Black Mirror 4×03: Crocodile – Recensione

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Parlando di Black Mirror, viene detto spesso che gli episodi sono slegati fra loro, rendendo possibile trattare ogni puntata come un film a se stante. Ci sono però alcuni temi ricorrenti all’interno del serial, che vengono affrontati in modo differente, ma che creano come una sorta di serie nella serie.

Uno di questi argomenti è la tematica della memoria. All’interno di Black Mirror è già stato trattato, ma nella quarta stagione, appena rilasciata su Netflix, questo spunto narrativo ha dato vita al terzo episodio, Crocodile. Questa premessa serve ad indicare che, anche se un tema è già stato affrontato, non vuol dire che non possa dare la possibilità a Brooker di darci una nuova visione. In questo caso, declinato sul thriller.

Black Mirror diventa un thriller con Crocodile, dove la memoria diventa un incubo

Protagonista di Crocodile è una donna di successo, Mia Nolan (Andrea Riseborough), professionista affermata e madre di una famiglia che nasconde però un segreto legato al suo passato. Durante il ritorno da una serata sfrenata, la giovane e il suo ragazzo investono un uomo. Spaventati e su pressione dell’uomo, i due occultano il cadavere, cancellando il loro crimine. In breve si separano e le loro vite continuano in direzioni diverse. La situazione precipita quando alla porta di una ormai affermata professionista bussa il suo ex ragazzo, intenzionato a rivelare dopo anni la verità, per dare alla famiglia della vittima finalmente loro pace. Ovviamente, per la donna questo significherebbe perdere tutto, un rischio che la porta a eliminare la minaccia alla sua vita, in modo definitivo.

Alla base di Crocodile, subentra una tecnologica che consente di condividere i ricordi, un’apparecchiatura molto usata in diversi ambiti, tra cui le indagini assicurative. Involontaria testimone di un incidente, la donna è costretta a sottoporsi a questa tecnica per mostrare la sua visione dell’incidente, ma sullo schermo compare anche altro.

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All’interno di questo episodio di Black Mirror si perde qualunque elemento leggero, tutto è mirato a costruire un filo conduttore di tensione e dramma che ci accompagna per tutto Crocodile. La bellezza di questo episodio è il saper presentare quelle che sembrano due storie apparentemente slegate, quasi confondendo lo spettatore, salvo poi ricollegare in modo repentino le due linee narrative, con una rapidità che ha tutto il sapore dell’imprevedibilità della vita. Certo, gli spettatori più scafati sicuramente si aspettano questo convergere, visto le tematiche coinvolte e il tono da thriller, ma il dipanarsi della trama è comunque ben studiato, con un’accelerazione degli eventi verso il finale che esprime la difficoltà e l’ansia della protagonista.

Contrariamente a The entire history of you, episodio della seconda stagione di Black Mirror, la memoria in Crocodile è un elemento imperfetto, soggettivo, macchiato dalle nostre percezioni. Anche il dover stimolare con influenze esterne che attivino il ricordo desiderato (sonore o olfattive) è un segnale di come la nostra memoria sia legata a particolari fattori, che possono funzionare da attivatori per risvegliare una nostra personale visione degli eventi.

Andando oltre, si potrebbe ravvisare in Crocodile un inquietante interrogativo: a cosa rinunceremmo del nostro intimo, in favore della tecnologia? La tecnologia della raccolta dei ricordi è uno strumento invasivo e viola la privacy, una violazione di legge, visto che nell’episodio viene evidenziato più volte come rifiutarsi sia un reato. Ed ecco quindi il timore e la vergogna del dentista , testimone dell’incidente, che nasconde un’imbarazzante abitudine. Oppure Mia, costretta da questa violazione del suo privato, a lasciarsi trascinare in una spirale di morte che ne annulla sempre più l’anima. In questo, Crocodile rispetta in piena il cuore di Black Mirror, il mostrare un’umanità futura impotente ed in balia di una tecnologia sempre più invadente e invasiva, apparentemente innocua e utile, ma alla fine causa di una rovina, opprimente e ossessiva.

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Particolarmente d’effetto il finale, che arriva dopo una scena violenta e molto dura, visto le vittime coinvolte. Azzeccato il coro natalizio, il cui testo impatta pesantemente sull’animo ormai distrutto dalla disperazione e dall’ansia della protagonista, ma è il plot twist ironico e spietato che colpisce, mostrandoci l’unico testimone a cui nessuno avrebbe mai pensato, e che era stato presentato come un elemento minore nella prima parte dell’episodio.

Crocodile può creare questo coinvolgimento grazie a una regia particolarmente precisa, in grado di sfruttare al meglio le scenografie islandesi. John Hillcoat sa come lasciarci assistere anche agli attimi più crudeli senza mostrare l’atto in sé, ma il movimento necessario o la conseguenza sul volto dei personaggi. Una fotografia fredda aiuta a trasmetterci un senso di ansia, contrastate dalle ambientazioni in cui subentro elementi dai colori caldi quando si tratta di mostrare gli snodi violenti di questo Thriller.

Black Mirror con questo episodio utilizza come sempre l’elemento tecnologico, e come da tradizione lo inserisce in un contesto futuro così vicino da renderci facile accettare questa tecnologia come reale, funzionale. Crocodile, dei primi tre episodi (U.S.S. Callister e Arkangel), è sicuramente il migliore, un thriller dal leggero sapore fantascientifico che coniuga al meglio tutti gli elementi narrativi a disposizione. Si tratta ancora una volta di una piccola inflessione nello stile e ritmo di quello che è stato il DNA di Black Mirror che lo ha reso un serial cult nelle prime due stagioni.

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