Lady Oscar: 10 cose che (forse) non sapete su “Le rose di Versailles”

lady oscar

Esattamente 230 anni fa, il 14 Luglio del 1789, Oscar François de Jarjayes moriva.

Oscar, già debilitata dai primi sintomi della tisi, perde la vita durante lo scontro a fuoco alla Bastiglia, colpita da un un numero impressionante di proiettili sparati dalle guardie reali svizzere guidate dal luogotenente Ludwig von Flüe, comandate dal marchese de Launay.

Un’ora dopo la sua morte il ponte si abbassava e la Bastiglia si arrendeva.

Scopriamo 10 cose che forse non tutti conoscono su Lady Oscar, l’opera di Riyoko Ikeda che ha stregato e appassionato un’intera generazione

Si conclude così Lady Oscar (Berusaiyu no bara – Le rose di Versailles),  il manga storico di Riyoko Ikeda trasposto nella famosa serie anime che in Italia, fin dal suo debutto avvenuto l’1 marzo del 1982 su Italia 1, riscosse un travolgente successo e diventò ben presto uno degli anime cult di quella generazione nata tra gli anni ’70 e ’80 (e non solo).

Ben inserito nel mondo di quei particolari shojo manga (fumetto per ragazze) che, come splendidamente descritto da Marco Pellitteri nel suo saggio Mazinga Nostalgia, “prende a piene mani dai codici espressivi e dai temi del romanzo rosa europeo, condito da storie d’amore difficili, improbabili o impossibili, corse a cavallo sulla spiaggia, equivoci e sotterfugi”, l’opera di Riyoko Ikeda esalta  temi universali come l’amore, l’amicizia, i conflitti tra classi sociali, la ferocia della guerra, la fedeltà a degli ideali e la morte a difesa di questi ultimi.

Se questo breve incipit su Lady Oscar è sicuramente conosciuto ai più, scopriamo dunque 10 curiosità sul manga e sull’anime che ne è derivato e che tanto è presente nella memoria collettiva della cultura pop italiana.

1 – Oscar, in realtà, doveva essere un uomo

La particolarità di Oscar è che si tratta di una donna allevata dal padre come se fosse un uomo la cui creazione è ispirata a un personaggio storico realmente esistito che, però, non era affatto una donna.

L’autrice ha dichiarato di essere stata “folgorata” dalla figura di Pierre-Augustin Hulin, giovane impavido caporale delle Gardes-Françaises che aveva sfidato i cannoni della Bastiglia e, pur avendo servito fedelmente e direttamente la sovrana Maria Antonietta, alla fine diventa un rivoluzionario, guidando eroicamente l’assalto dei parigini alla celebre fortezza.

Ikeda ha dichiarato che, per l’appunto, all’inizio il personaggio di Oscar doveva essere un uomo ma l’autrice, al tempo, non si sentiva sicura del suo stile nell’affrontare la creazione, e conseguente descrizione psicologica e introspettiva, di un personaggio maschile.

L’idea di creare un protagonista femminile le venne quando scoprì che, nel XVIII secolo, molte dame preferivano vestirsi da uomo e quindi, grazie a questa “scoperta” Oscar è come l’abbiamo sempre conosciuta.

Il buon padre voleva un maschietto

Ma ahimé sei nata tu

Nella culla ti ha messo un fioretto

Lady dal fiocco blu.

2 – Qui “manga” la fiducia

Quando Riyoko Ikeda, stregata dalla dalla biografia di Maria Antonietta opera dello scrittore Stefan Zweig, propose al suo editore l’idea di pubblicare un manga a sfondo storico, questi non era affatto convinto che la cosa potesse funzionare e, non fidandosi né dell’autrice, né del fatto che una simile storia potesse catturare il pubblico di lettrici, accettò di pubblicare il manga dopo molte riserve, imponendo alla Ikeda che tutto sarebbe stato interrotto in caso di flop.

È quasi inutile dire che, invece, si assistette a uno strepitoso successo!

3 – Lady Oscar per gentile concessione del live-action con Patsy Kensit

Il titolo italiano dell’anime si deve al film Lady Oscar del 1978 diretto da Jacques Demy, adattamento del manga originale e interpretato da Catriona MacColl nel ruolo della bionda protagonista.

La pellicola, arrivata in italia dopo il debutto della serie animata, sfruttò il successo dell’anime stesso riproponendo, quasi al completo, il cast dei doppiatori con le voci originali.

Particolare interessante di questo film è che l’attrice che interpreta Oscar da bambina è la famosa cantante britannica Patsy Kensit.

 4 – Le cinque rose

Berusaiyu no bara – Le rose di Versailles, il titolo originale del manga/anime che la mia amica Yumi spesso utilizza per ricordarmi come funziona quella sorta di “genitivo sassone nipponico” che si forma con la parola giapponese “no”, è riferito a cinque personaggi ben definiti, come più volte spiegato da Riyoko Ikeda: Maria Antonietta è la rosa rossa, Madame de Polignac quella gialla, Rosalie un bocciolo di rosa, Jeanne la rosa nera e Oscar è la rosa bianca, dettaglio svelato proprio nelle scene finali dell’anime.

