SpaceX: il futuro di Elon Musk dopo Falcon Heavy

Il 6 febbraio 2018 sarà una data che verrà ricordata a lungo. Molti hanno paragonato questa data al 20 luglio 1969, quando Armstrong posò il primo piede umano sulla Luna, ma il lancio del Falcon Heavy, il super razzo di SpaceX, ha segnato un altro importante step nell’avventura umana alla conquista dello spazio.

Siamo onesti, ora possiamo dirlo. Quando l’eccentrico Elon Musk aveva annunciato questo appuntamento, in molti abbiamo avuto un minimo di sospetto. Parliamo di un uomo che per finanziare la sua soluzione al traffico urbano ha inventato il lanciafiamme domestico, un futurista che teme le intelligenze artificiali. Insomma, il buon Elon pare più un Tony Stark che non il nostro navigatore alla conquista del cosmo.

Eppure, l’altra sera Falcon Heavy ha spiccato il suo primo volo, spinto anche dalla curiosità di vedere se veramente Musk avrebbe sacrificato una della sue Tesla come biglietto inaugurale nella conquista di Marte. Lo ha fatto, come ben sapete, sulle note di David Bowie e con una bella citazione alla Guida galattica per autostoppisti, giusto per ricordare che anche lui è un nerd. Ma è anche un miliardario, e l’eccentricità per lui è un marketing sicuro.

SpaceX, quali sono ora i piani dopo il lancio di Falcon Heavy?

Fatto sta che a razzi (e telecamere) spente, possiamo guardare in modo più attento alla celebrazione di ego di Musk e all’impresa di SpaceX, che con Falcon Heavy ha avuto anche qualche intoppo. Nella storia verrà ricordato come il primo caso di un razzo i cui stadi sono rientrati a terra per esser riutilizzati, come uno degli eventi live più visti e rivisti di sempre, ma qualche piccola complicazione SpaceX la ha avuta. Sarebbe anche impensabile che tutto filasse liscio, dopo che lo stesso Musk aveva detto di esser piuttosto in ansia per questo lancio.

Partiamo dai boster. A poco più di due minuti di lancio, i due laterali si staccano dal corpo principale del razzo, hanno fatto la loro rotazione nello spazio con una piroetta che avrebbe deliziato anche Kubrick, e sono tornati alla base, con un bell’atterraggio in verticale. Ma quei due buster avevano già la loro esperienza, visto che avevano precedentemente accompagnato il Falcon 9.

L’inghippo è nato con il terzo booster, il cosiddetto Central Core, incaricato di dare la spinta che avrebbe inserito il carico utile nella giusta orbita. Tesla Roadster compresa. Eravamo talmente in visibilio, che non ci siamo accorti come mancasse la ripresa del suo rientro. Ma si, ci sta che si sia schiantato, penseranno in molti.

 

Effettivamente, il Central Core si è schiantato. SpaceX sta cercando in queste ore di capire cosa non abbia funzionato, di sicuro si sa che il booster ha consumato il carburante in un modo non previsto, esaurendolo in anticipo e impedendo l’accensione dei razzi che avrebbero rallentato il suo rientro. Risultato, un tuffo nell’Atlantico a 300 miglia orarie, a meno di un centinaio di metri dalla piattaforma marina di “Of course I still love you“, una delle due installazioni di SpaceX, assieme a “Just read the instructions“, che dal Pacifico si occupa del rientro degli stadi usati nei lanci partiti dalla base di Vanderberg . Esatto Musk ha anche due basi marine, come un cattivo di James Bond!

Ma anche il secondo stadio ha svolto il suo ruolo non proprio perfettamente. In teoria, avrebbe dovuto riaccendersi per dare un ultimo allineamento dal vettore verso la giusta orbita, ma pare che la spinta impressa al razzo sia stata più forte del previsto. Risultato, ora la Roadster ed il suo passeggero potrebbero andare oltre Marte, raggiungendo la fascia di asteroidi che separa il pianeta rosso da Giove.

