Generazione Goldrake: 40 anni fa nasceva il mito dei robottoni giapponesi in Italia!

Il 4 aprile 1978 è una data storica per la televisione italiana e per il suo ruolo pedagogico che, proprio in quegli anni, svolgeva sulla platea di ragazzini nati tra gli anni ’70 e gli anni ’80.

Alle ore 18:45, su Rete 2 Rai (l’odierna Rai 2) faceva il suo debutto UFO Robot Goldrake (UFO Robo Gurendaizā – Grendizer), quello che sarà il mito dei miti di un’intera generazione, l’inizio di un’epopea, la rivoluzione copernicana dell’animazione giapponese che avrebbe cambiato per sempre il modo di vedere e pensare i “cartoni animatI”.

Da quel momento, infatti, nonostante appena due mesi prima avesse già debuttato Heidi (primo vero successo di pubblico dell’animazione giapponese in Italia), si verificò lo sconvolgimento e la completa ridefinizione dell’archetipo di “cartone animato”, con la parola anime cha traccia un percorso ed un orizzonte completamente nuovo nell’immaginario collettivo (discostandosi nettamente dall’idea Disneyana/americana dei cartoon), costituendo il primo punto di riconoscimento ed incontro di un’intera generazione, quella Generazione Goldrake, espressione coniata da Marco Pellitteri nel 1999 per Mazinga Nostalgia, tanto meravigliosamente descritta nell’omonimo libro di Marco Teti:

Non si può in conclusione non osservare il fatto che bambini ed adolescenti italiani degli anni Ottanta sono investiti da un mutamento al contempo antropologico e cognitivo sollecitato dai prodotti culturali giapponesi, primi fra tutti le serie animate e i videogiochi.

L’annuncio della sempre splendida “fatina” Maria Giovanna Elmi in TV non fu solo storico perché introduceva il primo anime robotico in Italia, ma fu anche lungimirante e di una intelligenza ed umiltà disarmanti che in tantissimi, anche dopo decenni, farebbero bene ad invidiare:

Sono cartoni animati giapponesi, certo che l’avete capito.

Comunque dei cartoni animati giapponesi si sa molto poco e… si inventa anche molto!

Standing ovation!

Soprattutto alla faccia dei tantissimi pseudo-giornalisti, il cui vizio di scrivere senza informasi sopravvissuto fino ai giorni nostri, li portò a scrivere amenità incalcolabili come quella che i cartoni giapponesi venissero fatti “con il computer”!

Goldrake è il simbolo di una generazione

Quello che di straordinario ebbe Goldrake è il fatto che convinse un po’ tutti (esclusi i su citati pennivendoli, i soliti catastrofisti ed alcuni illuminati soloni della cultura italica): giovani ed adulti, nonni e nipoti, ragazzi e ragazze, queste ultime conquistate dal fascino da bello e dannato di Actarus ma soprattutto dal ruolo attivo delle protagoniste femminili dell’anime.

Goldrake, come appunto il suo pilota Actarus (Duke Fleed), era portatore di un messaggio di pace e di speranza nonostante la guerra, la malvagità e la distruzione l’avessero inseguito per la galassia raggiungendolo sulla Terra, dove credeva di aver finalmente trovato la serenità.

Go Nagai, con Goldrake, era finalmente riuscito a dare un’anima e un cuore a quelle tonnellate di metallo (non a caso Actarus/Goldrake sono “accettati” come termini interscambiabili), tant’è che la strofa della celebre sigla composta da Tempera/Bandini/Albertelli, è alquanto evocativa (si tratta di un coincidenza ovviamente, o no?):

Lui respira nell’aria cosmica, è un miracolo di elettronica, ma un cuore umano ha…

Bambini e ragazzini di quegli anni caratterizzati ancora da venti di guerra fredda, venivano catapultati nella storia di un conflitto che andava oltre la contrapposizione di un mondo diviso dalla cortina di ferro, allargando orizzonti e immaginazione verso l’affascinante ma misteriosa incognita dello spazio e dell’Universo, quella nuova frontiera che proprio USA e URSS si erano contesi a colpi di epiche missioni esplorative, ma che stava perdendo sempre più la propria spinta propagandistica.

Dolore, sofferenza, solitudine, distruzione, violenza e ciniche mire di conquista venivano esorcizzati, puntata dopo puntata (nella novità di una narrazione orizzontale fresca e veloce), dalle valorose gesta e dal coraggio di un nobile principe alieno che aveva eletto la Terra a sua nuova casa, anelando una vita semplice e tranquilla nella speranza che l’orrore vissuto in passato non infettasse questo splendido pianeta azzurro.

È in quel momento che la generazione Goldrake, checché se ne dica, fa suoi concetti come amicizia, lealtà, umanità, tolleranza e spirito di sacrificio, senza dimenticare la capacità di sognare e di meravigliarsi sempre, rompendo nettamente con la generazione precedente, con la rabbia e la ribellione del ’68, ma finendo inesorabilmente (nei decenni a venire) per pagare le conseguenze di un’illusione di giustizia, assistendo sconcertata al moderno nichilismo.

Goldrake è stata una vera rivoluzione, un’accettazione non subita ma convinta ed entusiasta di tutto il filone anime giapponese che caratterizzerà un’epoca; un movimento privo di spudorate e feroci spinte commerciali dettate dal mercato, che porterà i robottoni del Sol Levante a conquistare il cuore dei ragazzini degli anni ’80 i quali, ancora oggi, sognano di crescere i propri figli a litri di cibernetica e insalate di matematica, convinti di poter regalare alle future generazioni un po’ di quella melanconica spensieratezza sognante e lungimirante che lo stesso Actarus “predicava”, moderno messia pacifista, seduto sotto un albero mentre suonava la sua chitarra.

Ufo Robot Goldrake, da quel 4 aprile 1978, ha fatto sognare un’intera generazione, la cui colpa maggiore è stata proprio quella di credere incondizionatamente nei propri sogni, gli stessi che, dopo 40 anni, sono più vividi che mai (come dimostra il successo di un “film manifesto” come Ready Player One) e che ritornano a galla semplicemente ascoltando le note di una canzone che è forse l’inno di quella generazione!

Tra le tante celebrazioni dei 40 italiani di Goldrake e dell’approdo delle opere di Go Nagai nel bel paese, è da segnalare l’iniziativa Lame Rotanti, il progetto itinerante che renderà omaggio al celebre artista e all’epopea tricolore dei robottoni!

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