Sfera: la nuova graphic novel di Bao Publishing – Recensione

Non so voi, ma io ho sempre avuto una sorta di puzza sotto il naso nei confronti delle cosiddette graphic novel. Mi sembra un’espressione inutile utilizzata per concedere lustro a un medium, il fumetto, che non dovrebbe avere bisogno di simili mezzi per ottenere i riconoscimenti che gli spettano. Anzi, il rischio di utilizzare una terminologia particolare per indicare alcune opere rischia di creare l’ennesima frammentazione fra cultura alta (le graphic novel, appunto) e la cultura bassa (il fumetto popolare da edicola o fumetteria).

Bao Publishing pubblica l’interessante graphic novel Sfera

Insomma, questo breve preambolo per dire che non mi sono avvicinato a questo Sfera di AlbHey Longo edito da Bao Publishing nel migliore dei modi, anzi. Insomma, ero convinto di essere di fronte al classico onanismo dell’autore di turno con un ego grosso come una casa convinto di avere chissà quale verità universale da dire.

Beh, posso dire di essermi sbagliato.

Intendiamoci, questo Sfera non mi ha fatto stracciare le vesti, me lo sono letto in maniera abbastanza tiepida, ma a conti fatti posso dire che si è trattato di una discreta lettura.

Sinossi: Damiano è un giovane e squattrinato giornalista freelance che un giorno, in seguito a una micidiale combinazione di alcol e marijuana, ha acquisito lo strano potere di evocare delle sfere (sì, avete capito bene) dal nulla. Inizialmente spaventato dal suo nuovo potere e influenzato dalle letture giovanili dei fumetti supereroistici, decide di utilizzare il proprio potere per fare del bene. Per una strana combinazione del destino, Damiano si imbatte in Chiara, una giovane ex-aspirante artista anche lei finita a lavorare per una rivista di stampo hipster e radical chic (termine che non mi piace usare in nessun tipo di declinazione, sia messo agli atti). Fra i due scatta l’intesa, puramente platonica in quanto Chiara è lesbica, e Damiano evoca, per errore, una sfera che avvolge una panchina in un parco di Torino. E qui iniziano i problemi.

Partiamo dalla base: la storia raccontata in quanto tale è abbastanza prevedibile e rifugge, per fortuna, dallo spiegazionismo più spinto: cosa sono, esattamente, i poteri di Damiano? Come li ha ottenuti realmente? Da dove provengono? Chi sono gli altri come lui che, a un certo punto, sembrano fare la loro comparsa? Tutto questo non viene, volutamente, raccontato, preferendo lasciare tutto nell’ombra.

Dopotutto, nell’idea dell’autore ciò non è particolarmente importante: ciò che conta è quello che questi poteri possono fare.

AlbHey Longo, pur scivolando pericolosamente vicino all’autoreferenzialità, imbastisce una narrazione che funge come trampolino per una serie di riflessioni: innanzitutto sullo spaesamento giovanile del nostro tempo, sul senso dei rapporti umani, sul concetto di responsabilità e di giustizia e, non ultimo, una riflessione sull’arte in senso ampio.

Roba forte, insomma, ma l’impressione è che Longo non abbia centrato del tutto gli obiettivi che si era prefissato all’inizio.

Sicuramente gli è andata benissimo nella parte che gli è più congeniale, ovvero quella di tratteggiare le figure dei protagonisti, due autentici millenial calati appieno nella parte. Damiano e Chiara sono due personaggi ben distinti, ma a tutto tondo. Lei è tendenzialmente romantica e idealista, mentre Damiano è più pragmatico e concreto, ma entrambi, in momenti diversi, dimostreranno di essere incredibilmente simili.

Alla fine è impossibile non fare il tifo per questi due ragazzi, due autentici underdog in cerca di riscatto. Meno riuscita, ma comunque abbastanza centrata, è la riflessione sui rapporti umani che viene snocciolata in dirittura d’arrivo.

Ciò che, a mio avviso, non è proprio riuscito, è tutto il discorso riguardo all’arte nel suo complesso. Certo, Longo fa esplicito riferimento all’arte contemporanea, dove certe robe sembrano più degli oggetti di design che dei veri prodotti artistici, ma il discorso è perfettamente applicabile anche a tutti gli altri campi, compreso quello del fumetto. Ecco, qui è dove la riflessione di Longo incespica e non è chiaro dove intenda andare a parare.

Chiudiamo parlando dello stile di disegno: ammetto che questo tipo di disegno non è propriamente nelle mie corde essendo più legato alla tradizione realistica italiana, pur con le doverose eccezioni, ma non c’è dubbio che Longo sia riuscito a trovare una voce sua personale.

Insomma, luci e ombre per questo fumetto, ops, graphic novel, che testimonia come la Bao Publishing sia indiscutibilmente la leader italiana in questo settore, come dimostrano proposte come Stella di mare. In quanto a Longo, la strada è ancora lunga, ma la via è quella giusta. Se continua così, è sicuro che da lui potremo aspettarci delle ottime cose in futuro.

73%

Sfera

BAO Publishing offre ai lettori Sfera, nuova graphic novel che mostra il promettente talento di AlbHey Longo.

  • Personaggi ben ideati e approfonditi
  • Trama ricca di spunti di riflessioni
  • Narrazione asciutta e priva di fronzoli
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