Life and Death: Aliens, i Marines Coloniali all’assalto – Recensione

L’Aliens Universe è una miniera di storie, come sta dimostrando saldaPress pubblicando i racconti ‘storici’ e quelli più recenti usciti in America sotto l’etichetta di Dark Horse Comics.

Saghe come Defiance hanno fatto da cerniera tra i diversi episodi della saga cinematografica di Alien, ma il migliore filone narrativo che attraversa con energia il mito degli xenomorfi è quello che ha come nuovo capitolo Life and Death: Aliens.

Life and Death: Aliens mette in primo piano il valore dei Marines Coloniali, impegnati in uno scontro devastante con i letali xenomorfi

Parallelamente alla serie Aliens e ai volumi-raccolta delle prime storie dell’Aliens Universe, saldaPress pubblica una collana di volumi brossurati mensili che raccoglie un’avventura unica in cui i luoghi visti nella saga cinematografica e le componenti dell’universo degli xenomorfi si muovono in un’unica direzione: creare un universo narrativo coeso e solido.

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Questa idea di base era iniziata con Fire and Stone, in cui ad essere al centro della storia era l’intrecciare una trama che unisse i rami distinti del mito di Aliens, l’arco ‘classico’ ed il nuovo corso impostato da Prometheus e Covenant. Life and Death si spinge ad arricchire quando delineato nella prima parte della saga, approfondendo le dinamiche avviate nelle travagliate vicende della squadra di sopravvissuti guidata da Galgo.

A sviluppare questo complicato contesto narrativo è un autore che sa come imbastire una storia di fantascienza, riuscendo a trarre il meglio delle ambientazioni su cui lavora. Come dimostrato nella sua ottima esperienza con Warhammer 40.000 e la Horus Heresy, Abnett è in grado di prendere un’ambientazione e trarne fuori il meglio, lavorando su basi già solide e spingendole verso nuove vette.

Life and Death: Aliens è la conferma del talento di Abnett. Dopo aver raccontato il ritorno sul pianeta conosciuto in Fire and Stone con Predators, con il secondo albo di  punta maggiormente sulla caratterizzazione emotiva della situazione, giocando al meglio sulla complessità dei rapporti.

Il senso di appartenenza dei marines, la loro fedeltà ed attaccamento è stato utilizzato al meglio da Abnett, che lo sfrutta come esaltazione della violenza degli scontri in cui gli alieni sembrano essere inarrestabili. Le fasi concitate delle battaglie sono rese magnificamente grazie ai toni frenetici dei dialoghi e alla costruzione di una sequenza d’azione in cui le tattiche umane sembrano esser insufficienti per affrontare questa minaccia.

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L’esaltazione della tensione degli scontri è perfetta. Dalla fuga alla ricerca di un riparo, la rassegnazione del lottare fino all’ultimo minuto è perfetta, frutto di una caratterizzazione dei personaggi semplicemente perfetta. I marines sono presentati al meglio, esaltati nella loro fragilità contrapposta alla ferocia efficienza degli xenomorfi, in cui la determinazione dei soldati è un vero vanto.

Abnett utilizza il legame di due protagoniste, un amore sincero e profondo che sembra quasi irrazionale e fuori luogo in un universo così spietato, ma capace di mostrare la vera natura dei personaggi di Life and Death: Aliens.

Se da un lato per i marines riunire questa coppia è una sorta di riscatto morale per le proprie azioni, il dimostrare di credere ancora nei principi fondanti della propria arma ed in parole come onore e dovere, dall’altro le ferree logiche della compagnia, l’onnipresente Weyand-Yutani, che non esitano a sfruttare ogni occasione per mettere le mani su un prezioso xenomorfo.

In Life and Death: Aliens, gli alieni per la prima volta non sembrano così invincibili, un nuovo aspetto del loro ruolo che viene sviluppato da Abnett con la solita cura. La presenza del black goo visto anche al cinema ha innescato una reazione non solo sul pianeta, come abbiamo visto, ma su tutte le forme di vita presenti. Compresi gli xenomorfi, che devono affrontare anche la difficoltà di accettare come la loro supremazia, composta anche dai numeri, sia oramai compromessa.

Life and Death: Aliens riserva una sorpresa che complica decisamente le cose, e renderà molto interessanti i futuri numeri, grazie anche al ritorno di una coppia di badass come Galgo e Achab.

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La strana coppia composta dall’umano e dalla Yautja sono una delle migliori cose presenti all’interno di questa collana. La loro amicizia, nata inizialmente come un mero espediente di sopravvivenza, è man mano diventata una simbiosi che sostiene entrambi in questo folle pianeta. Il silenzio del Predator viene bilanciato al meglio dalla verve e dalla parlantina di Galgo, dando vita ad una buona dinamica comica a due che viene utilizzata al meglio da Abnett per dare ritmo alla sua trama, con una costruzione dei tempi narrativi che guida il lettore in una girandola emotiva perfetta e mai banale. E vedere un umano ed un alieno rasta correre fianco a fianco in una foresta piena di letale xenomorfi impegnati a massacrarsi con gli agguerriti Marine Coloniali

In Life and Death: Aliens i disegni di Moritat esaltano in modo strepitoso l’aspetto nervoso e furioso degli scontri, concentrandosi su dettagli come volti tesi o ingaggi violenti. Il tratto non particolarmente ricco di fronzoli ma suggestivo di Moritat conferisce alla storia il necessario tono spigoloso e sporco che offrono a questo volume la giusta caratterizzazione emotiva, su cui Rian Beredo offre la sua bravura come colorista, esaltando la foresta mortale con emozionanti giochi di luci ed ombre.

Life and Death: Aliens è la riconferma della cura con cui questa collana riesce a creare un buon senso di aderenza al canone di Alien, conferendo ancora più solidità all’Aliens Universe.

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