Genitori e Figli: tornano gli eroi di Alters! – Recensione

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La storia di Chalice, il primo volume di Alters, era stato una stupenda variazione sul tema del supereroe. Unire le tematiche del genere ad una ricchezza interiore della protagonista non era certo facile. Paul Jenkins aveva puntato in alto, scegliendo il contesto metaumano per affrontare problemi complessi e delicati come la transizione sessuale e la ricerca del sé. Il risultato era stato incoraggiante, e sapere che saldaPress aveva finalmente pubblicato Genitori e figli, seguito della storia di Chalice, è stata una notizia stupenda.

Genitori e Figli ci riporta nel mondo di Chalice, la superoina protagonista di Alters

Le aspettative erano decisamente alte, visto l’ottimo lavoro svolto da Jenkins nella struttura narrativa del precedente episodio. La solitudine con cui Chalice affrontava la sua rivoluzione interiore, la sua ricerca di una dimensione personale che la avvicinassero alla sua vera natura era toccante. Nonostante il contesto fantasioso tipico del supereroismo. Jenkins sembrava avere fatto proprio lo spirito di allegoria tipico dei primi X-Men, utilizzando l’espediente dell’adattamento ai superpoteri come metafora del cambiamento.

Tema portante in La storia di Chalice era la solitudine, come prigione interiore che impedisce il confronto con gli altri, ma soprattutto l’accettazione di sé. Con Genitori e figli Jenkins vuole spingere oltre la sua protagonista, andando ad indagare ancora di più nel disagio sociale, allargando la visione di Chalice.

Divenuta parte di una comunità supereroistica più ampia, Chalice ormai sembra più sicura di se, al punto di volere agire come un esempio. In questa sua rinnovata vesta, incrocia la strada di Sharise, madre senzatetto costretta a vivere di espedienti per garantire una vita il più possibile decente ai propri figli.

Senza lavoro, sfrattata e costretta a vivere nella propria auto, Sherise è una donna che cerca di mostrarsi forte nei confronti di una vita profondamente ingiusta. Quando però una fazione di super-uomini non proprio raccomandabili, avversi alla squadra di Chalice, scopre che Sherise possiede dei poteri e vuole arruolarla nelle proprie fila, la donna è costretta a adattare la sua visione del mondo.

Nonostante possieda un potere che le consente di aprire piccoli varchi dimensionali, Sharise non abusa del suo potere, utilizzandolo solo lo stretto necessario per la sopravvivenza. La sua caparbietà nel ripetersi che ripagherà il cibo rubato con questo potere è toccante, mostra un’anima radicalmente buona portata ad affrontare una vita di stenti ed ingiustizie, una situazione che la spinge ad infrangere alcuni principi, ma per forza di causa maggiore.

Jenkins sfrutta abilmente questa sua essenza, ponendola inizialmente in contrasto con Chalice. L’eroina sembra ostentare una sicurezza tale da renderla quasi spocchiosa nei primi incontri con Sharise, mentre quest’ultima utilizza la difese della caparbietà e della sfiducia come scudo contro un arruolamento che percepisce come forzoso da parte di Chalice.

Sono due donne apparentemente forti, ma intrinsecamente deboli, che tentano di fare la cosa giusta, per la propria realizzazione o per i propri figli. Chalice e Sharise sono i due lati della stessa medaglia, entrambe costrette ad affrontare i limiti di una società che dimentica i più deboli e ostracizza ciò che percepisce come diverso.

Serve un elemento che rompa l’equilibrio per spingere le due donne ad andare oltre le proprie posizione e fare fronte comune. Jenkins spinge Chalice e Sharise ad affrontare le proprie paure. Nel momento di maggior tensione, questa coppia di eroine trova la forza di fronteggiare i propri demoni interiori e vincerli, dando a Genitori e Figli quella concretezza che, onestamente, latita per gran parte del volume.

Jenkins non ha fatto mistero di voler realizzare un fumetto che affrontasse con carattere le brutture della società americana contemporanea. Il rischio, però, è che volere inserire troppe tematiche, soprattutto di una certa rilevanza, in due volumi così concentrati potesse rendere la trama poco coesa, soffocando ciò che andava invece preservato e valorizzato.

Genitori e Figli paga questo slancio, emotivo più che narrativo, di Jenkins. In La storia di Chalice, focalizzandosi sulla difficoltà della protagonista di gestire la sua esistenza così sfaccettata, Jenkins era riuscito ad avvolgere il lettore in una storia ricca di empatia e con una narrazione misurata, in grado di gestire ogni elemento con il giusto tempo e la necessaria cura.

Con Genitori e Figli invece si è perso questo rispetto di tempi e personaggi. Per quanto godibile, la trama del secondo volume di Alters non riesce ad aggiungere carisma alla protagonista, ma sembra quasi privarla di quella sua unicità emersa nel precedente volume. Non mancano momenti particolarmente suggestivi (come il finale) ma sono lampi di emozioni che rischiano di non emergere a dovere in una storia che avrebbe potuto dare molto di più.

Ed è un peccato, perché letto nella sua interezza Alters mostra un carattere deciso e che avrebbe potuto spingere Chalice verso una maturità ed una complessità maggiore. Anche se Genitori e Figli non riesce a replicare l’ottima riuscita del primo volume, rimane comunque un capitolo interessante della vita di questo personaggio così attuale.

Merito anche dell’ottimo lavoro ai disegni di Leila Leiz, su cui Leonardo Paciarotti effettua una colorazione vivida e accattivante. La Leiz interpreta con passione la storia, unendo un taglio cartoonesco ad una visione più realistica del mondo, creando una sinergia avvincente che le consente di mostrare l’emotività dei personaggi, veicolando al meglio la vera anima di Alters.

Personalmente spero di vedere presto un terzo capitolo di Alters. La serie, pubblicata in Italia da saldaPress, può ancora mostrare una vitalità ed una profondità uniche, e la vita di Chalice sembra essere arrivata ad una svolta incredibile, non partecipare al suo futuro sarebbe una vera delusione.

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