Caput Mundi: Nero – L’inferno è vuoto, tornano i mostri di Roma!

Quando lo scorso anno si chiuse la prima serie di Caput Mundi, Città di mostri, la sensazione era che quanto avevamo letto era un gigantesco, roboante assaggio. La vena creativa del team guidato da Recchioni era stata lasciata libera di creare un’ambientazione che unisse le suggestioni tipicamente horror con l’anima oscura di Roma. Compito non certo facile e facilmente soggetto al rischio di creare un qualcosa di pacchiano, ma che si è in realtà rivelato una scommessa vinta da parte di Editoriale Cosmo. E da questo presupposto si torna in edicola per la seconda stagione, con  Caput Mundi: Nero – L’inferno è vuoto.

Caput Mundi: Nero – L’inferno è vuoto è il primo capitolo della seconda stagione di Caput Mundi

Lo dico subito: Nero è il mio preferito. Del ricco serraglio di mostri capitolini, il licantropo è stato quello che più mi ha affascinato. Che sia la sua natura duplice, il suo umorismo schietto e raro o, più probabilmente, la profondità del suo animo, Nero mi ha sedotto sin dal primo numero di Caput Mundi e per il resto della serie mi sono ritrovato a seguirlo con particolare trasporto. Solo Eva poteva farmi vacillare, ma si sa che l’accoppiata ‘bella e bestia‘ vince sempre, anche se con loro due capire chi sia realmente la bestia è davvero una bella sfida!

Inevitabile quindi che Caput Mundi: Nero fosse una lettura che attendevo con ansia. Un’attesa che il duo Monteleone-Sicchio ha abbondantemente ripagato, visto che sin dal primo numero il tasso di adrenalina si impenna vertiginosamente. I due autori non intendono risparmiare nulla al lettore, anche un buona dose di eccessi, con situazioni scabrose (come in apertura di albo) o scene d’azione ad alto tasso adrenalinico, il tutto amalgamato con esperienza in un racconto che non lascia spazio a tempi morti.

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Complice anche la libertà espressiva, narrativa e grafica, che consente a Caput Mundi di mostrare scene violente e sessualmente esplicite, laddove solitamente non sarebbe consentito. Non si tratta, attenzione, di un richiamo ai bassi istinti del lettore, bensì di una componente essenziale e mai banale di un mondo corrotto e ferale, che rende questi elementi solitamente solo accennati parte integrante dell’ambientazione

Ad un anno dalla conclusione della prima stagione, vista in Su questa pietra, Caput Mundi: Nero – L’inferno è vuoto ci riporta nella Roma oscura e malavitosa, in cui i giochi di potere non si sono fermati. Questi dodici mesi di lontananza hanno cambiato la vita dei protagonisti conosciuti nella prima serie, che ora vivono delle vite distinte.

Nero, dopo esser stato tenuto prigioniero dalla Mummia, ha scelto una vita di anonimato e riservatezza, trovando un impiego presso un cantiere edile. La sua natura ferale è tenuta faticosamente a bada, uno sforzo che isola Nero dal resto dei suoi colleghi e dall’umanità. La voglia di non farsi invischiare dalle vicende del sottobosco criminale capitolino, ormai capitolo chiuso per lui, viene meno quando una gang viene a taglieggiare il suo datore di lavoro, facendo un nome che Nero sperava fosse parte del passato: Mummia. Ma è davvero il suo odiato nemico, o sotto le bende si nasconde qualcun altro?

Da questo momento, Caput Mundi: Nero – L’inferno è vuoto inizia a prendere sempre più carica. Tutti i buoni propositi di Nero vengono meno, accecati dalla vendetta e dalla frustrazione repressa che ora reclamano uno sfogo. Monteleone e Sicchio sono due giovani narratori con già uno stile ben chiaro, che mettono a buon uso in questo primo capitolo.

caput mundi: nero - l'inferno è vuoto

Da apprezzare l’aver introdotto elementi meno romani in Caput Mundi: Nero – L’inferno è vuoto. La presenza di intromissioni della mala napoletana a Roma o il capolinea della fuga di una delle protagoniste di questo primo albo sono dettagli che ampliano le possibilità di sviluppo della trama della nuova stagione di Caput Mundi. Ma il protagonista, sia chiaro, è sempre Nero!

Il percorso di Nero viene caratterizzato in modo attento, con un crescendo emotivo sottile ma persistente, fatto di incontri con vecchie conoscenze e gergalità che non nascondono l’animo vero dei personaggi. Sin alla scorsa serie, Caput Mundi si è mostrato onesto nel presentare i personaggi ed il loro contesto, violando anche un certo diktat lessicale nel mondo dei fumetti nostrani. Caput Mundi: Nero – L’inferno è vuoto mantiene questa coerenza, la intreccia al meglio con la storia senza superare il buongusto, non rendendo i personaggi delle macchiette ma dando loro concretezza e realismo.

Interessante il modo in cui ci si riallaccia ai precedenti episodi, tra richiami più o meno velati e personaggi secondari che ora potrebbero emergere come nuovi protagonisti. Sinceramente, mi aspetto molto da Greta, divenuta ora una figura chiave della mala capitolina. Il modo in cui la storia introduce il suo ritorno è avvincente, giocato molto bene anche nella costruzione delle tavole e delle singole vignette, che valorizzano la trama.

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Anche per i disegni, opera di Francesco Mobili e Pierluigi Minotti, vale il discorso della credibilità Pur dovendo gestire un contesto a tratti paranormale, le tavole di Caput Mundi: Nero – L’inferno è vuoto sono caratterizzate da un buon realismo, capace di porre l’accento su gesti quotidiani per poi lasciare esplodere al momento giusto la violenza di questo sottobosco criminale. Che si tratti di umani o mostri, Mobili e Minotti sanno dare il giusto impatto ai diversi personaggi, con tavole che ne esaltano la vera natura, andando a costruire visioni adrenaliniche e dinamiche.

Da apprezzare certi giochi di inquadrature, che hanno il merito di tenerci sul filo dell’ansia, amplificando la tensione narrativa (con un ottimo utilizzo dei dialoghi) grazie alle espressione facciali dei personaggi coinvolti.

A completare il team creativo ci sono Marco Mastrazzo, autore di una copertina incredibile, e Maria Letizia Mirabella, che firma il lettering di questo primo volume di Caput Mundi: Nero. Editoriale Cosmo ha dato alla seconda stagione dei mostri capitolini tre albi per emozionare nuovamente i lettori.

Dato il finale del primo numero e come gli eventi si stiano sviluppando, credo che saranno tre numeri che porteranno parecchio scompiglio nella Capitale, ma non mi stupirei di vedere ambientazioni più meneghine o partenopee.

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