Nathan Never: Oltre le linee nemiche – Recensione

nathan never cover

Per questo Natale il nostro Nathan Never ha deciso di premiarci, non ci sono dubbi. Non pago della sua solita presenza mensile, l’Agente Speciale Alfa ha deciso di fare una tripletta di tutto rispetto, aggiungendo all’albo regolare, Oltre le linee nemiche, anche il suo speciale numero 28, Assassini senza volto, ed il volume da collezione che ripresenta il mitico primo gigante, Doppio Futuro.

Sicuramente d’effetto la storia che Mirko Perniola ha pensato per Oltre le linee nemiche. Latitante da qualche tempo dalla vita del nostro Nathan, Perniola ha scelto di fare il suo rientro nella serie con una narrazione che fin dalle prime battute punta a sconvolgere il lettore.

Nathan Never alle prese con un’insolita missione, in risposta ad una misteriosa richiesta di soccorso

Punto di forza di questo albo di Nathan Never sono le didascalie, che diventano, nelle mani di Perniola, un espediente narrativo narrativo ottimamente utilizzato. È proprio una didascalia ad accoglierci nella prima tavola, instaurando un discorso tra uno dei personaggi e il lettore che attira quest’ultimo in una sorta di legame emotivo con quest’uomo.

nathan never copertina

Nelle parole di Rainjsh Glover si legge, infatti, la consapevolezza di un uomo che si sente arrivato alla fine. Potrebbe sembrare un elemento ormai abbastanza comune questa tentata empatia tra personaggio e lettore, ma nel caso di Oltre le linee nemiche viene impreziosita da un enigmatico dialogo tra Glover e Nathan, prima che il nostro eroe… gli spari in testa!

Tranquilli, non è uno spoiler, si tratta anzi del primo passo di questo albo, che Perniola sceglie di raccontare in flashback, ricostruendo una complicata indagine per Nathan e Legs nata da una misteriosa richiesta di soccorso in cui un ex militare della Fanteria dello Spazio, Glover appunto,  chiede l’aiuto di Nathan Never, unica persona di cui sente di potersi fidare per esser salvato. Il tema del soldato solitario che agisce in pieno territorio nemico, solo contro tutti, è sempre molto suggestivo, specialmente quando si complica la vita dell’eroico militare. Come da copione, alla cattura segue sempre la speranza di esser salvati, ma spesso bisogna far prima sapere ai ‘nostri‘ dove siamo. Se aveste una sola possibilità, non avvisereste la persona di cui più fidate al mondo? Per Glover questa persona è Nathan Never!

Peccato che Nathan non abbia idea di chi sia quest’uomo. La caccia all’uomo, vera e propria corsa contro il tempo, viene scandita con un’accattivante alternanza tra il punto di vista del prigioniero (il citato Glover) e quello di Nathan e Legs. Perniola riesce a strutturare in modo convincente questo crescendo emotivo, specialmente per quanto riguarda Glover. Il suo monologo interiore, racchiuso nelle didascalie, è sempre più suggestivo, dipinge un uomo consapevole della propria situazione,ma comunque in bilico tra rassegnazione e speranza, ostinazione a sopravvivere e arrendevolezza.

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Decisamente accattivante il colpo di scena che dona un senso a tutta la storia, non proprio perfetto ma comunque dotato di una propria concretezza. Personalmente, mi è sembrato abbastanza realistico, sempre rimanendo all’interno del canone di Nathan Never, lasciandomi solo una piccola perplessità sul tempismo del ricongiungimento delle due diverse linee temporali, quella iniziale e quella ‘principale‘ della storia. La drammaticità del momento e la costruzione della storia fino a quell’istante, però, sono più che sufficienti per limitare questa sensazione, facendomi gustare appieno la conclusione della storia, che ha un tocco emotivo suggestivo, enfatizzato dall’ultimo pensiero racchiusa nella solita didascalia. Perniola sceglie in modo intelligente come dare a tutta la vicenda l’aura di missione personale, mantenendo l’Alfa teoricamente all’oscuro dell’avventura di Nathan e Legs. Questa scelta viene proposta al lettore seguendo una logica, che non priva in alcun momento Oltre le linee nemiche di una sua solidità narrativa.

Il ritorno di Perniola su Nathan Never, quindi, è stato per me positivo. Complice anche il buon lavoro ai disegni di Andrea Cascioli. Sempre sicuro nel ritrarre Nathan e i diversi personaggi, Cascioli riesce a suggestionare il lettore, dando un tono teso alla scene più complesse (come il confronto all’interno della sede della Eyes Security) o dinamiche. Il suo meglio, a mio avviso, è nelle parti dedicate alla prigionia di Glover, in cui gli aspetti più ‘fort’ della situazioni sono trasmessi con un taglio delle inquadrature azzeccato, che consente di enfatizzare il momento senza scendere nel macabro dettaglio. Accade, lo vediamo attraverso la postura dei corpi o un dettaglio, ma non viene sfruttato il becero meccanismo del mostrare ad ogni costo.

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Sergio Giardo firma come da tradizione la copertina, mostrandoci da un’altra angolazione uno dei momenti più action della storia. Sempre preciso nel tratto, il nostro Sergio delude. Ma devo confessare che, proprio grazie ad un post sulla sua pagina Facebook, Oltre le linee nemiche secondo me ha una bella copertina, ma degli altri prototipi realizzati come bozze da Sergio avrebbero meritato maggiormente di venire pubblicati (personalmente, avrei scelto la terza!).

Dopo aver scoperto la triste e malinconica storia di Rainjsh Glover, possiamo dedicarci allo speciale del nostro Nathan Never (scritto nientemeno che da Bepi Vigna!), prima di metterci in attesa del 18 gennaio per leggere Black Out!

...e questo?
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