Sherlock, un’indagine in un mazzo di carte – Recensione

Sherlock
Sherlock
Data di uscita
Aprile 2019
Autori
Josep Izquierdo Sánchez e Martí Lucas Feliu
Editore
MS Edizioni
Lo puoi acquistare su...

Eccoci qua, di nuovo assieme per parlare di un nuovo gioco da tavolo di MS Edizioni: si tratta di Sherlock, una serie di casi investigativi che si espletano semplicemente con un mazzo di carte.

Prima di continuare, una rassicurazione: parleremo di questo titolo senza assolutamente anticiparvi nulla dei contenuti dei casi, cercando di fare le nostre considerazioni in maniera spoiler-free.

Grazie alla casa editrice abbiamo avuto modo di provare La Tomba dell’Archeologo, uno dei tre casi che compongono la prima serie di Sherlock uscita a maggio di quest’anno. MS Edizioni ha annunciato che periodicamente verranno pubblicati in italiano nuovi casi della stessa serie e, attualmente, ne sono stati creati sei dalla GMD Games, identificati da quello che è stato chiamato Q System. Gli autori sono Josep Izquierdo Sánchez e Martí Lucas Feliu.

Bene, andiamo a scoprire chi ha ucciso chi com’è questo interessante gioco!

Sherlock – La recensione

Partiamo dal materiale. Poco, ma tutto quello che ci serve: 32 carte e un foglio con il regolamento e la soluzione del caso trovano posto in una piccola scatola di cartoncino. Le carte sono di buona fattura, le illustrazioni di Alba Aragon piacevoli e chiare; il regolamento si trova sullo stesso foglio di carta che contiene domande e soluzioni del caso, ma un piccolo adesivo fa si che la parte “spoilerosa” resti ben chiusa e nascosta; non c’è il rischio di scoprire per errore cose che ci rovinerebbero l’esperienza di gioco! Cosa sacrosanta, e giustamente ben realizzata.

Il titolo è indicato da 1 a 8 giocatori, per una durata di 60 minuti: noi lo abbiamo provato in 3, e la durata della nostra partita è stata assolutamente aderente al tempo stimato sulla confezione. La variante da un giocatore è leggermente diversa da quella di altri player counter, e probabilmente molto meno avvincente; un gioco con queste caratteristiche dà il suo meglio se giocato in gruppo.

È possibile leggere l’introduzione del caso sul foglio del regolamento allegato o scansionado il QR code su una carta che accompagna il mazzo, ascoltandolo così dalla voce di personaggi legati al mondo dei giochi da tavolo: un’aggiunta non necessaria, ma carina.

Come si gioca

Una volta descritto il contesto in cui dovremo muoverci, la carta numero 1 viene rivelata a tutti sul tavolo; il resto viene mischiato e ogni giocatore prende 3 carte dal mazzo di pesca coperto.

Delle carte nella propria mano, i giocatori possono rivelare agli altri solo le parole sottolineate o all’interno di una nuvoletta che dà il “nome” alla carta. Dopo di che, il giocatore di turno deve compiere una di queste azioni:

  • Rivelare informazioni: posiziona scoperta una carta sul tavolo; essa ora è un’informazione pubblica, ma se alla fine non sarà rilevante per il caso sottrarrà un punto al punteggio degli investigatori.
  • Scartare informazioni: scartare una carta coperta; di questa carta non si potrà parlare fino a che tutte le altre carte non saranno state giocate (per poter terminare la partita il mazzo degli scarti dovrà contenere almeno 6 carte).

Poi, pesca una carta e il turno passa al giocatore successivo.

Una volta che tutte le carte-indizio sono state rivelate o scartate, si passa alla discussione collettiva: i giocatori elaborano teorie riguardo al caso, e possono nuovamente parlare delle carte che hanno scartato durante la partita ma senza guardarle; una buona memoria sarà certamente d’aiuto in questa fase.

Quando il gruppo è pronto, si consulta la parte del regolamento con le domande che riguardano il caso: ogni risposta esatta farà guadagnare al gruppo due punti, mentre se ne sottrarrà uno per ogni carta giocata che non abbia rilevanza nella soluzione del caso.

