Dragonero: L’arte della guerra – Recensione

Il finale dello scorso numero di Dragonero, Nel paese del non ritorno, è stato un bel colpo al cuore. L’arrivo delle Regine Nere non ha solo travolto l’Erondar, ma sta anche spingendo i protagonisti del fumetto fantasy di casa Bonelli a confrontarsi con vecchie ferite, forse mai sanate.

Ian stesso sta affrontando una dura traversia interiore, percepita in precedenza attraverso il suo rapporto con la sua spada, Tagliatrice Crudele, ma che ora sta prendendo una dimensione più palpabile, concreta. Se la perdita dell’adorata madre Elara (vista anche nell’ultimo numero delle Adventures) ha segnato profondamente l’eroe creato da Stefano Vietti e Luca Enoch, non da meno è stato l’incontro con il fratello ‘perduto‘, Drev.

Dragonero festeggia i cinque anni di presenza in edicola con un numero strepitoso!

Questa profonda caratterizzazione dell’anima di Ian, comprensibile visto che è il protagonista della serie, è però studiata in modo da non diventare troppo invasiva. Curiosamente, in più di un’occasione gli autori hanno detto che Dragonero, intesa come serie, potrebbe vivere anche senza il protagonista (devono solo provarci, e poi che i Khame li proteggano!).

Leggendo il nuovo numero, L’arte della guerra, si vede come la loro attenzione a tutti i personaggi, principali e secondari, confermi questa inquietante dichiarazione. Se da un lato assistiamo ai tormenti di Ian, veniamo accompagnati anche all’interno del cuore di altre figure del mondo di Dragonero.

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Quello che mi stupisce sempre non è tanto chi viene approfondito, ma il come. Prendo ad esempio Arpione, cacciatrice di kraken d’aria. Conosciuta qualche numero fa (nella doppia storia Cacciatori di kraken e Il nido del Draughen), la donna compare anche in questo numero, mostrando il suo carisma. E lo fa nelle parole, opera di Vietti, come nelle gestualità, opera di un fenomenale Fabio Babich.

Il bilanciamento tra dialoghi, costruzione delle tavole ed empatia tra autori,storia e lettori è una delle caratteristiche migliori di Dragonero. Esempio lampante tavola 11. Quattro vignette, mute, con tre protagonisti. Che detto così sembra roba da poco, eppure in una sola tavola è racchiuso un universo di emozioni, che si sprigionano da un abbraccio, o prendono la forma di una malinconica tristezza in un riflesso allo specchio che urla una perdita.

Dragonero è questo. Saper ritagliare sempre il giusto spazio per rendere umani i protagonisti, avvicinandoli al lettore. Anche i più infidi e subdoli hanno la loro possibilità di mostrare la propria anima, che per quanto odiosa o deprecabile non lascia indifferente il lettore. In L’arte della Guerra tutti i personaggi coinvolti ci vengono mostrati nella loro fragilità, dall’oscura Morvana al nuovo Imperatore, che da viziato rampollo sta divenendo un governante sorprendente. E attenzione, anche le terrificanti Regine Nere iniziano a mostrare un briciolo di inquietudine.

L’arte della Guerra è un titolo più che indicativo, per questo albo. Il primo istinto, come ci ricorda nelle Cronache di Guerra il buon Luca Barbieri, è sicuramente di pensare al trattato di Sun Tzu, una sensazione enfatizzata dalla presenza di una stupenda battaglia, seguita dalla preparazione di uno scontro campale che non vedo l’ora di leggere.

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Ma in guerra ci si va preparati, come insegnava lo stratega asiatico.

Ed ecco quindi tornare in scena Sera, l’elfa compagna di viaggio del nostro scout. L’arrivo delle Regine Nere ha colpito duramente specialmente lei, divisa fra il suo voler restare al fiando di Ian e Gmor e la ritrosia al conflitto mostrata dal suo popolo. La parte dell’albo dedicata alla sua battaglia interiore è coinvolgente, palpabile.

La crescita di Sera è l’aspetto più promettente della Saga delle Regine Nere. La guerra costringe le anime più delicate a subire o cambiare per affrontare i tempi bui e Sera incarna questa necessario passaggio.

Ma tutta questa costruzione emotiva non offusca la guerra che infiamma l’Erondar. E Fabio Babich rende onore alla trama di Vietti.

Armature finemente dettagliate, espressioni realistiche e il necessario dinamismo per rappresentare al meglio l’asprezza della guerra non mancano mai. Le tavole ‘doppie‘ o a tutta pagina svolgono al meglio il loro compito, mozzando il fiato al lettore e sprigionando tutta la forza degli scontri.

La battaglia della vallata è stupenda, ritratta nei momenti più intensi e con un occhio attento ai minimi particolari. Prendete pagina 18 e 19, la costruzione del primo scontro tra i due schieramenti è entusiasmante, carica dei nani da un lato e muro di scudi dall’altra. E nel vivo degli scontri, a farla da padroni sono gli incontrollati duelli tipici di un campo di battaglia, accompagnati da onomatopee che trasmettono al meglio la brutale violenza dello scontro.

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A ben vedere, L’arte della guerra è un ottimo albo per festeggiare i cinque anni di Dragonero, visto che la costina di questo numero segna un bel 60. E tutti coloro che hanno collaborato a questo albo hanno reso onore a questo traguardo facendo, come sempre, il loro lavoro: far del proprio meglio.

Vietti e Babich lo hanno fatto nella storia e nel disegno, ma Luca Barbieri continua ad accoglierci sempre con precisione e cura del dettaglio nelle sue Cronache di Guerra (aiutato in questo numero da un noto cartografo imperiale che realizza una mappa del conflitto), Marina Sanfelice plasma il suo amore per la serie in lettere con cui fumetta le tavole e Giuseppe Matteoni ci accoglie ‘calorosamente‘ con un’altra copertina di alta classe.

E mentre ora ci tocca aspettare il 9 giugno per leggere Oltre le tempeste, dobbiamo anche invidiare i fortunati che allo scorso Napoli ComiCon hanno già messo le mani sull’Atlante di Dragonero, mentre a noi questa possibilità verrà data a partire da luglio. Ma in fondo, maggiore l’attesa, maggiore la soddisfazione, giusto?

Che i Khame ci assistano, per l’Impero!

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