi per la trama spesso malinconica della serie. I colori di Dall’abisso, realizzati da Federico Giretti, sono di una tonalità più mitigata, che ben si conciliano con le diverse ambientazioni viste in questa storia.

Dall’abisso, oltre a mostrare la validità della serie bonelliana, dimostra che questa collana può essere sia la riconferma di grandi talenti, come Resinanti o Cerchi, che un banco di prova per nuovi talenti del disegno italiano, che possono mostrare il loro valore, avendo l’occasione al contempo di confrontarsi con un pubblico che può diventare un amico sincero da cui ricevere incoraggiamenti e critiche costruttive.

Odessa tornerà in edicola il prossimo 27 settembre con La scelta di Goraz.

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