Extremity: Artista, l’inizio di una saga epica – Recensione

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Oramai ogni mese ci ritroviamo a dover fare i complimenti a saldaPress per l’ingresso in scena di una nuova proposta, l’ennesimo comics americano che la casa editrice nostrana valuta così interessante da offrilo ai suoi lettori. Extremity è l’ultimo arrivato in questa lunga lista di proposte, una selezione che mostra la lungimiranza di saldaPress nel saper selezionare con cura dove attingere per il proprio catalogo. Skybound, Image Comics e Aftershock Comics sono tre realtà americane che stanno sfornando ottimi prodotti, capaci di coprire un’ampia gamma di temi ed ambientazioni, e saldaPress ha scelto di affidarsi a questa loro capacità di interpretare il gusto dei lettori.

Una fiducia che è stata ripagata, in questo caso, da Skybound, che con Extremity ha dato vita ad una serie in cui si mescolano atmosfere fantasy e steampunk, in un delicato equilibrio che esalta una storia insolitamente profonda, con suggestioni che affondano anche nella filosofia religiosa ebraica.

Extremity inizia la sua epica saga con Artista, primo passo in un mondo incredibilmente suggestivo

In un mondo sopravvissuto ad una guerra di cui abbiamo poche informazioni, si è formato una società tribale, simile ad una medio Evo in cui le diverse case cercano di mantenere un certo equilibrio. Daniel Warren Johnson ha costruito un sistema simil-feudale in cui le dinamiche sociali si avvicinano a quelle tribali, con una struttura fluida che avvolge il lettore, puntando in modo particolarmente curato sulla sfera emotiva della protagonista, Thea.

Figlia del capo della casato Roto, Thea ha sulle proprie spalle un peso decisamente gravoso. Sopravvissuta ad un feroce attacco della casata Paznina, la ragazza è stata trasformata dal padre in uno strumento di guerra, la sua arma di vendetta contro coloro che lo hanno privato della propria famiglia. Extremity, principalmente, è una storia perdita e vendetta, raccontata con un taglio emotivo che mette in mostra una costruzione narrativa impressionante.

Ogni personaggio, dai principali ai secondari, è piagato da questo aspetto. Thea ha perso la possibilità di esprimere la propria natura artistica, una predestinazione che era stata conferita seguendo le tradizioni del suo popolo. Questa perdita per la giovane è particolarmente gravosa, perché si accompagna anche alla sensazione di aver perso la propria identità, un dolore che la ha resa un apatico strumento che il padre Jerome ha modellato, rendendola un’arma per la propria ossessione.

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Jerome è il personaggio che in questo primo volume di Extremity mi ha maggiormente impressionato. È quasi shakesperiano nel suo trasformare perdita e obbligo morale di vendetta in un’ossessione, incapace di comprendere come questa spirale possa condurlo solo ad un ulteriore abisso. La sua adamantina volontà lo rende insensibile al destino dei figli, tutto è finalizzato all’eliminazione degli odiati Pazmina, responsabili di aver decimato il suo casato. Nella furia, Jerome perde di vista il suo compito di genitore, in modo anomalo trasforma il suo ruolo di protettore di Thea e Rollo in quello di istigatore di odio, tutta la loro vita viene plasmata in modo da renderli dei letali assassini. Se Thea si sforza di compiacere il padre, Rollo non riesce a mostrare la sadica violenza che Jerome vorrebbe, divenendo il bersaglio dello sdegno paterno.

Rollo è la coscienza dei Roto, l’ultimo esile filo di speranza di un clan ormai destinato al massacro. Il suo animo gentile è visto come una debolezza, ma è lui a rendersi capace degli atti più eroici del volume, la difesa di un ideale e della propria integrità, battaglie non di sangue e armi ma di sguardi e parole.

Non è facile riuscire ad inserire questi due diversi piani di guerra, fisica e emotiva. In tutto l’albo si respira l’aria grave di uno scontro campale che pian piano prende forma, una battaglia definitiva in cui il senso di ineluttabile tragedia è scontato. Johnson gioca abilmente sulla creazione di questa tensione narrativa, spingendo molto sul contesto famigliare e arricchendolo con un’aura religiosa che coglie il lettore all’improvviso.

Se da un lato pare ovvia la creazione di una società fondata, almeno sulla carta, su una rigida forma di onore, non sfugge all’occhio più attento una certa attinenza alla religione ebraica, specialmente nella terminologia. Abba, il titolo con cui viene chiamato spesso Jerome, significa ‘padre‘ e non a caso Thea è ‘Amata da Dio‘, forse un riferimento a come sia la prescelta dei due figli di Jerome. Sicuramente all’interno di Extremity ci saranno dei risvolti narrativi che terranno conto di questa sua impostazione, soprattutto considerando come l’ingresso di un personaggio come Shiloh. Simbolo di un’epoca passata e portatore di morte, il suo nome significa ‘Messia‘, e, nonostante le sue azioni non certo pacifiche, questa sua concezione di salvatore potrebbe avere una differente chiave di lettura nella serie.

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Johnson con questo primo volume è riuscito a dare vita in modo incredibile ad ambientazione e personaggi, sviluppandoli in modo coeso e intrecciando un forte senso di appartenenza l’uno all’altro. Thea, Rollo e Jerome sono anime che hanno dovuto accettare l’impatto del proprio ambiente sulla loro vita, qualcuno rinunciando alla propria indole, come Thea, o scegliendo di far propria la dura legge del mondo, divenendone fautore e, un certo senso, profeta.

Extremity può raggiungere questa incredibile profondità perché Johnson si occupa anche dei disegni. Questo completo controllo della narrazione consente all’autore di trasmettere al lettore tutta la propria emotività, esaltando scene di battaglia cariche di violenza e rabbia, o conferire una delicatezza commovente nei momenti di intimità tra Jerome e Thea. Johnson crea un racconto che si espande su ogni elemento narrativo con precisione, una prova autoriale che viene esaltata dalla colorazione di Mike Perkins.

Artista, il primo volume di Extremity, è una chiara dichiarazione di intenti di Johnson. Non è un semplice inizio di una saga, è una promessa al lettore di portarlo in un mondo unico, violento e spietato, in cui anime perse cercheranno di ritrovare la propria rotta, tra sangue e rabbia, prima che la vendetta bruci il loro mondo. Extremity inizia presentando la perdita e la rassegnazione, ma nel finale così aperto sembra invogliarci a sperare, a credere che dalla disperazione si possa trarre la forza interiore per ribellarsi ad una vita che non si sente propria.

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saldaPress con quest’opera di Johnson ha scelto di puntare su una storia particolarmente complessa ed emotiva, scegliendo di presentare una lettura che possa stimolare i lettori con temi forti e scene particolarmente brutali, ma con la consapevolezza che siamo di fronte all’inizio di una magnifica saga epica.

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