Prigioniero delle ombre: Ian e Gmor in pericolo! – Recensione

dragonero 74 prigioniero delle ombre copertina

Cosa può esserci di più estenuante di una storia in due parti? Una storia in tre parti, ovviamente. Ed è esattamente la tortura estiva che gli autori di Dragonero hanno pensato di infliggere ai loro lettori, ideando un’intensa avventura in tre atti iniziata lo scorso mese in L’invasione delle tenebre, e che vede in Prigioniero delle ombre il secondo capitolo.

Prigioniero delle ombre, continua la lunga storia estiva di Dragonero

Le storie di Dragonero ultimamente, che si tratti dalle serie regolare o delle collane parallele, stanno dando un grande risalto al lato più oscuro e mistico dell’Erondar. Storie come Buio e l’arrivo dei Principi della notte sono elementi che ampliano la concezione sovrannaturale di Dragonero, mostrando un aspetto magico e dark che mancava alla serie. Anche nelle prime storie di Ian comparivano dettagli oscuri e magici, ma non erano mai stati sviluppati come mostrato dopo la Saga delle Regine Nere.

Vedere queste ombre espandersi sull’Impero in rovina è inquietante e affascinante, perché consente al lettore di veder l’ambientazione, e i personaggi, assumere nuove connotazioni. L’idea di stravolgere alcuni punti fermi della tradizione di Dragonero, come la magia puramente maschile, è stato uno spunto interessante, accompagnato dalla comparsa di Aura. Sono, però, tante le buone idee messe in campo da Enoch e Vietti, ma una in particolare promette di esser vincente: gli Abomini.

Relegati in un inferno da cui non potrebbero, teoricamente, scappare, questi demoni sono da sempre una minaccia mormorata e raramente affrontata in maniera aperta e definitiva da Ian. Con la rottura dell’equilibrio spirituale e la morte di gran parte dei Luresindi, le difese magiche dell’Erondar sono sempre più sottili, ulteriormente indebolite da personaggi oscuri che vorrebbero infrangere queste barriere definitivamente.

Come conseguenza ad uno di questi attacchi, Ian, Gmor e Aura sono arrivati a difesa di un gruppo di agricoltori, scoprendo come un villaggio vicino ai loro terreni sia, in realtà, un punto di ingresso degli abomini nel loro mondo. Se in L’invasione delle tenebre pensavamo che la minaccia fosse stata facilmente risolta, con Prigioniero delle ombre veniamo prontamente smentiti.

Consci che l’incursione degli Abomini è solo il primo passo di un pericolo maggiore. Per scoprire cosa attenda l’Erondar, Ian, Gmor e Aura scendono nelle profondità sotto il villaggio abbandonato, scoprendo come gli Abomini stiano cercando di risalire verso la superficie.

Occasione ottima per dare a noi lettori qualche informazioni in più sugli Abomini, e la loro caotica gerarchia. Vietti incarica Aura di fornirci questa precisazione, rendendola ancora una volta centrale nella vita, e nelle avventure, di Ian e soci. La conoscenza magica della ragazza è un’arma nuova a disposizione di Ian, che anche in Prigioniero delle ombre fa bella mostra di sé.

Peccato che non possa guarire Ian e Gmor quando rimangono avvelenati dai miasmi emersi dalle profondità, rendendo necessario ricorrere ad un vecchio nemico, ora più che mai necessario per fermare l’avanzata degli Abomini.

Vietti costruisce la sua storia in modo da mostrare al lettore come il mondo di Ian sia profondamente cambiato. Non solo stanno emergendo nuove minacce per l’Erondar, ma stanno anche comparendo nuovi modi in cui i nostri eroi devono agire. Non esiste più nulla di sicuro, le forze dei nostri eroi sembrano quasi essere insufficienti, al punto di doversi affidare a mezzi non proprio tradizionali, come il ricorso a magie proibite e vecchi nemici.

Non si tratta di un tradimento del personaggio, quanto di un segno di evoluzione dell’ambientazione stessa. La staticità di certi personaggi rischia di penalizzare i contesti narrativi in cui si muovono gli eroi del fumetto, serve una dinamicità che spinga il lettore a non sentirsi troppo sicuro di aver piena comprensione dell’ambientazione , riservandogli colpi di scena e sorprese. Dopo la caduta dell’Erondar, Vietti ed Enoch si sono avviati per un sentiero di rinnovamento di Dragonero, di cui Prigioniero delle ombre è un tassello importante. L’attuale fase di Dragonero, per quanto appassionante e ben gestita, lascia la sensazione di trovarsi di fronte ad una fase transitoria di Dragonero, una preparazione in attesa di mostrare il nuovo Erondar.

L’ascesa degli Abomini, la fine dei Luresindi e vecchie conoscenze che tornano in azione sono segnali che il crollo del vecchio Erondar è terminato, ma ha lasciato dei vuoti che si stanno colmando, dando corpo ad un Erondar diverso, più cinico e spietato, che inevitabilmente influisce anche sui protagonisti.

Non è un caso che si cerchi di apportare delle tensioni tra il gruppo di protagonisti. Come in altri numeri, anche in Prigioniero delle ombre riemerge il contrasto tra la necessità di adeguarsi al nuovo mondo e le inevitabili resistenze al cambiamento. I contrasti tra Aura, maga dai poteri oscuri in cerca di una guida, e Alben, simbolo di un vecchio modo di intendere la magia, che non accetta l’idea di veder finire il predominio maschile sulla magia.

Se nel primo capitolo di questa saga mancava la familiare presenza di Sera, in questo albo vediamo la giovane elfa scendere in campo per affrontare la minaccia assieme ai suoi amici. Dopo gli eventi tragici della Saga delle Regine Nere, Sera è stato il personaggio a faticare maggiormente a ritrovarsi nella sua nuova vita. Negli ultimi numeri la abbiamo visto quasi in secondo piano, notare come finalmente anche per l’elfetta arrivi il momento di tornare in scena.

Riuscire ad intrecciare questi elementi, unendo alla storia temi cari alla letteratura di genere come il viaggio e la crescita del personaggio è uno dei punti forti di Dragonero, che in Prigioniero delle tenebre trova piena concretezza.

Merito anche di un eccellente duo di disegnatori, perfetti interpreti della trama di Vietti. Fabio Babich ha il ruolo principale, disegnando la maggior parte dell’albo. La visione orrorifica degli abomini offerte nel precedente albo da Gianluigi Gregorini trova nuova linfa nel disegno di Babich, che mantiene il loro tono orrorifico, prima di dedicarsi alla realizzazione di tavole che mostrano i personaggi affrontare un viaggio disperato.

Tocca invece a Fabrizio Galliccia realizzare l’inciso legato ad un attimo particolare di Prigionero nelle ombre legato ad Ian. L’inquietudine ed il senso di orrore che costituiscono questo passaggio dell’albo sono focali, e hanno tutta la forza di una premonizione, visivamente resa magnificamente da Galliccia.

Giuseppe Matteoni firma la copertina come da tradizione, realizzando un disegno che ben trasmette il senso di magico ed inquietudine che alberga nell’albo. Come sempre, non manca la mano di Marina Sanfelice al lettering, e Luca Barbieri ci accoglie con la solita precisione, ricordandoci che l’attesa per il capitolo finale di questa trilogia, Il tempio perduto, può esser ingannata leggendo Le ali della strige, il nuovo speciale di Dragonero.

E ricordate: diverso è il passo, uguale il cuore.

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