Cosa pensiamo di Sherlock

Iniziamo parlando del difetto principale che abbiamo riscontrato (e di come ci siamo adattati): il regolamento ci è parso poco chiaro nello stabilire esattamente cosa potevamo rivelare delle nostre carte e cosa no. All’inizio della nostra partita, ci veniva naturale descrivere, anche attraverso perifrasi e sinonimi, il contenuto delle nostre carte agli altri giocatori. Ma chiaramente questo non sarebbe stato molto diverso dal mostrare direttamente agli altri le nostre carte (cosa vietata). Quindi abbiamo proseguito attenendoci rigidamente all’obbligo di non condividere con gli altri nulla, se non le parole sottolineate o quelle negli spazi permessi.

Sarebbe stato d’aiuto che il regolamento contenesse un’indicazione più rigida ed esplicativa a riguardo; abbiamo perso qualche minuto cercando di capire come comportarci senza “imbrogliare” o rovinarci l’esperienza rivelando più di quanto potevamo. In questo caso, maggiore chiarezza non sarebbe certo stata fuori posto.

Però, una volta capito questo, questa fase si è rivelata la parte più intrigante del gioco: ognuno di noi doveva decidere in autonomia, conoscendo solo brandelli di informazioni dagli altri giocatori, quali indizi fossero importanti e quali no. Anche durante la fase di discussione finale, ciascuno ha portato il suo contributo in base alle carte che aveva scartato durante la partita, e che solo lui aveva visto.

Questa è una particolarità di Sherlock: l’informazione disponibile a tutti non è completa. Senza l’attenta partecipazione di tutti non è possibile giungere alla soluzione, o comunque raggiungere un buon punteggio finale, e questo è un aspetto che abbiamo apprezzato tantissimo. Bisogna giungere insieme alla risoluzione del caso, e nessun giocatore può prendere il controllo del gioco infischiandosene degli altri (il famigerato alpha-player); un rischio spesso presente invece nei titoli collaborativi.

Il caso che abbiamo giocato, La Tomba dell’Archeologo, è classificato di media difficoltà; il nostro punteggio è stato di 17 su un massimo di 20, appena sotto al 18 che ci avrebbe garantito lo stesso rango di Sherlock Holmes. Il titolo ha quindi rappresentato una buona sfida anche perché, alla fine della partita, abbiamo dovuto rispondere a domande ben più complesse e profonde delle classiche “chi è l’assassino – luogo del delitto – arma del delitto”, ed il caso ha richiesto una buona dose di deduzione, memoria ed anche intuizione da parte di tutti i giocatori.

Le nostre conclusioni

Sherlock ha piacevolmente sorpreso tutti al nostro tavolo: in un gioco che di fatto è un “usa e getta”, la parte esperienziale è fondamentale. Ebbene, questo titolo ci ha divertito, ci ha impegnato, ci ha dato soddisfazione lasciandoci anche un piccolo amaro in bocca per quel punteggio alto, ma non perfetto.

I materiali sono assolutamente all’altezza del compito (ad esempio le carte sono molto spesse considerando che non è un gioco che punta alla durabilità), e dopotutto anche la spesa da affrontare vale l’esperienza. Le illustrazioni sono piacevoli, e la sua portabilità lo rende veramente un gioco da portare ovunque senza impegno.

Sherlock è un titolo che potrete proporre a tutti; non richiede infatti particolari skill da giocatore da tavolo, ma anche giocatori più esperti ne sapranno apprezzare le qualità.

Siete pronti a sfidare il grande detective di Baker Street?

Sherlock: La Tomba dell'Archeologo è un'esperienza di gioco divertente e coinvolgente
Una volta superati i dubbi a livello regolamentare Sherlock si è rivelato una piccola chicca nel suo genere: a differenza di altri deduttivi è fondamentale la partecipazione di tutti, pena la non risoluzione del caso. Tascabile, divertente, alla portata di tutti. Cosa chiedere di più?
Pro
Materiale molto buono, illustrazioni chiare ed evocative
Riesce a coinvolgere tutti al tavolo evitando che venga fuori un giocatore che guida tutti gli altri
Un deduttivo ad informazione non completamente disponibile per tutti è praticamente un'eccezione nel suo genere
Contro
Il regolamento non è chiarissimo e se non viene capito fin da subito rischia di intaccare l'esperienza di gioco
8
Voto Finale
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