Ad onor del vero, si era già messo in preventivo che sarebbe stato complicato centrare l’orbita perfetta, considerando due fattori come l’impossibilità di caricare ulteriore carburante per eventuali correzioni di rotta e che tutta la giostra del lancio di SpaceX era automatizzata. Anche il plus della Tesla Roadster non era così preciso, tanto che non era previsto che la vettura raggiungesse Marte, ma un orbita eliocentrica. L’idea era di farla passare più vicina a Marte, ma ora con questa ulteriore spinta potrebbe avvicinarsi all’orbita del più grande asteroide della fascia, Cerere.

Un errore? Può essere, ma la scienza insegna che dagli sbagli, a volte, si ottengono dei grandi risultati.

spacex 1

Con questo lancio lungo, infatti, SpaceX ha dimostrato che il Falcon Heavy ha la possibilità di lanciare nello spazio oggetti di una certa massa anche oltre Marte, divenendo utile per più della semplice colonizzazione del pianeta. Esistono già aziende private come Planetary Resources o Deep Space Industry che sono interessate a sfruttare il ghiaccio della fascia asteroidale come fonte di acqua, e Falcon Heavy potrebbe quindi tornare loro utile.

Al netto di queste piccole problematiche, va detto che l’operazione di SpaceX ha raggiunto il suo scopo, ovvero mostrare che Falcon Heavy è finalmente pronto per il volo, e che con le sue 63 tonnellate di carico utile è al momento il più potente lanciatore disponibile. Anche l’atterraggio degli stadi non era uno dei punti essenziali dell’operazione, ma il loro comportamento è stato comunque più che soddisfacente. I tecnici stanno già lavorando per capire dove si siano registrate le anomalie  in funzione del prossimo lancio, che probabilmente non avrà luogo prima di qualche mese e questa volta con un carico di maggior spessore, come un satellite, visto che ci sono già richieste.

Naturalmente, un folle come Musk non poteva vedere Falcon Heavy come un traguardo, ma solo un piccolo passo nel lungo cammino di SpaceX. Musk infatti non ha solo in mente la conquista di Marte, ma tiene occupata la sua mente e quella dei suoi ingegneri costantemente.

elon musk

Nella conferenza del giorno seguente, Musk ha già chiarito quali sono le sue idee, non dimenticando che il prossimo progetto è il successore di Falcon Heavy, BFR. L’acronimo dovrebbe stare per Big Falcon Rocket, ma visto come ha battezzato le sue piattaforme marine non escluderei stia per Big Fucking Rocket. Il BFR dovrebbe iniziare nel 2019 i suoi primi test di volo a Brownsville (Texas) presso una nuova base che la NASA sta ultimando. Questo nuovo passo di SpaceX è mirato anche alla possibilità di linee di voli con passeggeri nell’orbita bassa terrestre, nell’arco di tre anni, con l’obiettivo entro dieci anni di voli di linea per Marte.

Ecco come ha commentato Musk il lancio di Falcon Heavy

“Le cose pazze possono essere realtà, mi immagino già tanti Falcon Heavy che partono, atterrano e decollano in continuazione, per svariati voli ogni giorno. Svilupperemo il BFR a Bronwnsville, che ha una gran quantità di terra libera intorno, così se esplode sarà non solo divertente ma anche sicuro. Falcon Heavy è il battistrada per una nuova tipologia di carico utile, è in grado di lanciare giganti oggetti come satelliti fino a Plutone, se non oltre. Può fare di tutto, ma sono convinto che il percorso di SpaceX ora sia lo sviluppo del BFR”

L’entusiasmo di Musk è sicuramente coinvolgente, una spinta che non può che far bene per la corsa allo spazio. Certo, la strada è ancora lunga e non mancheranno gli intoppi, ma SpaceX sembra esser in prima linea.

 

 

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