5 – Un easter egg preventivo e promozionale

Un’Oscar appare, insieme ad Andrè, come “easter egg” promozionale in un episodio di Lupin III andato in onda in Giappone nel 1979, pochi giorni prima della messa in onda dell’anime di Lady Oscar.

Ovviamente il nostro ladro gentiluomo si infatua della donna il cui unico desiderio, però, è ricongiungersi con l’amato Andrè che è stato tramutato in statua.

Un amore realmente struggente, mica quello con l’immancabile fregatura da parte di Fujiko per Arsenico e vecchi merletti.

6 – Nemo propheta in patria sua, ma nemmeno Lady Oscar scherza eh!

A differenza del manga e diversamente da quanto accaduto all’anime in Italia, la serie animata di Lady Oscar, realizzata dalla giapponese Tokyo Movie Shinsha e andata in onda in Giappone nel 1979, fu un insuccesso.

Il flop portò a interrompere la trasmissione dell’anime in alcuni distretti giapponesi, con la serie che fu sbrigativamente conclusa da un episodio-documentario riepilogativo, intitolato Moetsukita bara no shōzo (Ritratti di rose che bruciano), mai arrivato in Italia e finito nell’oblio anche per volontà della stessa Ikeda che, da buona giapponese, lo considerò vergognoso e umiliante perché prova dell’insuccesso dell’anime.

7 – Censura politica nazional popolare

Come insegna il sempre mitico Doc Manhattan, anche questo anime, quando arrivò in Italia, passò attraverso le Forche Caudine della censura che, senza scomodare la fantomatica scena della lite tra Andrè e Oscar con lo strappo della camicetta di quest’ultima (sequenza divenuta sempre più corta con il passare degli anni ma che in realtà non mostrava granché anche nell’originale), tagliò e modificò il materiale originale in più parti, soprattutto nei dialoghi.

Le parti più “riviste” furono ovviamente quelle riguardanti l’identità sessuale di Oscar e la descrizione di personaggi “scomodi” come prostitute (vedi Rosalie), ma nell’ultimo episodio dell’anime anche la regina Maria Antonietta fu fatta “tacere” per paura che i suoi pensieri potessero instillare germi di “restaurazione” nei giovani spettatori (cosa che fa ridere già pensandola).

Nella scena in questione la regina è costretta a inchinarsi davanti al popolo ammettendo la caduta della monarchia con Maria Antonietta che pensa: “Mai accetterò questa rivoluzione”, con quest’ultimo indomito pensiero avrebbe sottolineato la regale forza caratteriale della sovrana, avvolgendola di un’epica e invitta fierezza.

8 – Illuminati italici letterari dallo stomaco delicato

Anche Lady Oscar fu facile bersaglio di feroci critiche da parte dell’élite letteraria italica, come era accaduto qualche anno prima con Goldrake (com’era quel fatto dei corsi e ricorsi storici?).

Come riportato sempre in Mazinga Nostalgia, nel 1991 Antonio Faeti, noto storico dell’infanzia (e dell’illustrazione), scriveva sulle pagine della rivista Epoca: “Lady Oscar travisa la storia, insinua una sua delirante lettura, in chiave “rosa” di una grande epoca (quella della Rivoluzione francese) e di grandi temi. Insomma: la restaurazione va in scena a Cartoomia e con disegni vomitevoli.”

Vomitevoli i disegni di Ikeda? Va be’!

9 – Se volete chiamatemi Oscar, madamigella Oscar

Sempre nel turbinio della censura e del buio pesto in cui vagava chi si occupava degli adattamenti italiani degli anime, che le recenti polemiche su Neon Genesis Evangelion sembrano quasi quisquiglie, solo in Italia la protagonista viene chiamata sempre madamigella Oscar, appellativo inesistente nella versione originale dove ci si riferisce a lei chiamandola Colonnello Oscar, Signor Oscar o semplicemente Oscar (e qui parte la voce da Telegattone di Superclassifica show).

Chissà, se l’anime fosse arrivato in Italia ai giorni nostri magari ci sarebbe stato pure il pericolo di beccarsi la “colonnella” Oscar.

10 – Lady Oscar incontra Napoleone Bonaparte e fu subito sequel

Diversamente dall’anime, nel manga Oscar insieme ad André incontra un giovane Napoleone Bonaparte durante il famoso giuramento nella sala della Pallacorda.

Anche se visto solo di sfuggita, Oscar rimane colpita dal carisma del futuro imperatore di Francia la cui storia sarà al centro di Eroica – La gloria di Napoleone (Eikō no Naporeon – Eroika) il sequel ufficiale di Lady Oscar scritto e disegnato sempre da Riyoko Ikeda.

A questo punto mi sembra naturalmente doverosa una chiusura musicale di questo articolo, riproponendo la mitica sigla di lady Oscar de I Cavalieri del Re cantata dalla meravigliosa Clara Serina e che fu un autentico successo, raggiungendo il settimo posto della hit parade italiana e diventato il cavallo di battaglia del gruppo guidato da quel genio di Riccardo Zara (non me ne voglia Cristina d’Avena interprete della successiva “Una spada per Lady Oscar” ma è proprio un’altra musica).

Questa, invece, l’intro originale giapponese dell’anime.

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